Il sogno della mia vita era diventare pilota, tant’è vero che dopo le scuole medie volevo andare all’istituto aeronautico ma a quell’età è facile fare degli errori…
Rimanevo sempre affascinato nel vedere gli aerei volare, soprattutto i caccia quando passavano sopra casa e con il loro rumore assordante mi facevano sentire piccolo piccolo e m’incutevano timore.
Mi ricordo anche quando veniva a trovarci mio zio con l’elicottero della polizia, mentre girava sopra casa nostra io ero fiero e orgoglioso di aver uno zio così e volevo a tutti i costi diventare come lui un giorno. Oggi non c’è più e lo voglio ricordare sempre in volo.
Quel giorno che aspettavo da anni con ansia finalmente è arrivato.
Telefono all’avio club di Siracusa per prenotare e parlo direttamente con l’istruttore, Roberto Tonicchi, fissiamo la data e l’orario e incomincio a dedicare le mie ore notturne ad immaginare come sarà.
Giunto in pista mi dirigo subito verso l’hangar che contiene un’immensità di ultraleggeri ed anche un deltaplano a motore che cattura la mia attenzione.
Io e Roberto ci presentiamo e inizia a descrivermi un pò l’aereo e le sue caratteristiche tecniche di volo.
Siamo pronti per salire, a prima vista mi sembra difficile entrare indenne da quella porticina. Bisogna provare però, mi posiziono facendo i miei soliti calcoli superveloci e con un “saltino” riesco a sedermi senza alcun problema, è facilissimo!
Mi posiziono, i miei occhi si perdono in tutta quella strumentazione, le cuffie, l’elica e il riflesso del sole sul parabrezza che mette in risalto qualche piccolo graffio.
Sta per avverarsi il mio sogno.
In quel piccolo abitacolo inizia a fare a caldo e non vedo l’ora di decollare per prendere un pò d’aria ma bisogna fare ancora la check list per vedere se è tutto apposto. Si controlla tutto, dal movimento dei flag a quello del timone e tutti i livelli, carburante, olio e quant’altro.
Procediamo a passo d’uomo lungo la pista e ci prepariamo al decollo.
La pista è corta e mi sembra di percorrerla tutta in un attimo.
Roberto comunica la nostra partenza via radio per non rischiare la collisione con altri velivoli e poi spinge la manetta a fondo……..pazzesco a 80 Km/h già tira verso di se la cloche per staccarsi da terra.
Non nascondo di aver provato un pò di paura per la poca stabilità che una volta abituato invece ti diverte. Non è come volare su un aereo di linea qui è tutto più amplificato, basta un piccolo battito d’ali di una farfalla per farti “ballare”.
Ma il bello sta per arrivare, iniziamo la virata verso sinistra………. E' come andare in moto, la stessa sensazione. Ti sembra quasi di cadere sul fianco e la forza centrifuga ti “siede” forte contro il sedile, bellissimo!
Sensazione che mi commuove perché mi fa tornare indietro di qualche anno e se non fosse stato per questo volo non l’avrei più provata.
Ci riallineiamo e poi capisco che punta subito dritto verso la pista. Un po’ dubbioso non proferisco parola e seguo con attenzione tutti i suoi movimenti. Non ci credo stiamo atterrando, non è possibile solo qualche minuto di volo e si ritorna? Non è giusto ma continuo a stare in silenzio e infastidito gli lancio qualche occhiata veloce. Il risultato è una delusione immensa! Atterraggio perfetto ma non m’importa non lo seguo più fino a quando però a fine pista gira e ritorna nuovamente dall’altro lato da dove eravamo decollati prima. Non capisco cosa significa questa manovra e mi sento frastornato. Poi mi chiede se mi è piaciuto, chiaramente dico di si ma non mi lascia nemmeno il tempo di pensare ad altre parole che mi dice: ”Ecco, ora che hai visto come si fa, puoi pilotare tu!”
“Cosa?”
In un attimo mi è passato tutto e non avrei mai voluto pensare quelle cose di prima.
I battiti cardiaci aumentano e la circolazione mi fa bollire le vene, le goccioline di sudore mi fanno bruciare gli occhi ma la sicurezza e la calma che mi trasmette Roberto mi aiutano a concentrarmi.
Ci posizioniamo come prima ma non è così, ora sembra tutto diverso, i colori, la pista, il suono del motore, gli odori. Ora sono io a portare su quest’aereo ed improvvisamente tutto diventa fantastico.
Allora concentrazione e via a tutta manetta occhi puntati un pò sulla pista e un pò sul tachimetro, appena raggiungo gli 80 Km/h porto verso di me la cloche come si fa nei videogiochi, solo che qui se sbagli ti puoi fare male davvero…
Un’emozione unica, un sogno avverato, provo a girare, che spettacolo, basta un micromovimento per farlo e per sentirsi libero e padrone dell’aria.
E’ abbastanza semplice pilotare un ultraleggero ma come ogni cosa bisogna prestare attenzione a determinate regole per evitare qualsiasi tipo di problema.
Siamo a 300 metri dal suolo, è tutto vicino, riesco a vedere ogni cosa chiaramente, faccio fatica ad entrare nella realtà, mi sembra finto. Con questo piccolo aereo mi sento libero di andare dove voglio, anche ritornare sullo stesso punto per vedere qualcosa che ti è sfuggito prima. Un mezzo fantastico per l’esplorazione e per il divertimento.
Facciamo un paio di virate e mi dice di prepararmi per l’atterraggio, quindi, puntare la pista e mettersi in linea. Questa manovra seppur già vista mi sembrava una cosa del tutto diversa da quella che aveva fatto Roberto.
Sembra piccola la pista e le oscillazioni mi fanno sentire sempre fuori rotta, cerco quindi di correggere ma il risultato è opposto a quello che vorrei. Roberto mi suggerisce di lasciare la cloche perché ci penserà l’aereo stesso a riprendere l’assetto giusto. Con una mano sulla manetta e una sul comando di guida mi avvicino sempre più, flag aperti e a 2 metri circa dall’asfalto tiro su la punta per farlo “galleggiare” aspetto il contatto col suolo e finalmente respiro. Avvicino la mano al freno e rallento la corsa.
C’è l’ho fatta, ho volato ed ho pilotato io. La cosa ancora più bella è che ho fatto altri tre decolli e atterraggi, addirittura nell’ultimo ho montato la telecamera all’interno ed ogni volta che riguardo quel volo si riempie il cuore di gioia.
Esiste la possibilità di montare una cloche, progettata per chi non ha l’uso delle gambe, che permette di pilotare un ultraleggero, facile e veloce da montare dà la possibilità a tutti di provare una sensazione di completa autonomia.
E’ stata un’esperienza bellissima che voglio rifare, forse un giorno prenderò il brevetto così potrò spostarmi più velocemente da un posto all’altro…. In aria c’è meno traffico.
ANDREA MARCHESE - LEGGI LE ALTRE RUBRICHE DELLO STESSO AUTORE