Non era la prima volta che salivo su un quad anzi, di passeggiate nei boschi dell’etna ne ho fatte tante. Nei sentieri tra alberi secolari e rocce vulcaniche ho trascorso delle giornate indimenticabili. Da Linguaglossa fino alle gole dell’Alcantara, da Giardini Naxos fino ai Nebrodi godendo di panorami incantevoli.
Stupendo cavalcare queste moto a quattro ruote in mezzo alla natura e riuscire a superare con estrema facilità qualsiasi tipo di ostacolo. Non credevo che questi mezzi avessero capacità così sbalorditive. Mi piace andare ad esplorare luoghi che altrimenti non potrei raggiungere in altro modo, col quad mi sento estremamente libero e in grado di andare oltre i limiti che invece ha una carrozzina.
Non si raggiungono alte velocità ma in mezzo ai boschi non ci si va per correre, può essere pericoloso ma soprattutto non è giusto per una serie di fattori ambientali e per il rispetto della natura. Se vuoi correre per dare libero sfogo al tuo pollice (dove è posizionato l’acceleratore) ci sono le piste.
Dopo, allora, le passeggiate esplorative e dopo aver acquisito una certa confidenza con questi trattorini vado dal mio amico Alessandro, proprietario di Qui quo quad, per provare qualcosa di nuovo.
Ad Aciplatani, frazione di Acireale, c’è questo negozio che si occupa della vendita e dell’assistenza di quad e scooter, abbigliamento e accessori. Insomma un po’ di tutto ma Qui quo quad non è solo questo. Per me come per altri è diventato ormai un punto di riferimento perché qui disponibilità e cortesia le trovi veramente. E poi i
consigli, i suggerimenti, le parole di conforto quando i tuoi non vogliono che compri un mezzo del genere... Si respira un’aria di famiglia e non di “autosalone” dove ti devono vendere qualcosa ad ogni costo. Ciliegina sulla torta è la pista costruita dietro al negozio. 500 metri di crudo sterrato con salite, discese, salti, tornanti e aria fresca.
Prima dell’incidente volevo andare in pista con la mia moto, era uno dei miei sogni. Fino ad allora c’ero andato solo col go-kart, in moto sarebbe stata tutta un’altra cosa.
L’enduro è bello perché ti devi adattare ad ogni situazione che non conosci e devi andare al massimo, la pista è bella,invece, perché ad ogni giro ti accorgi sempre di qualcosa di nuovo. Il terreno è meglio in un punto, la traiettoria, l’impostazione della curva, cerchi di migliorarti provando a rubare qualche decimo al cronometro. Si è sempre alla ricerca della perfezione. Secondo me si nasce enduristi o pistaioli, io forse faccio parte di quest’ultimi, poi dipende dai casi ma , se devo correre, ormai, lo faccio solo in pista.
Alessandro mi prepara un quad 400, sono eccitato dalla situazione. Sicuramente non piegherò e non ci saranno i cordoli ma sono comunque in pista e sono seduto come su una moto. Con calma apparente salgo, allaccio il casco e metto in moto. Mi
piace il suono del motore, è pieno, corposo e la risposta al gas è pronta, faccio qualche foto per immortalare questo momento e accelero verso la mia prima volta in pista.
L’avevo già vista diverse volte dall’esterno ma oggi era bella come non mai e poi…….dovevo girarci. Era inzuppata d’acqua per evitare che si sollevasse troppa polvere, in alcune zone si erano formate delle pozzanghere di fango e al pensiero che ci sarei passato sopra mi si riempiva il cuore di gioia. Piccole cose che mi hanno fatto fanno tornare bambino come quando con la bici dopo un acquazzone estivo cercavo le pozze d’acqua e tornavo a casa fradicio.
Appena dentro la pista faccio qualche metro e mi trovo difronte a una salita che con stupore oltrepasso semplicemente, mi piace sentire le ruote che scorrono sulla terra bagnata, è un suono unico, e il suo profumo mi da un senso di freschezza.
Il quad che mi ha dato Alessandro è grande e alto da terra, mi sento di dominare la pista, affronto le curve e i tornanti cercando di memorizzare e percorrere la traiettoria secondo me più giusta. Sono attento ma allo stesso tempo non voglio perdermi lo spettacolo dell’Etna che fuma davanti ai miei occhi. E’ tutto perfetto, un momento indimenticabile.
Poco dopo vedo scomparire la pista e mi rendo conto che mi sto avvicinando ad una discesa, tolgo gas e sposto subito il corpo indietro. E’ bellissima perché alla fine c’è un tornante e poi un salitone. Immagino già come affronterò questo pezzo al prossimo giro e continuo ad andare avanti. Sembra non finire mai questa pista.
Curve ben raccordate e poi un rettilineo con una serie di salti che un po’ mi preoccupano, non potendo utilizzare le gambe per ammortizzare i colpi devo affrontare tutto molto lentamente perché voglio evitare di farmi male alla schiena.
Tornante, altro rettilineo con pozzanghere e dritti verso l’arrivo.
L’arrivo però è anche l’inizio di un altro giro. Giro che affronto con un pelo di gas in più e tanta convinzione. Non devo fare il tempone e non lo voglio fare però la velocità mi diverte troppo quindi senza esagerare provo a spingermi e tirarmi fuori dalle curve il più velocemente possibile.
Mi sento sicuro, non ci sono macchine, muretti, pedoni, cartelli stradali, insomma sono in pista, se sbaglio è solo colpa mia, posso anche arrivare lungo, tanto non ci sono ostacoli.
Finisco i miei giri anche se la voglia di continuare è tanta, sono un po’ stanco e mi sento carico d’adrenalina, libero da tutti i pensieri.
Girare in pista col quad è una cosa veramente divertente che mi da l’opportunità di sfogarmi in totale sicurezza. Tutti possono guidare, anche quelli come me, che in moto non ci possono più andare.
ANDREA MARCHESE - LEGGI LE ALTRE RUBRICHE DELLO STESSO AUTORE













