Diego Bivona e il suo nuovo biennio alla guida di Confindustria Siracusa: “rilancio del territorio attraverso confronto concreto e non dietro gli slogan”

Una nuova stagione il cui minimo comune denominatore è la parola "rilancio". Di Confindustria in primis, ma soprattutto del territorio anche attraverso il patto di responsabilità sociale

direttivo-confindustria

In maniche di camicia, a proprio agio dopo la riconferma per un nuovo biennio il cui minimo comune denominatore è la parola “rilancio”. Questo l’obiettivo di Diego Bivona, presidente riconfermato di Confindustria Siracusa. Il rilancio dell’associazione degli industriali in primis, raccolta dopo una fase burrascosa fatta di commissariamenti, ma soprattutto rinnovo di un territorio che anche attraverso il Patto di responsabilità sociale deve iniziare a dialogare in modo costruttivo per capire quale direzione intraprendere. “Perchè oggi – ha esordito Bivona – le parole conversione energetica o rigenerazione vengono utilizzati solo come spot elettoriale“.

Una lunga discussione, in cui il numero 1 di Confindustria Siracusa tocca diverse tematiche e non lesina critiche nei confronti della politica, sia locale, sia regionale e nazionale. “Perchè è inutile fare proclami – ha proseguito – se poi non vi è condivisione e chiarezza d’intenti. Di fronte a una situazione di emergenza come l’attuale bisogna mettere in campo misure pari all’emergenza che si vive. Il cambio di passo non non è solo della politica ma deve essere di tutto il territorio. Noi, con la squadra che mi accompagna in questo tragitto, l’abbiamo messo in campo con i nuovi vice presidenti. Dobbiamo tornare a essere protagonisti con la politica, con il territorio e con la comunità tutta. Il patto di responsabilità – di cui siamo stati scintilla – è stato colto da tutti e si è mostrato vincente, però non può essere sufficiente se assieme a questo non ci si rende conto che si deve cambiare passo. Abbiamo davanti a noi grosse sfide.”

E per affrontarle Bivona ha chiesto di avere tra i suoi 7 vice presidenti tutti i massimi esponenti delle maggiori imprese del territorio: Domenico Tringali (Amministratore unico Cantiere Tringali srl), vice presidente Vicario con delega al Sistema portuale ed economia del mare; Giancarlo Bellina (Direttore generale Erg Power) delegato alla transizione energetica, Sergio Corso (Direttore stabilimento Sasol Italy di Augusta) con delega alla responsabilità sociale d’impresa, Claudio Geraci (Responsabile risorse umane e relazioni esterne Isab) all’organizzazione e ai rapporti col sistema associativo; Rosario Pistorio (Amministratore delegato Sonatrach Italia e direttore Raffineria di Augusta) con delega all’ambiente, salute e sicurezza; Maria Pia Prestigiacomo (Presidente Coemi spa e Ved srl) accesso al credito e finanza agevolata,Giorgio Tuccio (Direttore degli stabilimenti Versalis-Eni di Priolo e Ragusa) con delega agli appalti.

E a questi si aggiungono i vice presidenti di diritto Seby Bongiovanni, presidente del Comitato Piccola Industria, Giuseppe Giardina Papa Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori e Massimo Riili Presidente di Ance Siracusa. “Ma ciò su cui vorrei porre l’accento – ancora Bivona – sono le deleghe, da cui appare chiaro quali saranno i punti del programma che intendiamo sviluppare, a partire proprio da quella tanto decantata responsabilità sociale. Dobbiamo smetterla di criminalizzare le imprese e ricordare che gran parte dei problemi ambientali di cui si parla hanno una genesi antica. Basti ricordare che gli impianti sul territorio esistono dagli anni ’50, mentre il Ministero dell’Ambiente è nato solo nel 1973. Oggi, però, con le nuove tecnologie i problemi sono meno di un decimo rispetto al passato, ma di contro troviamo una comunità intollerante“.

Il tono della voce si alza, così come le maniche della camicia. Bivona proprio non accetta questo continuo attacco alle maggiori aziende del polo petrolchimico e inizia a snocciolare dati e cifre sugli investimenti fatti sul territorio. “Oltre 4 miliardi di euro dal 2000 a oggi – evidenzia – per la salvaguardia ambientale. Ditemi voi se questa non è responsabilità sociale. Inoltre dal 2007, anno in cui la crisi finanziaria ha preso il via, le maggiori aziende del polo industriale non hanno mai aderito agli ammortizzatori sociali nè hanno licenziato un solo lavoratore“.

Si passa poi al tema della transizione energetica, un tema molto importante di politica economica del nostro Paese che per Bivona non può essere affrontato a cuor leggero o con demagogia. Le raffinerie devono continuare per assicurare il fabbisogno di combustibili di qualità per autotrazione e per le fabbriche energivore. “Il tema della transizione energetica è molto delicato – dice ancora -. La stessa parola transizione presuppone un inizio, un divenire e una fine e in questo territorio la transizione è iniziata 15 anni fa con la chiusura di tutte le centrali a olio combustibile, sostituite con quelle a gas. Perchè il gas è il “combustibile ponte” tra una fonte che era l’unica, i prodotti primari della distillazione e le altre fonti alternative. Oggi le alternative non ti consentono di sostituire i combustibili che utilizziamo per trasporti o riscaldamento, non per antipatia ma perchè la continuità dell’energia è fondamentale. Basti pensare che a livello mondiale le fonti alternative forniscono il 2% dell’energia totale. Per questo la conversione penso non sia percorribile: le raffinerie sono raffinerie. Le uniche due conversioni in Italia sono state a Porto Marghera e Gela, ma con un rapporto lavoro 1 a 10 e con questi due impianti che hanno già saturato il mercato nazionale“.

Stesso discorso anche per quanto riguarda l’istituzione delle Zes, anche qui Bivona si “scalda” perchè le zone economiche speciali sono solo “proclami” o comunque non sono la cura se prima la politica e il territorio non si occupano di creare un sistema di infrastrutture, ferroviario e portuale, degno e completo. “È fondamentale centrare l’attenzione sulle infrastrutture che risultano ancora essere molto carenti in Sicilia: altro che continuità territoriale – sorride amaramente -. I porti (ancora incompleti), le autostrade, le ferrovie e i collegamenti logistici con i retro-porti ancora insufficienti. Non è pensabile che vengano lasciati nello stato in cui si trovano, anche in vista della definizione delle aree Zes che potranno attrarre importanti investimenti.”

Infine Bivona lancia un appello al governo Musumeci per quanto riguarda il settore dell’edilizia: “Basta vincoli, perchè senza una preventiva discussione con il territorio e con le sue necessità – conclude – si creano solo effetti che danneggiano il territorio“.


© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni
Stampa Articolo