Lentini, striscioni contro la costruzione del ponte sullo stretto di Messina

A Lentini hanno anche manifestato la propria contrarietà alla discarica e affermato la necessità di mettere in pratica un modello di sviluppo sostenibile del territorio

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Stamani, in più località della Sicilia, sono comparsi striscioni contro la costruzione del ponte sullo stretto di Messina: “i soldi del ponte per infrastrutture e emergenze sociali” è la frase che campeggia su tutti gli striscioni esposti, un’iniziativa simbolica e comunicativa realizzata da tutte le realtà locali aderenti alla Rete regionale No Ponte per mantenere alta l’attenzione sulla questione, per esprimere un secco no alla progettazione e realizzazione di grandi opere ritenute inutili “che portano con sé speculazioni, devastazione ambientale e spreco di fondi – si legge in una nota firmata da Domiziana Giorgianni della Rete No Ponte – utilizzabili, invece, in maniera più proficua per il bene delle comunità“.

Venerdì si terrà la manifestazione regionale a Messina, intanto a Catania lo striscione è stato esposto alla stazione centrale dei treni, a Palermo nei pressi del viadotto Himera crollato nel 2015, a Messina nell’occupazione abitativa “Ex Foscolo”, a Caltagirone con l’esposizione dello striscione sulla facciata del teatro Semini ristrutturato, abbandonato e mai assegnato e a Lentini nelle vicinanze della tanto discussa discarica di Armicci, manifestando la propria contrarietà alla discarica e affermando la necessità di mettere in pratica un modello di sviluppo sostenibile del territorio.

“La Sicilia detiene il primato per quanto riguarda le interruzioni della rete stradale dovute a lavori in corso, inizio e completamento dei lavori, manutenzione ordinaria e straordinaria e sensi unici alternati e guardando alla linea ferrata la maggior parte è a binario unico e la metà della stessa rete non è elettrificata; di qualche giorno fa è la notizia della sospensione per tutto il periodo estivo della circolazione ferroviaria sulla linea Palermo-Messina che creerà non pochi disagi – aggiunge Giorgianni –  I lavori per la realizzazione non sono nemmeno iniziati e già sono stati spesi 312 milioni di euro, certificati nei bilanci della società Stretto di Messina s.p.a. Soldi che potevano esser investiti piuttosto che sprecati. Soldi che potevano essere, per l’appunto, utilizzati per migliorare la qualità della vita nei territori direttamente interessati dall’opera ma in generale nei territori dell’isola intera che è, dati alla mano, sempre più devastata e abbandonata. Uno scenario preoccupante è, infatti, quello che emerge dall’analisi del territorio siciliano in termini di servizi e infrastrutture al netto del quale risulta necessario affermare che ciò di cui la Sicilia ha bisogno è la messa in sicurezza dei territori e nuove infrastrutture”. 


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