Avola, aggressione in classe. Il prof: “Non torno più a scuola”. La madre: “Ho esagerato, ma ha tirato un libro a mio figlio”

Salvatore Busà, 60 anni, l’insegnante della Vittorini aggredito: “Non ritornerò a scuola, questo episodio mi ha segnato”. La madre, protagonista dell'aggressione: "Ho sbagliato ma il professore ha tirato un libro a mio figlio"

scuolaavola_madre_presidevice

Da un lato l’aggredito, dall’altro gli aggressori. Nel mezzo un alunno di 12 anni, forse la vera vittima di questo corto circuito della società.

Non so se ritornerò a scuola, questo episodio mi ha segnato”. È Salvatore Busà, 60 anni, l’insegnante della Vittorini aggredito dai genitori di un alunno per un rimproverò dalle “maniere forti” a parlare un pò rassegnato un pò ancora confuso e sotto-shock per il triste episodio che ha visto protagonista ma anche per il clamore mediatico che si sta scatenando attorno alla vicenda.

Il professore ha lanciato un libro a mio figlio – dice Lina, la mamma del 12enne – Ho sbagliato aggredendo il professore, ma è stata una reazione istintiva. Sono pentita del gesto ma anche il professore dovrebbe pentirsi di ciò che ha fatto. I bambini si rimproverano in tanti modi ma non con le mani. Sono andata al pronto soccorso perché a mio figlio il libro gli è arrivato in pancia e avuto dei dolori”.

É un botta e risposta a distanza. “Un rimprovero rimane un rimprovero, più o meno con toni duri o normali – dice il prof – Il libro l’ho lanciato sul banco, non al ragazzino. Comunque non mi aspettavo che qualcuno venisse a picchiarmi. Se la signora o la famiglia avesse voluto contestare il mio gesto si sarebbe potuta rivolgere alle forze dell’ordine o a un avvocato, intraprendendo le cose sul piano della legalità. Avrebbe potuto avanzare delle accuse e io mi sarei difeso, ma non così, non picchiandomi”.

Il fatto. Secondo una ricostruzione fornita da entrambi le parti in maniera piuttosto simile – tranne per l’episodio decisivo del lancio del libro – i compagni di scuola avevano chiesto al ragazzo di aprire una finestra della classe. Entrando in aula, il professore gli avrebbe intimato di chiudere la finestra minacciandolo, altrimenti, di tirargli un libro contro. Alla provocazione dell’alunno, il docente decide di gettare il libro addosso al dodicenne: per la mamma e per il ragazzo sul corpo dell’alunno, per l’insegnante sul banco.

Il figlio telefona alla madre raccontandole l’accaduto e lei si precipita a scuola, ancora con il pigiama addosso. Cerca il professore, lo trova e lo aggredisce con calci e pugni. La lite continua e intervengono un collega del prof e il marito della donna. Tutto davanti agli occhi di bambini di 12 anni.

Al professore sarà diagnostica la frattura di una costola ed escoriazioni sul corpo. La mamma torna a casa con escoriazioni su ginocchia e braccia. L’altro professore intervenuto ci rimette gli occhiali. Un educatore che accetta la sfida di un ragazzino. Una madre che difende il figlio violando la legge.

Risvolti. Il professore non sembra voler tornare a scuola. Ha una costola rotta, una prognosi di 10 giorni e un’eta vicina alla pensione. “Sono – dice Busà – un uomo privo di forze, sono cardiopatico , ho una coronaria chiusa. Ho dato tanto nella mia vita. Non ho nessuna intenzione di ritornare a scuola. Non ci sono più le condizioni. La mamma invece ha riaccompagnato il figlio a scuola. “Io posso anche perdonare il professore – ancora Lina – ma lui deve scusarsi com mio figlio e io mi scuserò con lui”.

Un altro episodio. Sia il professore, sia la madre dell’alunno, confermano che a novembre sempre nella stessa scuola, un altro genitore aveva aggredito un insegnante sempre per “un rimprovero più duro del normale”. Quell’episodio però rimase circoscritto dentro le mura della classe dove si era consumato, davanti agli occhi di altri adolescenti.

Francesco Midolo


© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni
Stampa Articolo