Miasmi a Siracusa: 19 indagati per inquinamento ambientale, nomi e contestazioni |Le prescrizioni

Il Gip ha accolto le richieste dei magistrati titolari dell'indagine (Fabio Scavone, Salvatore Grillo, Tommaso Pagano e Davide Lucignani) autorizzando la restituzione degli impianti a condizione che gli indagati si attengano alle prescrizioni. E si assumano la responsabilità di eseguirle

relazione-tecnica-ias Ias

Non solo il sequestro preventivo per Versalis, Sasol, Priolo Servizi e Ias. La Procura di Siracusa ha anche indagato diciannove persone tra i vertici delle società in questione e ben 14 di questi sono all’interno dell’Industria acqua siracusana (Ias). Sono tutti indagati, come si legge nell’ordinanza firmata dal giudice per le indagini preliminari Luisa Intini, per inquinamento ambientale in concorso in quanto omettevano di adattare gli impianti alle prestazioni attendibili in base alle migliori tecniche disponibili e di attuare le misure necessarie per contenere le emissioni.

Con i gestori degli altri stabilimenti che fanno uso di petrolio greggio (Isab impianti nord e sud ed Esso per i quali si procede separatamente), inoltre, continuava a provocare emissioni di H2S, Mercaptani e idrocarburi non metanici: miasmi nettamente avvertiti dalla popolazione e con l’aggravante di aver commesso il fatto nonostante la previsione dell’evento.

Paolo Zuccarini, direttore dello stabilimento Versalis di Priolo Gargallo, è indagato per la mancata coperture delle vasche di trattamento delle acque reflue oleose e per non aver eseguito manutenzione e sostituzione delle coperture dei serbatoi per lo stoccaggio e captazione dei vapori emessi nelle operazioni di carico e scarico di prodotti petroliferi.

Stessa accusa in Sasol per Sergio Corso (da ottobre 2014 a novembre 2016), Salvatore Mesiti (da novembre 2016 fino a maggio 2017) e Guglielmo Arrabito (da maggio 2019 a oggi) perché essendo in possesso dell’Autorizzazione integrata ambientale non ne osservavano le prescrizioni sui valori di emissione di sostanze inquinanti e sull’adozione di un sistema di monitoraggio in continuo omettendo di adattare gli impianti alle prestazioni attendibili in base alle migliori tecniche disponibili e di attuare le misure necessarie per contenere le emissioni.

Per Priolo Servizi il presidente e amministratore delegato Giuseppe Lo Faso e il direttore tecnico Domenico Longhitano sono indagati perché la copertura delle vasche di trattamento delle acque reflue era parziale anche dopo l’approvazione dell’investimento relativo alla copertura della vasca Q101 da parte del Cda e omettevano di adoperarsi per la copertura di quelle ancora del tutto scoperte.

Per Ias il direttore tecnico Donato Infantino e il vice Michele Gerone, i presidenti del Cda Maria Rosaria Battiato (dal 2013 al 2016) e Maria Grazia Elena Brandara (da novembre 2016 a oggi) e ai consiglieri di amministrazione Pietro Romano, Luigi Scalisi, Fabrizio Siracusano, Gianluca Gemelli, Giancarlo Metastasio, Salvatore Pasqualetto, Sebastiano Bongiovanni, Maria Laura Galvano e Salvatore Magro. I tecnici perché l’impianto di captazione degli odori nonostante il collaudo tra il 2004 e il 2007 non è mai entrato in funzione emettendo così nell’aria sostanze inquinanti e il Cda perché – come si legge tra le 150 pagine dell’ordinanza – nonostante l’inerzia dei due nel risolvere la problematica continuavano a mantenere loro la delega “plenipotenziaria” per la gestione impiantistica ed economico amministrativa in materia di rispetto delle normative e autorizzazioni ambientali senza vigilare sull’operato.

Il Gip ha accolto le richieste dei magistrati titolari dell’indagine (Fabio Scavone, Salvatore Grillo, Tommaso Pagano e Davide Lucignani) autorizzando la restituzione degli impianti a condizione che gli indagati si attengano alle prescrizioni. E si assumano la responsabilità di eseguirle. Davvero.


© Riproduzione riservata - Termini e Condizioni
Stampa Articolo