Non abbandonarlo mai…Ma è tutto troppo complicato!
Migliaia di campagne pubblicitarie per il rispetto e la cura dei nostri animali...parole giuste, parole sante!...Ma sapete quante limitazioni vengono imposte a chi con amore e dedizione si occupa di loro?
In quanti posti ci capita di leggere “IO QUI NON POSSO ENTRARE” con un delizioso cagnolino disegnato sotto? Se è vero che in alcuni casi è giusto non permettere l’accesso agli animali, in altri si arriva davvero agli estremi!
Ultima, ma non certo in ordine di importanza, la nuova normativa sul trasporto dei cani in treno.
Dal 1° Ottobre infatti non saranno più ammessi in treno i cani di peso superiore ai 6 kg, ad eccezione dei cani guida che accompagnano i non vedenti, e tutto questo perché si vuole attribuire la colpa della sporcizia dei treni a chi non ha voce per discolparsi, a chi può solo tacere e sopportare.
Viaggiare per chi possiede animali è diventato quasi impossibile! Sarà anche questo che porta all’esasperazione l’Uomo e che spinge ad abbandonarli?
Purtroppo alla fine chi paga le conseguenze di gesti così deplorevoli e meschini è sempre Lui, il più fedele amico dell’Uomo, Lui che subisce e non tradisce mai.
Regalare affetto, amore ed attenzioni ad un amico a quattro zampe e veramente diventato un lusso. Non bastavano i costi eccessivi di alimenti e medicinali, adesso anche portarli in viaggio è più che problematico.
Allora che fare? Affidarli alle pensioni? Spendere almeno 15€ al giorno per farli comunque soffrire della nostra mancanza?
Concordo con un’ idonea regolamentazione del trasporto degli animali, che imponga una certificazione veterinaria per escludere la presenza di infestazioni o patologie trasmissibili. Inoltre ritengo sia giusto punire i proprietari di animali che, nei luoghi pubblici, non osservano le norme igieniche indispensabili per il rispetto del prossimo. Anche l’utilizzo obbligatorio di guinzaglio e museruola credo sia un equo compromesso perché possano convivere amanti e non degli animali, ma imporre una legge così drastica mi sembra davvero troppo!
Non sarebbe proficuo allora migliorare i controlli atti a garantire che le ben pagate ditte addette alle pulizie dei treni svolgano adeguatamente i loro compiti? E poi forse i cani inferiori ai 6 Kg sono immuni a pulci e zecche?
Come succede coi figli, ogni cane è lo specchio di chi lo ha educato e cresciuto e allora perché non cercare di risolvere a monte la questione, perché non istruire prima di tutto i possessori di animali ad attenersi alle indispensabili leggi che il vivere civile impone?
Si potrebbe innanzitutto provare ad incentivare la raccolta degli escrementi, che talvolta insudiciano strade e luoghi pubblici, ad esempio fornendo gratuitamente bustine e palette e mettendo a diposizione un maggior numero di cestini per gettare tali rifiuti, inoltre si potrebbe incrementare la sorveglianza e multare chi sui treni permette ai propri animali di salire sulle sedute predisposte per i passeggeri “umani” ed imporre sanzioni a chi, anche non accompagnato da passeggero a quattro zampe, lascia cartacce e rifiuti di ogni sorta.
Allora mi viene da pensare con rammarico che l’unica cosa di cui è davvero carente la società di oggi è quel briciolo di educazione indispensabile per il vivere comune. Credo che forse dovremmo imparare proprio da loro, dalle bestiole, a rispettare le “leggi del branco”, ad assumerci le nostre responsabilità per affrontare con coraggio le problematiche comuni senza scaricare con viltà la colpa dei nostri sbagli a chi colpa non ha.
Crescere un cane o un gatto è un po’ come crescere un figlio, forse sotto un certo aspetto è anche più difficile, perché si comunica con un linguaggio fatto di gesti, non di parole, perché si deve ritornare alla semplicità primordiale per poterli interpretare e si deve tralasciare tutto il “superfluo” a cui oggi siamo morbosamente legati. Non esistono cani cattivi, ma esistono cani maleducati, esistono cani troppo umanizzati, allevati da chi non ha rispetto per le regole, da chi non sa vivere.
“Ogni cane vuole fare il cane” e allora smettiamo di trattarli come bambini, impariamo a rispettare quella sacrosanta gerarchia di cui l’Uomo è il capostipite. Solo così sarà permesso Loro di seguirci ovunque, perché se è vero che dobbiamo rivendicare il diritto di non separarci da Loro, è altrettanto vero che abbiamo il dovere di conoscere ed attenerci alle norme del vivere civile. Solo educando i padroni otterremo animali capaci di convivere con l’Uomo.
ELISABETTA FERDINANDI - LEGGI LE ALTRE RUBRICHE DELLO STESSO AUTORE












