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Credi che sia giusto lasciare il crocifisso nelle scuole?

Si
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E' Indifferente
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Voti totali: 414

Commenti

Inviato da siracusana1981 @ 3 Dicembre 2009 - 23:47
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Forse è più facile difendere un CROCEFISSO che sta in silenzio appeso su un muro, per molti solo un pezzo di legno che rappresenta la nostra tradizione. Un pezzo di legno che ci da la sicurezza di sentirci occidentali in contrapposizione alle culture altre, dimenticando che il messaggio che ci dà quel CROCEFISSO non è di superiorità e di potenza ma un messaggio di libertà raggiunta mediante il rifiuto della violenza e della forza.
Ma quelli da difendere oggi sono i giovani precari CROCEFISSI dalla mancanza di speranza in un futuro migliore, i migliaia di disperati CROCEFISSI su un barcone in mezzo al mare, i tanti CROCEFISSI dalla discriminazione e dall'indifferenza.
Il paradosso e' questo: che spesso coloro che difendono il CROCEFISSO nelle scuole sono gli stessi che sostengono la CROCIFISSIONE quotidiana di giovani precari, di donne lavoratrici che non hanno diritto alla maternità, di omosessuali, di clandestini ...

Riporto sotto un articolo di Don Ciotti che mi è capitato sotto proprio mentre stavo scrivendo.

"Sono i giovani i crocifissi da difendere" di Don Luigi Ciotti
I crocifissi da difendere, quelli veri, non sono quelli appesi ai muri delle scuole. Sono altri. Sono uomini e donne che fanno fatica. Che non ce la fanno e muoiono di stenti. E' verso di loro che non possiamo e non dobbiamo restare indifferenti. E' verso di loro che dobbiamo concentrare i nostri sforzi.
«Un crocifisso è un malato di Aids, che ha bisogno di cure e di sostegno. Un crocifisso è quel ragazzo brasiliano che è morto qualche giorno fa a Torino. A casa aveva lasciato la moglie e i figli, era arrivato qui alla ricerca di un lavoro, e non ce l'ha fatta».

Abbiamo partecipato al suo funerale. C'erano tante persone, molte nemmeno lo conoscevano, ma erano lì ugualmente, a condividerne la sofferenza e il dolore.
«E' giusto lottare per difendere i simboli di quello in cui crediamo, ma allo stesso tempo bisognare stare molto attenti a non cedere al puro idealismo. Lo dice il Vangelo stesso: i pezzetti di Dio sono sparsi nel mondo che ci circonda. Li troviamo ovunque. Nel concreto, nella vita di tutti i giorni, tra le persone che vivono accanto a noi, e di cui spesso nemmeno ci accorgiamo dell’esistenza. E' con queste realtà che dobbiamo imparare ad avere a che fare e a misurarci.
«Bisogna imparare a vivere con corresponsabilità, come i tanti e tanti volontari che dedicano il proprio tempo a un bene che non è esclusivamente loro, ma pubblico, di tutti quanti. Dobbiamo sentirci tutti chiamati in causa, nei grandi nuclei urbani come nei tanti piccoli paesi di provincia. La partecipazione è il primo passo in favore dei più deboli.
«I crocifissi non si difendono soltanto con le parole. Infatti queste troppe volte non bastano. Bisogna imparare ad affrontare la realtà con concretezza, e tendere la mano alle persone sole, a chi non ha più una famiglia e a chi non può ricorrere all'aiuto dei propri cari».

Inviato da Cassandra @ 2 Dicembre 2009 - 20:19
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Non vedo perchè si debba raffigurare Gesù Cristo in croce,rimarcandone la passione e la morte,piuttosto che la risurrezione!

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