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Augusta su Report: l’inchiesta di Rai3 sul centro di stoccaggio del gasolio di contrabbando

È andata in onda ieri sera, ricostruisce la vicenda del petrolio proveniente da Tripoli e finito nei depositi dell’azienda via Lavaggi

Passava dal porto di Augusta e dal deposito della Maxcom il gasolio di contrabbando proveniente dalla raffineria di Zawyia, a 40 km ovest da Tripoli, in Libia e poi rivenduto in Italia anche alla Marina militare, che lo avrebbe acquistato ignorando la provenienza illecita. E ancora ad Api, Tamoil, Q8. Parte da questa accusa contestata dalla Guardia di finanza e Procura di Catania già l’anno scorso a 9 persone nell’ambito dell’operazione “Dirty oil” l’inchiesta giornalistica “Nero come il petrolio”, realizzata dal giornalista Giorgio Mottola di Report e andata in onda ieri sera, su Rai tre, in cui si ricostruisce e approfondisce la vicenda che sarebbe collegata anche all’omicidio di Daphne Caruana Galizia, la giornalista maltese fatta saltare in aria con la sua auto che stava indagando proprio su questo traffico di carburante che passava anche da Malta.

Un traffico che avrebbe avuto come protagonisti una “banda” capitanata dal libico Fahmi Mousa Saleem Ben Khalifa, alias “il Malem”, fuggito dal carcere nel 2011 con la caduta del regime di Gheddafi dove stava scontando una condanna a 15 anni per traffico di droga, il catanese Nicola Orazio Romeo, ritenuto vicino alla famiglia mafiosa dei Santapaola-Ercolano, i cittadini maltesi Darren e Gordon Debono e il il libico, originario di Zuwara, Tareq Dardan.

L’inchiesta giornalistica riporta le intercettazioni ambientali della Finanza che riprendono Darren Debono e Romeo che, insieme all’amministratore delegato della Maxcom bunker, Marco Porta pranzano in un ristorante di Brucoli. Il gasolio, infatti, secondo l’accusa, dopo essere stato trafugato in Libia, sarebbe stato miscelato nel deposito della Maxcom di Augusta, considerato il principale scalo di attracco. Qui, tra il 2015 e il 2017, sarebbero arrivate centinaia di migliaia di tonnellate di gasolio di contrabbando che successivamente sarebbero state immesse nel mercato italiano ed europeo (Francia e Spagna in particolare) a un prezzo simile a quello dei prodotti ufficiali anche se di qualità piuttosto inferiore.

Nell’inchiesta di Report il giornalista incontra sotto casa anche l’augustano Antonio Baffo, responsabile del deposito megarese, rimasto coinvolto nell’inchiesta della Procura e Guardia di finanza etnea che non ha voluto parlare dicendosi “estraneo alla vicenda e certo di dimostrare la sua estraneitàe cita anche l’intercettazione telefonica della siracusana Rosanna La Duca, consulente esterna ella Maxcom che al telefono con Porta sembrerebbe conoscere la pericolosità di Romeo sostenendo che è della “mala, quella giusta, quella che non lo tocca nessuno”.

Nell’inchiesta appare anche  il traghetto Aelos Kenteris, che si trova adesso in  secca  nel “cimitero delle navi”  e che per un paio di anni è stato attraccato al porto commerciale sotto sequestro. Inizialmente si disse che sarebbe servito a ripristinare la linea traghetti Augusta-Malta e il giornalista lo identifica come  “un relitto appartenente a Gordon Delbono, l’altro maltese del cartello del contrabbando”.

Un contrabbando di gasolio che secondo le Nazioni Unite esiste “sia dentro che fuori dalla Libia, che conduce al mercato nero e fornisce una fonte significativa di introiti per i gruppi armati locali e le reti criminali”  e  nonostante “il Mediterraneo sia il mare più militarizzato del mondo” con 30 navi in totale di tutta Europa, coinvolte in varie operazioni militari “e poi la nave dei cugini Delbono passa sotto il naso”, – come ha spiegato  in studio il giornalista-conduttore Sigfrido Ranucci mentre nell’ultimo recente conferenza sulla Libia, a Palermo “si è parlato solo di migranti e il contrasto al petrolio di contrabbando  non era neanche in agenda”.

Sulla vicenda del “petrolio sporco” a luglio di quest’anno la parlamentare nazionale del Pd Lia Quartapelle ha presentato un’interrogazione al ministro degli Affari esteri e della cooperazione per sapere “quali iniziative politiche e diplomatiche, sia in sede bilaterali che europea, intenda assumere il ministro interrogato per richiedere alle autorità maltesi di fare piena luce sulla vicenda in questione e ottenere maggiori garanzie sulla provenienza del petrolio che Malta esporta”.

(Qui la puntata)


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