“Il low cost? Roba da radical chic!” ad affermarlo sono gli esperti di Assolowcost, la neonata associazione che riunisce i brand che si riconoscono nella formula “low cost - high values”, ossia “prezzo basso e alta qualita''. Non sono molti, a parte gli addetti ai lavori, ad assegnare all'espressione low cost il corretto significato.
L’espressione “low-cost”, infatti,non si riferisce direttamente al prezzo del prodotto o del servizio, ma ad un modo nuovo e più efficiente di interpretare la produzione e la commercializzazione di beni e servizi. Nell’abbigliamento si preferisce la dizione “fast fashion”, che è la risposta contemporanea alle esigenze del cliente, tipici esempi sono i giganti H&M o ZARA con cui il low cost è stato socialmente sdoganato, anzi testimonia l'intelligenza della scelta rispetto alla passività del consumatore nell'era del total look.
Si prevede che il già enorme giro d'affari del settore continuerà a crescere. Se fino a poco tempo fa il mercato si orientava sia verso l'alto sia verso il basso, comprimendo la fascia di mezzo, con la recessione incipiente "sarà il più basso a vedere volumi in maggior crescita". Uno schiacchiamento che non significa per forza sacrificio, perché "il low cost, oggi – afferma il presidente dell’Associazione, Cinosi - non è solo convenienza, ma “smart living”.