Estorsione ai Gennuso: la Cassazione rigetta il ricorso. Midolo e i fratelli Aprile restano liberi

Il pubblico ministero aveva proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione, chiedendo che venisse dato credito alla tesi accusatoria e ripristinato lo stato di detenzione degli indagati

La Corte Suprema di Cassazione, seconda Sezione Penale, lo scorso dicembre, ha rigettato il ricorso proposto dal Pubblico Ministero del Tribunale di Siracusa, contro la sentenza di annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti dei tre fratelli Aprile e di arresti domiciliari emessa nei confronti di Salvatore Midolo, in seguito alle denunce presentate nel mese di maggio 2017 dal deputato all’ARS Giuseppe Gennuso e dai figli Luigi e Riccardo, in seguito al furto di un escavatore e di un camion Iveco.

I quattro indagati erano stato tratti in arresto perchè accusati di tentata estorsione ai danni della famiglia Gennuso e successivamente il Tribunale del Riesame di Catania, nel mese di luglio 2017, su sollecitazione dei difensori gli avvocati Luigi Caruso Verso e Giuseppe Gurrieri, aveva disposto il ritorno in libertà degli indagati, concludendo per l’annullamento della misura restrittiva per carenza di elementi di gravità indiziaria, smentendo in pieno la tesi accusatoria, avendo riscontrato evidenti contraddizioni nella ricostruzione dei fatti portata avanti dai denuncianti.

Il pubblico ministero aveva proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione, chiedendo che venisse dato credito alla tesi accusatoria e ripristinato lo stato di detenzione degli indagati.

Nei giorni scorsi la Corte di Cassazione si è pronunciata rigettando le richieste e affermando che “va rilevato che il Tribunale ha compiutamente analizzato le risultanze investigative che se da un lato avevano consentito al PM di formulare la ipotesi di reato sopra richiamata a carico di Claudio Aprile come anche degli altri coindagati e, per altro verso, al GIP di emettere le misura della custodia in carcere, dall’altro non sono state ritenute, dai giudici del Riesame, in grado di evidenziare un quadro di gravità indiziaria tale da giustificare la adozione della predetta misura“, i giudici di Cassazione hanno anche aggiunto che “in particolare, il Tribunale di Catania ha analizzato le dichiarazioni rese dalla persona offesa, Giuseppe Gennuso come, anche, dei figli di costui, Luigi e Riccardo, avendo rilevato, nelle versioni da costoro di volta in volta propinate agli investigatori, discrasie e divergenze di tale rilievo da non consentire di fondare su di esse una ricostruzione completamente affidabile della vicenda, se non altro in relazione alla esistenza degli elementi per configurare l’ipotesi di reato infine ascritta agli indagati“.

In sintesi “si può affermare che anche in questo caso la magistratura ha confermato, sia sotto un punto di vista di fatto che di diritto che le accuse mosse nei confronti dei tre fratelli Aprile e di Midolo – spiega uno dei legali –, sono affette da discrasie e divergenze tali da rendere il quadro accusatorio del tutto fragile e poco affidabile“.


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