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Psicologia in Rete: La Pet Therapy - Un Legame Che Cura

La Pet Pherapy è una attività che il Ministero della Salute riconosce come attività di cura della persona e la suddivide in: Attività svolte con l'ausilio di animali,(A.A.A.) e in Terapie effettuate con l'ausilio di animali (A.A.T.) riconoscendo, a quest’ultima area, metodi e tecniche scientifiche finalizzate al miglioramento della salute. Le due aree vengono attivate in ambiti diversi. La prima, A.A.A., ha l'obiettivo primario di migliorare la qualità della vita di alcune categorie di persone (anziani, bambini, non vedenti, malati terminali,ecc.). Tra queste attività rientrano gli interventi di tipo educativo e/o ricreativo.

La seconda, A.A.T., è un insieme di attività terapeutiche vere e proprie, che sempre secondo il Ministero della Salute sono :“finalizzate a migliorare le condizioni di salute di un paziente mediante specifici obiettivi”. Quest’ambito, infatti, può essere impiegato per problemi cognitivi, comportamentali, psicosociali e psicologici in senso stretto. Poiché le A.A.T. utilizzano delle metodologie scientifiche, devono essere pianificate ed avere obiettivi specifici e il percorso deve essere valutato e documentato dall'inizio alla fine. Quindi, si può dire che gli aspetti tecnici della A.A.T. si presentano complessi a livello procedurale; essendo un trattamento terapeutico, vi è una diagnosi e delle prescrizioni pianificate e ben definite negli obiettivi volti al raggiungimento dei fini sanitari.

Il Ministero della Salute, proprio per la complessità dell'intervento della Pet Therapy, ha sottolineato che tale lavoro va sviluppato in un gruppo interdisciplinare, con diverse figure professionali che collaborano tra di loro, dalla fase della programmazione allo svolgimento delle attività. Le figure professionali che, in questa ottica, possono essere coinvolte sono “il Medico, lo Psicologo, il Terapista della riabilitazione, l’Assistente Sociale, l’Infermiere, l’Insegnante, Pedagogista, il Veterinario, l’Etologo, l’Addestratore, il Conduttore pet partners, etc”. Viste le molteplici patologie fisiche e/o mentali cui la Pet Therapy si rivolge, risultano fondamentali le figure del medico e/o dello psicologo, senza per questo sminuire altre figure professionali importanti per il loro ambito di intervento. Gli animali che maggiormente si prestano ad essere utilizzati per la pet therapy sono cani, gatti, conigli, asini, delfini e tutti quelli che presentano caratteristiche di docilità e comportamenti prevedibili e controllabili tali da permettere di lavorare garantendo igiene e sicurezza.

I limiti di applicazione della pet therapy si evidenziano in quei casi di pazienti “con difese immunitarie scarse o inesistenti, o sottoposti a chemioterapia o terapie immunosoppressive, nonché in pazienti malati di AIDS”. Il fatto che non tutte le persone amano gli animali o li amano allo stesso modo è un altro limite, per cui bisogna calibrare l’intervento alle caratteristiche del paziente.
Nella pet therapy si confrontano e si incontrano due mondi, quello umano e quello animale, che bisogna leggere in una prospettiva relazionale.
La relazione che si viene a sviluppare dall’incontro uomo-animale è un processo biunivoco, un rapporto di reciprocità, un passaggio, un doppio flusso di contenuti, di interazioni, che si trasforma in legame. Si può affermare che il rapporto che si istaura tra i coopartecipanti è molto di più della somma delle singole individualità e spesso sfocia in un sentimento.

La comunicazione tra uomo e animale si avvale di espressioni verbali ma anche corporee. Il risultato è un esperienza totalizzante che stimola l’essere umano coinvolgendo la mente e il corpo. La stimolazione che avviene a livello mentale è molto profonda, spinge a mettersi in discussione, aiuta a conoscerci meglio e a valutare i propri bisogni e desideri.
A livello corporeo sollecita contemporaneamente tutti i sensi, ci aiuta a distinguere le varie stimolazioni, ci fa praticare esercizio fisico ed in molti casi serve per una riabilitazione fisica e una risensibilizzazione di quelle parti di cui si è perso il contatto o il sentire.

Durante questa esperienza è il gioco che agevola la relazione e che si configura come confine di contatto, facilitatore naturale di quel legame che cura. Il gioco, essendo un’ attività innata sia negli animali sia nell’essere umano può essere utilizzato nei diversi luoghi e a qualsiasi età poichè ci aiuta a costruire uno spazio altro dove gli attori dell’interazione costruiscono e condividono uno spazio che non è solo fisico, ma anche mentale.

Dott.ssa Tiziana Favarò, Psicoterapeuta della Gestalt. Esperta in Pet Therapy

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