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Caso di femminicidio a Rosolini, l’uomo avrebbe dato fuoco alla compagna per 20 euro. Il video della conferenza |L'audio con le intercettazioni

L’omicidio nei confronti della compagna si consumava giorno 7 marzo e il decesso avveniva dopo diciotto giorni di agonia della vittima.

Nelle prime ore di questa mattina, Agenti della Polizia di Stato, in servizio al Commissariato di Pubblica Sicurezza di Pachino, a seguito di attività d’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Siracusa, hanno eseguito un’ordinanza di misura cautelare in carcere nei confronti di un uomo, ritenuto responsabile di femminicidio, maltrattamenti in famiglia nei confronti di un minore ed incendio.

Gli agenti, come riportato da Ansa.it, hanno arrestato il compagno di Laura Tirri, 32 anni, ritenuto il responsabile del delitto: la donna morì dopo 18 giorni di agonia nel reparto di rianimazione del Civico di Palermo per i postumi di ustioni sul 40% del corpo. L’omicidio nei confronti della compagna si consumava giorno 7 marzo.

La Polizia di Stato ha eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere per omicidio, maltrattamenti, lesioni, incendio e calunnia.

Aggiornamento – In data odierna, personale del Commissariato di Pachino, ha condotto in carcere Sebastiano Iemmolo di anni 36, residente a Rosolini, già noto alla Polizia per i suoi numerosi precedenti.

L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal Gip del Tribunale di Siracusa, Michele Consiglio su richiesta della Procura della Repubblica, sulla base di gravi indizi raccolti in ordine alla commissione dei delitti di maltrattamenti nei confronti di Laura Pirri e del figlio minore, lesioni aggravate e omicidio aggravato dai futili motivi, e dall’aver agito con crudeltà, evento aggravato dal fatto di essere convivente della vittima Laura Pirri, di anni 31, deceduta il 25 marzo 2017 dopo 18 giorni di agonia. Secondo una prima ricostruzione degli inquirenti, la morte della donna sarebbe stata causata dall’ennesimo litigio tra i due, scaturito dal diniego della compagna di dare allo Iemmolo una piccola somma di denaro. L’uomo sarebbe quindi andato in escandescenza, cospargendo di liquido infiammabile la donna per poi darle fuoco con il fornellino.

La contestazione comprende anche il delitto di incendio e calunnia per aver appiccato il fuoco all’autovettura Fiat 500 di proprietà di un vicino di casa e per avere denunciato ai Carabinieri di Rosolini, e incolpato, il medesimo vicino di casa, sapendolo innocente, del reato di lesioni personali aggravate dal fatto che Laura Pirri veniva indotta a dichiarare falsamente di essere in stato di gravidanza.

L’attività d’indagine, che ha impegnato ufficiali del Commissariato di Pachino diretti dalla Procura della Repubblica per alcuni mesi, a partire dal marzo 2017, trae origine dalla denuncia dei familiari della Pirri, convinti che la morte della donna, avvenuta  la sera del 7 marzo 2017, non era dovuta allo scoppio accidentale di una bomboletta del gas, ma era stata la conseguenza dell’ennesimo atto di violenza subito dalla giovane donna da parte dello Iemmolo, che aveva procurato gravissime ustioni alla vittima, la quale era deceduta dopo il trasferimento all’ospedale Civile di Palermo, in data 25 marzo 2017. Al riguardo, appariva immediatamente attendibile la dichiarazione resa della madre della vittima che, accorsa in aiuto della figlia nell’immediatezza del fatto, aveva saputo dal proprio nipotino che ad appiccare il fuoco a Laura era stato proprio Iemmolo.

La Polizia di Stato, acquisite le prime informazioni sulla reale dinamica dei fatti, rassegnava una comunicazione di notizia di reato che la Procura, attraverso le delicatissime indagini del caso, sviluppava valorizzando sia elementi di fatto rappresentanti da testimonianze sia risultanze della prova scientifica. La delicatezza dell’indagine deriva dal fatto che il figlio minore aveva assistito all’omicidio della propria madre, per mano del padre. L’indagine appariva particolarmente complessa anche in ragione del fatto che era iniziata dopo alcuni giorni dalla commissione del delitto, e in un contesto di omertà dovuta al timore di ritorsioni da parte dello Iemmolo, noto a Rosolini per il sistematico ricorso alla violenza per risolvere controversie di ogni natura. Le conclusioni cui è pervenuta l’autorità inquirente derivano dalle dichiarazioni dei parenti e degli abitanti dello stabile di Via Eloro, oltreché dai risultati di intercettazioni telefoniche e ambientali all’interno dell’abitazione della madre dell’indagato in cui, dopo il sequestro dell’immobile, lo stesso era andato a vivere.

Gli elementi raccolti e la notifica di un avviso di garanzia emesso dal PM titolare delle indagini, che disponeva anche il sequestro dell’immobile, obbligavano lo Iemmolo ad abbandonare l’iniziale versione fornita circa lo “scoppio accidentale del fornellino”, iniziando, tra le mura domestiche, a concordare con il figlio e la propria madre una “seconda verità” da fornire quando fosse giunto in momento.

Infatti, proprio le conversazioni intercettate in cui si ascoltano lo Iemmolo, il figlio di questi e la madre dell’indagato, protesi a concertare una versione di comodo, hanno consentito di ricostruire anche il movente dell’omicidio, portato a compimento per pochi euro negati dalla vittima all’autore dell’omicidio.

Le indagini svolte e le consulenze tecniche disposte dal PM, tuttavia, smontavano le ricostruzioni difensive adombrate dallo Iemmolo e concordate di volta in volta con i familiari.


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