Lettura autunnale quanto mai gradevole, L’impavida eroina eccetera, raccolta di racconti firmati da Mauro Mirci (Nulla die, pp. 142, euro 13,50). Fonti autorevoli sostengono che i libri di racconti rimangono sugli scaffali, e non solo vendono pochissimo, ma proprio non piacciono ai lettori. Su è giù per la rete, non di rado mi sono imbattuto in sentenze lapidarie prive di appello, per cui i romanzi sono roba seria e i racconti roba più facile, se non di infimo livello, tagliata male, da guardare con sospetto dall’alto dei nostri titanici tediosi tomi di mille e passa pagine. Ma la realtà non di rado ci riserva colpi di scena, e infatti, anche se per qualcuno sarà difficile ammetterlo, è nei racconti che spesso si trovano preziosi tesori nascosti, se non il meglio. Come disse James G. Ballard: “Il racconto mi piace perché è una specie di romanzo condensato, lo scrittore non può ricorrere a trucchi, non può permettersi di sbagliare nulla”. E senza andare a scomodare ulteriormente i grandissimi, va detto infine che questa raccolta di Mauro Mirci non fa eccezione e regala alcuni buoni momenti di lettura. Per esempio nel pedatorio “La linea di gesso”, o in “Michelangelo Scarso, artista poliedrico”, o ancora in “Tocchi di pane azzurro”. Brevi spumeggianti storie tra tragedia e commedia, in delicato equilibrio tra la sicilianeria e un gusto più asciutto, tra un neorealismo ponderato e maturato e un rinfrescante, contagioso entusiasmo da fandom.
Chiudo questa nuova "puntata" di Libridine con un’intervista a Giuseppe Lissandrello, psicologo e scrittore siciliano, autore del romanzo comico-erotico L’eredità del suonatore di campane (Melino Nerella Editore, pp. 160, euro 10,00).
L’eredità del suonatore di campane potrebbe essere contesa dal partito della gnocca. Quali differenze e similarità tra l’erotismo del tuo libro e il dogma della gnocca, vero fulcro costituzionale dei nostri tempi?
"Il partito della gnocca è mercenario e materialista come una ferramenta, nel mio romanzo la gnocca o meglio il pacchio, che è ben altra cosa, è simbolo di conoscenza, di iniziazione ai misteri della vita e non solo a quelli sessuali; la conoscenza del pacchio è l’ontologia stessa dell'umanità".
La storia che ci racconti, quanto ricostruita, vagheggiata, inventata?
"Come tutte le storie che parlano di uomini non è solo invenzione, ma esperienza di una collettività (Borgopacchio) narrata da una mente fervida e ironica, lo scrittore che vede oltre la cronaca e i fatti più o meno realmente accaduti. L'utopia è quella di desiderare un mondo dove ancora vige il rispetto tra l'uomo e la donna nella diversità e complementarità dei ruoli".
La sessuolalia, lo gnoccabolario tele-governativo, ha come sua inevitabile conseguenza l’innesco di un paio di giri di autocritica. Il tuo libro, da che parte lo collochi? Che fine fece, insomma, il gallismo, la mitografia sessuale con il suo apparato di fantasie, vulcani e classici del Novecento? Non risuona, tutto ciò, come un po’ grottesco, ormai? Dai pure una risposta a caso, non ci ho capito granché neanch'io, scrivendo questa domanda.
"Il grottesco c'è nella vita quotidiana quindi non si può considerare desueto nella letteratura del duemila. Il gallismo è morto insieme all'ultimo dei suonatori di campane, quei pochi rimasti come i pellerossa vivono in riserve. La donna è diventata uomo. L’uomo non è diventato. La divagazione erotica nella terminologia quantistica del mio romanzo a favore dei più deboli è solo un mero pretesto per risvegliare - dove ci sono - le coscienze. Uscire dall’intorpidimento mentale e ricominciare dalla semplicità dei gesti a sentire il proprio corpo e accettarlo con i peli".
Che accoglienza ha avuto il libro? Ne stai scrivendo un altro? Ti prego, questo lo chiedo un po’ a tutti, non dirci che anche tu hai sentito le voci e qualcuno ti ha chiamato per compiere una missione letteraria.
"Ha avuto una buona accoglienza, ma è un libro facile e buono da mangiare, cioè da leggere, ma dalla digestione lenta; quando qualcuno che fa tendenza lo avrà digerito caro Angelo saremo proiettati nell'olimpo degli scrittori e tu verrai con me [“Esagerato”, N.d.R.]. E chi non ha letto Carver e Chinaski non può capire di cosa parlo quando parlo d’amore, ma se lo chiedi alla polvere lei ti risponderà perché scrivo, ma per adesso vivo. A proposito sai che gli scrittori piacciono alle gnocche e lo sai perché mi piacciono i regali? Perché adoro aprire i pacchi..."
Articolo di Angelo O. Meloni













