Si riaprono le scuole e si torna a parlare di bullismo e di misure antibullismo. Fra le tante novità annunciate dal Ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini, anche il ritorno del voto in condotta come possibile deterrente degli atti di prevaricazione violenta tra coetanei.
L’intervento punitivo e repressivo, che pur è opportuno in situazioni simili, basterà ad arginare il fenomeno o non si dovrà pensare piuttosto ad interventi preventivi che agiscano sui segnali più o meno sommersi del disagio e che mirino a coinvolgere tutti gli attori della rete, dirigenti scolastici, docenti, alunni e famiglie?
Il fenomeno del bullismo è talmente sommerso che, spesso, i genitori sono all’oscuro del fatto che i propri figli sono vittime, attori o spettatori di tali episodi.
Raramente i bambini ne parlano in famiglia proprio per il vissuto doloroso e il timore di derisione che si portano dietro.
Ecco perché è innanzitutto importante conoscere le manifestazioni, i segnali d' allarme e le cause del bullismo per poterlo combattere efficacemente.
Parlare di bulli o di vittime vuol dire parlare di ruoli che le persone assumono in un determinato momento e che variano al variare delle situazioni. Prova di questo è che spesso chi si comporta da bullo, in passato o in altri contesti, è stato a sua volta vittima.
Bulli e vittime sono le due facce della stessa medaglia: la difficoltà di stare in relazione con gli altri.
Dietro alla rabbia esplosiva, infatti, un bambino o un ragazzo nasconde, di solito, sensazioni di paura, sofferenza e impotenza, emozioni intense che non riesce ad esprimere e a riconoscere.
I bambini amati e apprezzati, sin dalla più tenera età, sviluppano una sana autostima e sono in grado di elaborare e gestire anche la rabbia in senso positivo e costruttivo, trasformandola in strumento di crescita.
All’opposto, stili familiari educativi incoerenti, che oscillano, in modo caotico, dall’eccessiva tolleranza e permissività all’autoritarismo, all’utilizzo di punizioni fisiche e alla scarsa accettazione dei figli, possono costituire dei fattori di rischio per l’insorgenza dei comportamenti di prevaricazione.
Se la condotta antisociale si mantiene nel tempo può sfociare in una vera delinquenza; i ragazzi da adulti possono, infatti, continuare ad usare modalità aggressive nelle loro relazioni interpersonali e sviluppare comportamenti problematici come l’abuso di alcool e droghe.
Oltre alle caratteristiche di personalità del bullo e della vittima, alla dinamica della classe e a relazioni familiari disagiate, anche la diffusione mediatica del fenomeno ha contribuito a svilupparlo ulteriormente; i ragazzi, infatti, ricevono dalla società contemporanea e dai media il continuo messaggio che per esserci devi apparire,
mostrarti negli aspetti più superficiali. Essi vivono il dolore di non sentirsi “visti” nei loro bisogni e nelle loro emozioni soprattutto dagli adulti. L’ostentazione sembra legata al fortissimo bisogno di esserci ed esistere in qualche modo.
Cosa si può fare concretamente a scuola?
L’intervento individuale sul “bullo”risulta poco efficace: egli, infatti, non è motivato al cambiamento perché le sue azioni non sono da lui concepite come un problema, ma sono tali per la vittima, gli insegnanti e il contesto.
D’altra parte, l’intervento di tutela della “vittima”, pur efficace ai fini individuali, non lo è per quanto riguarda la riduzione del fenomeno del bullismo: quella vittima cesserà di essere tale ma il bullo ne cercherà presto un’altra.
Un intervento efficace deve essere diretto all’intero gruppo classe e deve essere finalizzato a promuovere attività che favoriscano la collaborazione, la solidarietà e l’empatia, permettano ai ragazzi l’acquisizione di nuove competenze sociali positive alternative alla violenza (le cosiddette abilità “prosociali”), potenzino le loro abilità comunicative, li aiutino a riconoscere e a gestire le proprie emozioni, anche quelle negative.
Ecco di seguito alcuni suggerimenti utili agli insegnanti per prevenire e arginare il bullismo:
• Non sottovalutate il fenomeno etichettando le prepotenze come semplici “ragazzate” ma prendetene consapevolezza e individuatene i segnali;
• Considerate i bulli come persone da aiutare oltre che da punire. La rabbia e l’aggressività sono le spie di un disagio sottostante;
• Insegnate ai bambini ad essere consapevoli delle qualità che possiedono, migliorandone l’autostima e la percezione che hanno di sé stessi;
• Promuovete attività che favoriscano la collaborazione, la solidarietà e l’empatia;
• Permettete attraverso attività mirate (role-playing, apprendimento cooperativo, utilizzo del gioco simbolico e delle favole) l’acquisizione di nuove competenze sociali positive, alternative alla violenza;
• Potenziate le abilità comunicative dei bambini, valorizzando il dialogo e aiutando i bambini a riconoscere le proprie emozioni, comunicarle e gestirle;
• Rendeteli consapevoli dei propri diritti, del rispetto di sé e degli altri, del valore della dignità umana;
• Dialogate e collaborate con gli altri adulti significativi per il bambino (genitori, famiglie allargate, istruttori sportivi, ecc).
Tali consigli applicati in un’ottica multidisciplinare possono far sì che la scuola sia vissuta dal bambino come luogo in cui sentirsi sicuro e protetto e non come luogo in cui vengono sperimentati vissuti di paura e in cui vi è libera espressione delle condotte aggressive.













