
Una nuova tipologia di consumatore di droghe, conseguenza di un cambiamento radicale, nel corso di quest’ultimo decennio, sia delle sostanze che delle modalità di assunzione delle stesse.
Le vecchie droghe, come eroina, hashish, marijuana, ma anche la stessa cocaina, una volta ad appannaggio solo dei ceti alti, sono state affiancate da nuove, per lo più chimiche, come eccitanti, allucinogene, smart drug e sostanze dopanti, che spesso vengono miscelate a droghe legali, quali fumo, alcol e farmaci. Così oltre al tossicodipendente abituale, oggi si delinea una schiera di assuntori non identificabili, né per ceto sociale, né tantomeno per reddito o cultura, che si distribuiscono in tutte le fasce sociali.
Davanti ad uno scenario nuovo e diffuso che, necessita di un’interpretazione diversa da quella del passato, del fenomeno droga, nasce l’esigenza di approfondire tali tematiche.
Le cosiddette “droghe ricreazionali” sono state poste al centro dell’attenzione, usate per “divertimento” negli ambienti della vita notturna e durante i fine settimane, con ampia diffusione nel territorio siracusano.
Nasce così la ricerca, diventata un volume “La febbre del sabato sera”, edito dall’Istituto per gli Affari Sociali di Roma, e portata a compimento, oltre che dall’IAS, anche da due cooperative sociali che operano nella provincia di Siracusa ormai da anni, IRIS di Siracusa, diretta dalla dottoressa Angela Maltese, e Passwork di Canicattini Bagni, diretta dal sociologo Sebino Scaglione.
Una ricerca che è stata presentata venerdì sera al Centro Culturale “Teresa Carpinteri” di Canicattini Bagni, in un incontro, coordinato da Sergio Mondello, presidente del Consorzio Mediterraneo Solidale, presenti il sindaco Paolo Amenta, nella sua veste anche di componente la Cabina di Regia regionale sui Servizi Socio-Sanitari della L. 328/00, il consigliere provinciale Gaetano Amenta, il consigliere comunale Massimiliano Ozzo, promotore della Consulta Giovanile a Canicattini, i ricercatori protagonisti di questo lavoro fatto con le scuole della provincia, Anna Ancora dell’Istituto Affari Sociali, Maria Daniela Gazzara e Amelia Grasso di Passwork, Gianfranco Damico di IRIS, e il dottor Roberto Cafiso, responsabile UOC Servizio Dipendenze Patologiche dell’Asp siracusana.
«Un fenomeno nuovo, che interessa ormai tutti i ceti sociali – ha detto il sindaco Paolo Amenta – che bisogna affrontare, ad iniziare dalle istituzioni, ma con la giusta conoscenza. Niente può essere affidato al caso, e i risultati della ricerca racchiusa nel volume “La febbre del sabato sera”, sono per noi amministratori uno strumento indispensabile, per capire, oltre all’evoluzione di questo dramma, il suo espandersi, per poter approntare progetti di intervento come quelli che. Come Comune di Canicattini, ci vedono capofila di ben 15 Comuni, proprio sul disagio giovanile».
Dunque, conoscenza e specializzazione negli interventi, come sottolineato anche dal consigliere provinciale Gaetano Amenta e dal consigliere comunale Massimiliano Ozzo, che nei giorni scorsi con il sindaco Amenta ha presentato la Consulta Giovanile, strumento di aggregazione e laboratorio progettuale per i giovani canicattinesi.
E intanto i dati che emergono sul fenomeno sono davvero drammatici. La ricerca che li ha raccolti, come ha illustrato Anna Ancora, dell’Istituto per gli Affari Sociali, è stata realizzata attingendo a fonti primarie, quali le scuole superiori del territorio siracusano dei quattro distretti Socio-Sanitari (D46 di Noto, D47, D48 di Siracusa, D49 di Lentini), dove sono stati distribuiti agli studenti dai 15 ai 18 anni ben 239 questionari le cui risposte sono state poi elaborate dai ricercatori di Ias, Iris e Passwork. Ma anche attraverso fonti secondarie, quali il Sert, le Forze di Polizia e i dati ministeriali.
E i numeri, come illustrato dalla dottoressa Maria Daniela Gazzara e dalla psicologa Amelia Grasso, ci dicono che: almeno il 20% di ragazzi dai 15 ai 28 anni ha fumato uno spinello, ed hanno pertanto avuto un approccio con sostanze stupefacenti; che si è abbassata notevolmente l’età degli assuntori da 17 a 15 anni, con punte che possono arrivare anche a 12; è calato complessivamente il consumo di eroina del 5,6%, in virtù della paura di contrarre l’AIDS (l’eroina adesso, per lo più, non viene iniettata, ma sniffata), con un -20,30% (la variazione percentuale tra il 2005 e il 2006) di segnalazioni all’autorità giudiziaria; al contrario, proprio per questa tendenza, si registra un aumento (e segnalazioni nello stesso periodo) del 6,49% nell’uso di cocaina e cannabis (giovani, liberi professionisti, manager, imprenditori, politici, donne ecc.); del 72, 45% per uso di marijuana.
Cresce e si diffonde dunque l’uso di cocaina e l’uso delle droghe ricreazionali, ad iniziare dall’ecstasy, grazie alla’abbassamento dei prezzi e della facile reperibilità. Si calcola che il 28% dei giovani ne fa uso, non solo nei luoghi tradizionali come le discoteche per darsi prestazioni maggiori di durata, ma spezzando l’equazione discoteca-luogo di consumo, questo avviene anche in situazioni “private” e in qualsiasi luogo, anche pubblico. In tutti, hanno fatto rilevare le ricercatrici, c’è una scarsa conoscenza degli effetti devastanti che le queste droghe producono a livelli fisico e psichico. E allora c’è bisogno di interventi costanti nel territorio. «Ma proprio perchè è cambiata la tipologia dell’assuntore – ha detto il dottor Roberto Cafiso – si è in presenza di una maggiore difficoltà di individuazione. Oggi sono figure impensabili ad assumere sostanze stupefacenti. Le strutture pubbliche, proprio per la vastità del fenomeno, non sono spesso in grado di far fronte al problema. Solo nel siracusano si calcola che i tossicodipendenti siano tra i 4/5 mila, poi c’è tutta una schiera sconosciuta che per poterla individuare necessita di un lavoro continuo e approfondito di prevenzione nel territorio, anche perché si riducono sempre più le possibilità terapeutiche. Per fare questo c’è però bisogno di risorse che non arrivano. Chi dovrebbe veicolarle, come la politica, sul fenomeno registra, purtroppo, una forte ignoranza che le impedisce di investire in prevenzione. E allora, iniziamo dalla famiglia che resta la prima agenzia educativa sulla quale puntare. Senza dimenticare che necessità la conoscenza com’è giustamente emerso da questo incontro, per cui lavori come quello presentato questa sera in questo volume “ La febbre del sabato sera”, sono indispensabile per capire ciò che avviene nel nostro territorio».
Ma cosa si può fare da subito, si chiedono in molti. «Oggi bisogna far riconquistare ai giovani le capacità di comprendere gli effetti emozionali della loro vita - ha sottolineato nelle conclusioni il sociologo Gianfranco Damico – sempre più distratti da cattivi modelli, come quelli che impongono quotidianamente i mass media, ad iniziare dalla televisione. C’è un eccesso di protagonismo nella società che trova nelle’uso di sostanze stupefacenti, la strada più breve per raggiungerlo. Non esistono più le capacità competitive, troppi imbecilli vanno in tv, a differenza di quanto avveniva nel passato. Siamo in presenza di fenomeni di autoreferenzialità che ci impediscono di intervenire sul fenomeno se assumiamo posizioni di moralismo e giudicanti. Bisogna fare terra bruciata attorno ai giovani che assumono droghe che sappiamo essere portatrici di depressioni, comportamenti antisociali, aggressività, paranoie, disturbi al sistema nervoso centrale e psicotici. Si lavori sul territorio, si esca dalle aule, dagli studi, dalle posizioni autoritarie, per essere vicini a chi fa uso di droghe, ai giovani, assumendo, al contrario, posizioni di ascolto che evitano l’innescarsi di meccanismo di rigetto e di respingimento».
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