Al via a Noto l’eudy Children Camp 2010. L’Europa arriva in provincia di Siracusa dove i segni diventano lingua universale

Al via a Noto l'eudy Children Camp 2010

Si è tenuta a Noto, presso il Palace Hotel Helios, la cerimonia di apertura dell’Eudy Children Camp 2010, importante iniziativa a livello europeo organizzata dal Comitato Giovani Sordi Italiani, sezione giovanile dell’Ente Nazionale Sordi. I paesi europei rappresentati dai bambini e dai loro leaders sono complessivamente 16.

Durante la cerimonia, i membri del CGSI Italia, in Lingua dei Segni Italiana, hanno spiegato l’importanza che ha per loro e per i bambini un’esperienza di questo genere. “E’ un grande successo per noi – ha detto il Presidente Nazionale del CGSI Italia, Angelo Raffaele Cagnazzo – essere riusciti a organizzare questa iniziativa e coinvolgere anche 10 bambini provenienti dai paesi dell’Est. Abbiamo fatto tantissimi sforzi organizzativi e ringraziamo tutti gli enti, pubblici e privati e le attività commerciali che ci hanno sostenuto e hanno collaborato con noi per la buona riuscita di questa iniziativa”.

Erano presenti alla manifestazione d’apertura anche i rappresentanti dell’Unione euopea della gioventù sorda, che si sono complimentati con gli organizzatori. Sono intervenuti, il Presidente del Consiglio Provinciale, Dott. Michele Mangiafico, il Consigliere Nazionale ENS, Giuseppe Petrucci, il Presidente della Sezione Provinciale ENS di Siracusa, Sig. Salvatore Risuglia, oltre ai membri del CGSI Italia, del Comitato Organizzatore e dell’EUDY.

“E’ iniziata a Noto – ha detto Michele Mangiafico – un’esperienza straordinaria per tutti questi bambini di cui la Provincia Regionale di Siracusa, che ha sostenuto l’iniziativa è orgogliosa per avere dimostrato che il nostro territorio può essere meta privilegiata di un turismo legato al mondo della solidarietà e dei diritti di tutti, crocevia dove si incontrano persone provenienti da tutto il mondo sotto il comune linguaggio internazionale dei segni, un mezzo di comunicazione gestuale che supera le barriere linguistiche dei singoli paesi, qualcosa che comunemente non riusciremmo ad immaginare”.


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