Augusta, Un antico dipinto torna alla Curia grazie alla Marina Militare e alla Soprintendenza ai Beni Culturali

L’opera dall’elevato valore artistico e storico, sarà restituita alla Curia Vescovile e verrà posizionata all’interno della chiesa di San Sebastiano

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Il prossimo 20 febbraio alle 11 nella sala conferenze del Comando Marittimo Sicilia di Augusta, sarà presentato il dipinto di autore ignoto del XVIII secolo raffigurante la Crocifissione di Cristo, ritornato all’antico splendore dopo cinque mesi di restauro ed attualmente custodito nei locali di Marisicilia in seguito al terremoto del 1990.

L’opera dall’elevato valore artistico e storico, sarà restituita alla Curia Vescovile e verrà posizionata all’interno della chiesa di San Sebastiano di Augusta.

L’intervento di recupero del dipinto rappresenta un risultato ottenuto grazie alla collaborazione tra la Marina Militare e la Regione Sicilia che, attraverso l’assessorato regionale dei Beni Culturali, ha provveduto al finanziamento dell’attività unitamente al Dipartimento di Scienze Diagnostiche, Biologiche e Farmaceutiche dell’Università di Palermo per le indagini diagnostiche preliminari indispensabili a comprendere le tecniche pittoriche ed i materiali utilizzati al tempo della realizzazione del dipinto.

L’attività, che vede la presenza del Comandante Marittimo Sicilia Contrammiraglio Nicola de Felice, l’Arcivescovo Metropolita di Siracusa Monsignor Salvatore Pappalardo, la Soprintendente ai beni culturali di Siracusa Dott.ssa Rosalba Panvini, nonché le autorità cittadine e quelle della provincia di Siracusa, è un’ulteriore concreto risultato della vicinanza e dell’attenzione che la Forza Armata pone verso tematiche di interesse sociale e culturale di Augusta.

Il dipinto, impaginato secondo la più convenzionale retorica ed un classicismo di maniera incline ai correnti canoni della pittura religiosa dell’epoca, si presenta organizzato intorno all’effige centrale del Cristo in croce, reso con dirompente carica espressiva che enfatizza e dilata il tema della sofferenza che ne martirizza il corpo. E’ rappresentato nel momento drammatico del trapasso, nella regalità e dignità del sacrificio: l’incarnato è livido, gli occhi chiusi, la testa reclinata sull’omero destro, secondo una versione iconografica risalente al Rinascimento, fedele al passo evangelico di Giovanni (19, 30 “E chinato il capo, spirò”).

Il velo bianco, allacciato sul fianco, scende con secche pieghe a coprire il bacino, lievemente ruotato da sinistra verso destra, lasciando leggere tutta la tensione e contrazione muscolare delle gambe, minutamente descritte con resa nervosa nei muscoli e nei tendini, contratte  ad arco in uno spasmo di  dolore. A sinistra della croce, in piedi, è Maria Vergine, Madre di Cristo e simbolo dell’Ecclesia, in veste rosa e manto azzurro con il volto giovane e l’espressione tesa, mentre volge al Figlio lo sguardo assorto, stringendo nella mano destra un fazzoletto bianco, in un tradizionale gesto di turbamento. La Maddalena, a destra, riccamente vestita e con una chioma fluente, è inginocchiata, in preghiera, ai piedi del Cristo, con volto contrito e adorante. In secondo piano, in posizione eretta, l’apostolo ed Evangelista Giovanni, chiuso in un ampio paludamento e con le braccia incrociate sul petto, fissa il Crocifisso con volto atteggiato a cupo sgomento. All’orizzonte si distende il profilo di un paesaggio urbano su cui incombono plumbei e tumidi nembi.

Il dipinto, inedito, proviene dalla chiesa di San Sebastiano di Augusta da cui fu rimosso, dopo il terremoto del 1990, per ragioni di sicurezza per essere custodito da Marisicilia. Stilisticamente è prossimo ad una serie di dipinti di identico soggetto presenti in diverse chiese di Augusta, come santa Maria delle Grazie, san Domenico, chiesa Madre di Maria SS.ma Assunta, e san Francesco di Paola con cui condivide un patetismo insistito e un sentimentalismo languido che lo riporta in pieno nel campo della pittura accademica di devozione e lo riconduce, verosimilmente, ad un unico autore caratterizzato da alcune cifre espressive e fisionomiche in dichiarata consonanza con un classicismo trevisanesco di matrice marattesca, assai diffuso in ambito locale, attraverso i modi di Ludovico Svirech, e del Sozzi.

Particolarmente stringenti si rivelano le affinità tipologiche e stilistiche con la Crocifissione della chiesa di san Francesco di Paola ad Augusta, nella cappella del Buon Pastore, in cui ritroviamo la stessa esecuzione scolastica, avvenuta con tutta probabilità contemporaneamente, sebbene la fattura qui sia più rifinita nei profili delle figure e la pennellata più corposa. Databile intorno alla fine del XVIII secolo, il dipinto non risulta documentato dalle fonti antiche e si presenta ottuso da uno spesso strato di ridipintura con cui si è voluto ritagliare la figura del Cristo circoscrivendola entro la sagoma di una croce, sulla quale, in epoca imprecisata, è probabile che ne sia stata collocata una lignea, come lascerebbe supporre la presenza di fori all’estremità dei quattro bracci della sottostante croce dipinta.


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