Augusta, a 13 anni vittima dell’orco. La storia di Daniela: “denunciate, anche quando il mondo è contro di voi”

Un abuso, che risale al 2008 e che ha portato alla condanna in primo grado a 6 anni, ridotta in appello a 4 per il cognato, con la perdita della patria potestà per la durata della pena e l'interdizione dai pubblici uffici

pedofilia

“Denunciate, anche quando si hanno contro le forze dell’ordine, quando è il mondo contro di voi. Abbiate la forza di non arrendervi, denunciate. Anche se le forze dell’ordine vi diranno di non farlo solo perché é un procedimento lungo e stressante. Lo é, ma chi sbaglia deve pagare. Se vedete che ci saranno delle difficoltà per fare una denuncia andate direttamente in tribunale”. Ne è convinta Daniela, usiamo un nome di fantasia, che lo dice senza avere alcun dubbio, con una fermezza, che va oltre i suoi 25 anni, dopo l’episodio più devastante che una ragazza o una donna può subire. Essere abusata da un uomo. Un orrore già di per sé, che diventa un macigno ancora più pesante se chi si trova a subire ha appena 13 anni e l’orco è un “parente” se pure acquisito.

Oggi, dopo che anche il tribunale della Corte di Appello di Catania ha condannato alcuni giorni fa in secondo grado l’“orco”, come lo chiama Daniela e che all’epoca era ultraquarantenne, se pure ha ridotto a 4 anni la precedente condanna di 6 dal Tribunale di Siracusa, rimane sempre la voglia di avere giustizia. E anche un po’ più di vicinanza e solidarietà, quella stessa solidarietà che Daniela e la sua famiglia non hanno sentito attorno a sé dopo quell’orribile vicenda, che risale ormai ad undici anni fa. Quando una mattina dell’estate del 2008, libera dalla scuola, la tredicenne era ospite a casa della sorella, che lavorava per prendersi cura del nipotino di due anni. E che all’improvviso si è vista balzare nel suo letto il cognato. Il piccolino, nel frattempo, si sveglia e si mette a piangere dandole la forza di divincolarsi e scappare.

All’inizio Daniela non dice niente a nessuno, quasi prova vergogna per qualcosa di cui non ha colpa, poi dopo mesi si confida con gli insegnanti, che fanno scattare le indagini, che vanno avanti tra mille difficoltà, tra perizie e audizioni con psicologi che non finiscono mai. “Non è stato facile denunciare, c’era chi tra le forze dell’ordine ci scoraggiava e voleva mettere tutto a tacere, chi non mi credeva, chi mi diceva che sarei dovuta andare via. Poi un carabiniere e una neuropsichiatra infantile di Siracusa hanno preso a cuore la mia vicenda– racconta Daniela che vive a Brucoli con la sua famiglia – L’ho fatto soprattutto per mio nipote, più che per me stessa, perché avevo il dubbio su cosa avrebbe potuto fargli. Ho lottato tantissimo per questa battaglia, ma ho avuto un’altra vittoria con la condanna in secondo grado, anche se due anni in meno sono tanti”

“All’inizio gli assistenti sociali ci hanno fatto andare via da Brucoli e abbiamo dovuto spostarci, noi, a Siracusa per un anno, per colpa sua. – ricorda la mamma- Abbiamo dovuto sostenere le spese per affittarci una casa e ho dovuto allontanare mia figlia dalla scuole che frequentava, mentre l’orco che aveva perso la patria potestà, in primo e secondo grado, e ha avuto il divieto di frequentare luoghi in presenza di minori, me lo sono ritrovata in piazza che dava i panettoni ai bambini. La cosa che ci ha fatto più male è stata l’omertà del paese e il silenzio di tanti. Le persone non ne parlano più di tanto, come se fosse normale quello che è successo a mia figlia, c’è anche chi difende lui e noi quasi quasi veniamo prese per delle bugiarde. Ma, invece, è stato un dramma per mia figlia che l’ha subito e per tutta la nostra famiglia. E la condanna non è stata una vittoria solo nostra, ma di tutte le donne. noi parliamo per noi ma anche per tutte le donne che subiscono e stanno in silenzio. Vorrei un po’ più di vicinanza dalle istituzioni che sono state assenti in tutti questi anni”.

Lunghissimi anni con il processo di primo grado durato quasi sette anni, quello di secondo altri cinque con nel mezzo tutta una serie di perizie tecniche, da quelle del tribunale di Siracusa a quello dei minori di Catania, con tutte le udienze nei sette anni al tribunale di Siracusa seguite da Anna e dalla sua famiglia che l’ha sempre sostenuta e mai dall’ “orco”. Adesso Daniela ha 25 anni, lavora, ogni tanto partecipa agli incontri sulla violenza contro le donne, ma fuori da Augusta e piano piano, anche con l’aiuto degli psicologo, sta cercando di superare questo grande trauma. E guarda avanti. “Mia figlia deve ottenere giustizia – ha concluso la mamma – perché è l’unica cosa che conta anche se sei anni erano pochi e non ci voleva questo sconto della pena. Speriamo che se si andrà in Cassazione la pena sarà raddoppiata”.


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