Cosa ti cade dagli occhi è il secondo romanzo di Gabriele Picco, artista bresciano con una carriera alle spalle divisa tra la passione per la pittura e la scultura (sua la copertina, e anche i disegni all’interno del volume) e quella per la letteratura, con tanto di passaggio a New York per studiarvi cinema, sogno in celluloide che però è servito d’ispirazione per questo libro. New York è infatti il teatro dove si svolge l’avventura erotico-emotiva di Ennio, il protagonista, un ragazzo in fuga dall’Italia e dai suoi per via di un lutto familiare e approdato in America per un periodo di prova in un’agenzia immobiliare.
Ennio non piange mai, ma non è un duro, è uno strano tipo di svagato romanticone il cui mestiere ha ben poco a che fare con i voli pindarici e il cui curioso hobby è fotografare le lacrime degli altri. Non se ne fa scappare una, a rischio di esser preso per maniaco. Le lacrime contengono tutto il nostro passato, interi universi, a sentir lui c’è una sacca lacrimale con ricordi della nascita, con ricordi di fratelli e sorelle, parenti e amici, con ricordi di solitudine, di rabbia, di paesaggi, piante, fiori, nuvole, con ricordi sessuali, di felicità e di amore, di dolore, una lacrima per i genitori e una con ricordi di nostra madre da giovane. Lacrime che Ennio ammira o forse invidia agli altri, lui che tiene tutto dentro di sé, a tal punto che il suo rimosso, il suo segreto, si sono coagulati in un ometto immaginario dentro la sua pancia, che gorgoglia di peti e borborigmi e gli rende la vita impossibile.
Cosa ti cade dagli occhi è un romanzo realistico ma con toni qua e là fiabeschi, una fiaba metropolitana dolceamara; e nelle sue pagine si susseguono eventi tragici e storie d’amore, e si fanno avanti personaggi strampalati e simpatici, in alcuni casi totalmente folli, come Arwin il cineamatore, Josh il collezionista di polvere, Gianny con la ipsilon e Kazuko, autrice di un diario illustrato, libro dentro il libro. Non solo un romanzo, non semplicemente una storia, Cosa ti cade dagli occhi è anche una sorta di installazione su carta stampata, un libro intessuto di arte che proietta il lettore all’interno di una continua divagazione tra esperienze artistiche, come se ci trovassimo davvero (e in un certo senso lo siamo) all’interno della mente di un artista. A contatto con le sue intuizioni e con i processi attraverso cui esse prendono forma. Pensiamo al capitolo in cui Kazuko disegna se stessa sulla sabbia e invita Ennio e penetrare letteralmente nell’opera, a oltrepassarne il limite, come dice Kazuko: “Su […] vieni dentro di me”.
SiracusaNews ha intervistato l'autore.
Sei andato a New York per studiare cinema e sei tornato con un nuovo romanzo. A volte non c’è niente di più inaffidabile di un’adeguata preparazione, specie in campo artistico, non trovi?
"Sì, credo che alla fine le cose che si fanno meglio sono quelle che abbiamo imparato da soli. Da piccolo mia madre si ostinava a iscrivermi a corsi di nuoto, ma a nuotare ho imparato solo da grande, a forza di colossali bevute d’acqua. Poi l’arrivo del romanzo è stata una sorpresa… in realtà ci stavo provando da molto tempo, ne avrò iniziati cinque, tutti cestinati. Un giorno sto leggendo Il ragazzo morto e le comete di Parise, e mi viene da scrivere su una pagina una frase. Mentre la rileggevo mi son detto: questa è la fine del mio prossimo romanzo. E così mi sono messo a scriverlo".
Cosa ti cade dagli occhi è un intreccio di persone, delle loro storie eccetera, ma lo si può anche “guardare” come se fosse una galleria, un’esposizione delle tue opere. Prendiamo per esempio il crono-pesce, ecco un’opera che si può “vedere” solo leggendo il romanzo.
"Mi piaceva l’idea di alcuni destini che si intrecciano, per me è stata una cosa nuova che mi ha stimolato molto. Sulle opere, sì, in effetti scrivendo ho potuto descrivere opere d’arte che difficilmente sarebbero realizzabili, o comunque con alte spese di produzione. La bellezza della letteratura sta anche lì, che ci puoi infilare un mondo a costo zero!"
La domanda è banale ma inevitabile. Cosa c’è di autobiografico nel libro? Hai una tua opinione sulla dannatissima questione del rapporto tra biografia e letteratura?
"Di autobiografico c’è che ho vissuto a New York (e ci vado spesso), che mentre scrivevo ho sofferto di aerofagia… poi ci sono i disegni di Kazuko, che sono i miei. Ecco, molti dei personaggi hanno qualcosa di me. Anche se devo ammettere che se nel primo romanzo ero molto concentrato su me stesso, con questo ho davvero cercato una storia corale, immedesimandomi in persone anche molto lontane da me. Credo che su questo abbia influito un percorso interiore che ho intrapreso negli ultimi anni. Sulla questione biografia e letteratura devo dire che non credo sia importante per comprendere un’opera letteraria sapere quanto questa sia autobiografica, né questo influisce sul suo valore, se non a livello di curiosità".
Quella con il cinema è una partita chiusa o stai progettando qualcosa?
"Sto scrivendo il trattamento per un film tratto da Cosa ti cade dagli occhi. Progetto che è solo all’inizio quindi non c’è molto altro da dire per ora".
In relazione alle ultime tendenze della letteratura italiana, come collocheresti questo tuo romanzo?
"Le tendenze mi fanno un po’ paura, perché poi si spezzano e tu cadi giù. Mentre scrivevo ho dovuto lottare contro questo tipo di pensieri ‘collocazionistici’, perché poi alla fine ti frenano, ti costringono a costruire degli argini. E poi, quando ho finito e provo a pensarci, mi si forma un vuoto in testa, quindi, se hai qualche idea di dove e come collocarlo, mi piacerebbe sapere davvero la tua opinione!"
Diciamo che è un romanzo di formazione dai toni sussurrati più che strepitati, apparentemente in linea con la tradizione, con il realismo. Ma è anche un romanzo dove la realtà sembra “fragile”, come se la sua superficie si potesse infrangere da un momento all’atro per mezzo dell’arte.
"Mi piace questa idea di realtà fragile… a me piace la realtà soprattutto per quello che nasconde tra le sue crepe, e che se ti liberi da ogni pregiudizio può davvero mostrarsi per come è veramente, qualcosa di misterioso, di fantastico. Voglio a questo proposito citare una frase di Werner Herzog: ‘La realtà è misteriosa ed elusiva, e può essere colta solo per mezzo di invenzione e immaginazione e stilizzazione’".
Gabriele Picco
Cosa ti cade dagli occhi
Mondadori, 2010
Pp. 233 euro 18,50
ANGELO ORLANDO MELONI - LEGGI ALTRE RUBRICHE DELLO STESSO AUTORE













