Augusta, latte contaminato: abbattuti i 24 bovini infetti. Inutile l’impegno delle associazioni contro l’ordinanza

"Tale misura risulta essere abnorme e incongrua per la problematica emersa, considerato anche che tra i capi di bestiame figurano vitelli non finalizzati alla produzione di latte e che una delle vacche risulta essere gravida" scrivono dalle associazioni

mucche

Sono stati abbattuti mercoledì 19 aprile i 24 bovini nel cui latte, in base alle analisi del servizio veterinario asp, è risultata alta la concentrazione di diossine e policlorobifenili.

L’ordinanza firmata dal sindaco di Augusta Cettina Di Pietro lo scorso 7 aprile, è stata eseguita pochi giorni fa vanificando, quindi, l’impegno mostrato da alcune associazioni alle quali si è affiancato anche don Palmiro Prisutto, per revocare l’ordinanza

Con una lettera e dopo durante un incontro, infatti, ENPA onlus,  Legambiente Augusta, Decontaminazione Sicilia, Randamici Augusta, Comitato Stop Veleni e Don Prisutto hanno esposto al sindaco le ragioni per cui era necessario fermare, almeno per il momento, l’abbattimento.

Occorre verificare l’attuale livello di diossina e PCB nei bovini dell’allevamento, stante il fatto che sono trascorsi tre anni dalle analisi condotte dall’Autorità sanitaria veterinaria dell’ASP di Siracusa – si legge nella lettera indirizzata al sindaco e all’assessore all’Ambiente del Comune di Augusta, Danilo Pulvirenti – . Tale misura risulta essere abnorme e incongrua per la problematica emersa, considerato anche che tra i capi di bestiame figurano vitelli non finalizzati alla produzione di latte e che una delle vacche risulta essere gravida. Inoltre l’abbattimento dei capi di bestiame non affetti da malattie infettive trasmissibili non è obbligatorio né rappresenta il rimedio principe in tal caso. Si possono eventualmente trovare soluzioni alternative che non pregiudichino la vita degli animali e, in tal senso, ci impegnano a collaborare con l’amministrazione comunale al fine di collocare in un’area idonea di stallo i 24 capi di bestiame. Appare indispensabile, infine, procedere alla ricerca delle reali fonti di contaminazione: ambientali, alimentari”.


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