La prenotazione era già stata fatta due mesi fa dal mio amico e compagno di squadra di atletica Gianni Bellina.
Lui c’è stato l’anno scorso e mi ha detto che è stata un’esperienza formidabile, qualcosa che ti fa sentire libero e ti rende felice.
Sono sensazioni che provo con le mie attività ma sono sempre pronto a fare nuove esperienze che mi porteranno a percepire sempre qualcosa di nuovo e di diverso.
Mancano tre giorni alla partenza per Sauze D’Oulx dove, per la prima volta dopo l’incidente, proverò a sciare. Questa mi mancava come tante altre, del resto.
Ho pensato poco a questo viaggio perché preso da tanti impegni organizzativi per le prossime avventure sportive. Oggi però ci penso, aiutato anche dalla corrente che manca in casa che ha fatto si che si scaricasse la batteria del pc facendomi ritornare alla piacevole sensazione di scrivere su carta.
Rileggendo, dalla calligrafia, capisci il tuo animo di quando l’hai scritto. La pressione della biro sulla carta cambia e le parole che piano si allungano ti fanno capire quanta voglia hai di coprire di “geroglifici blu” il bianco del foglio.
Prima della partenza sono andato al negozio DNA Shock a trovare i miei amici e abbiamo scelto insieme l’abbigliamento da indossare per tutta quella settimana di neve. Giacca, pantaloni, guanti, scarpe, caschetto, mascherina il tutto
rigorosamente stampato DNA Shock, East Cost Sicily e Freeelements.
Mi sento importante ad indossare i loghi di queste associazioni che fanno tanto per lo sport per disabili e non, partendo da una situazione catanese che si sta affacciando a questa realtà.
Gli amici del negozio mi coccolano e sono a mia completa disposizione ma è un atteggiamento che hanno con tutti per questo non mi sento un privilegiato, se poi penso alle “cozzate” di Gianca non lo sono proprio e questo non mi fa sentire un “diverso”.
Sono ragazzi umili e sinceri che hanno voglia di divertirsi e far divertire, abbiamo tanti progetti da portare avanti insieme dalle manifestazioni agli eventi agonistici.
Si sta creando un nuovo gruppo che renderà importante il risveglio e il decollo della vita sportiva catanese.
Intanto continuo ad immaginare quali scenari suggestivi scoverò tra le vallate colme di neve.
Prima dell’incidente ho sciato sull’Etna e sulle Alpi, panorami assolutamente diversi e neve diversa, mi domando quale tipologia di neve troverò a Sauze e mi domando se sarà tutto perfetto.
Cresce in me il desiderio di partire, la voglia e la curiosità, so già che utilizzerò una sedia con un solo sci e due stampelle con due piccoli sci alle estremità, gli stabilizzatori.
Amici in carrozzina che hanno provato mi hanno detto che è come andare in moto, si piega tanto e si sfiora la neve con i gomiti, in effetti dai video che ho visto su internet ho notato qualcosa del genere, alcuni addirittura fanno salti ma solo all’idea mi viene il mal di schiena. Chissà se nel “ballo” anch’io mi esibirò in uno di questi…
Sciare mi è sempre piaciuto ma mi ha fatto anche un po’ paura, non mi sono mai sentito tranquillo e non so quale sarà la mia reazione seduto sul monosci.
Cercherò come sempre la mia tranquillità con autocontrollo cercando di fare tutto nella massima sicurezza.
Credo sia facile prendere confidenza con un mezzo del genere e questa ti porta ad essere sempre troppo sicuro ma non voglio farmi male quindi niente confidenza!
Stacco la penna dal foglio, fisso un punto e immagino l’aria ghiacciata sul mio viso e il suono della neve tagliata dal mio sci. Immagino come se l’avessi già fatto chissà se sarà così…
Ebbene si, adesso che sono tornato, rileggendo queste parole mi rendo conto che molte delle sensazioni corrispondono a verità.
Certo viverle sulla propria pelle è tutta un’altra cosa.
Gianni, Saro, Luca, Stefano ed io siamo arrivati all’aeroporto di Torino intorno alle 9,30 del mattino dopo la serata organizzata da DNA Shock il che è stato traumatico dopo la sveglia alle 4,30 del mattino e un paio di ore di sonno addosso.
I ragazzi con cui sono partito li conosco poco e questa sarà una bella occasione per conoscerli meglio. Abbiamo affittato un appartamento quindi staremo a stretto contatto.
Un pulmino ci viene a prendere e ci porta direttamente a Sauze D’Oulx, lungo la strada panorami diversi da quelli che vediamo solitamente, i miei occhi stanchi provano a riposarsi ma il bianco accecante della neve li tiene svegli.
Siamo vicini, anzi siamo proprio arrivati scendiamo e l’aria subito punge, circa zero gradi ma il sole ci tiene caldi, la giornata è stupenda e il cielo diventa sempre più blu se lo guardo attentamente. Linee bianche a tracciare la rotta degli aerei che passano vicini e il cinguettio degli uccellini che chissà quanti turisti hanno visto passare da qua meravigliati dallo spettacolo di quelle montagne che sembravano disegnate.
Subito andiamo in appartamento, decidiamo quali saranno i letti che riposeranno i nostri corpi stanchi e andiamo giù in paese per mangiare un boccone.
Sauze è bello, molto caratteristico con le casette di pietra e di legno, baite da favola ma troppi san pietrini per arrivare in centro e in più tutto in discesa. Questa cosa non mi piace, i miei amici mi dovranno aiutare per tornare su ma questo non è un problema sia per loro che per me.
Dopo pranzo andiamo alla scuola di sci Sauze project e conosco le segretarie e alcuni maestri.
Persone subito disponibili e sorridenti, mi danno però una spiacevole notizia e cioè che le mie lezioni inizieranno Lunedì’, quindi domenica nelle piste ma senza sciare. Ne approfitto allora per abbronzarmi un po’.
Forse ho esagerato un po’ col sole tanto da sentirmi la febbre di sera. Mentre ero rilassato tipo leone marino vedevo sciare gli altri, chi con una certa tecnica chi improvvisando “balletti” non molto aggraziati.
Scenario stupendo, gente felice, bambini allegri, leggero vento che mi richiama sospiri di beatitudine e la mia lingua tra le labbra che mi chiedono un po’ di burro cacao.
Non vedo l’ora che arrivi domani per iniziare a sciare e in un batter d’occhio arriva il momento.
Gianni Gros, il mio maestro, è super puntuale alle 13,30.
Tira fuori da una casetta in legno la sedia che utilizzerò per tutto il corso, noto subito che la seduta in kevlar è molto ergonomica e ci sono due attacchi per gli sci e non uno solo. Sono perplesso ma Gianni Gros mi dice che per iniziare è meglio così, mi sento subito più sicuro e mi viene in mente quella pubblicità che diceva “two gust è meglio che one”.
Seguo passo passo tutti i suoi movimenti e l’adrenalina inizia a scatenarsi in me.
Con le difficoltà del neofita provo ad infilarmi dentro questa carrozzina scivolante che si chiama dual-sky: se non fosse stato per l’aiuto di Gianni e dei miei amici non ci
sarei riuscito facilmente. Una volta dentro Gianni mi fa vedere come funzionano gli stabilizzatori che sono praticamente due stampelle con due piccoli sci alle estremità. Oggi però non li utilizzerò perché dovrò stare concentrato a capire come funziona questo mezzo per comprenderne la tecnica e l’assetto migliore.
Sarò quindi spinto e tenuto in equilibrio nelle discese che mi creano non poco disagio per forte percentuale di pendenza… Gianni inizia a girare e mi ritornano subito in mente le parole dei miei amici che mi avevano detto che sciare così è come andare in moto. Avevano perfettamente ragione!
Si piega quasi allo stesso modo e si arriva a percepire il punto in cui senti quasi di cadere, sei al limite.
Ogni curva è un’emozione e mi ghiacciano i denti per le grandi risate di gioia e felicità che non riesco a trattenere.
Il primo giorno è andato così, un’esplosione di adrenalina, un ritorno al passato, grande sfogo e beatitudine.
Il giorno dopo facciamo la stessa cosa ma stavolta tengo in mano gli stabilizzatori cercando di seguire le curve sia con le spalle che con le braccia.
Poi arriva il terzo giorno e la terza lezione, siamo già a metà settimana.
Nei tratti più facili e lenti Gianni mi lascia da solo, cadute e dolori sono inevitabili.
E’ difficile mantenere l’equilibrio, basta sbilanciarsi poco per ritrovarsi subito a terra, faccio davvero fatica a tenermi dritto ma come ogni cosa, lentamente apprendo e percepisco la risposta di questa “macchina infernale” ad ogni mio micro movimento.
Mi riesce benino qualche curva ma mi stanco facilmente per la troppa tensione, mi tremano le braccia, mi fa male la schiena ma è tanta la voglia di imparare e allora stringo i denti e talvolta mi riposo per gustarmi l’incantevole panorama per poi ripartire alla conquista di pochi nuovi metri…
A dire la verità mi sono fermato diverse volte per ammirare gli alberi carichi di neve , le punte delle montagne che solleticavano il cielo e giù, ai piedi di queste, Sauze che più tardi avrebbe accolto i nostri animi felici in uno di quei locali caratteristici dove i taglieri di formaggi e salumi la fanno da padrona.
I miei pensieri vengono però distolti dalle parole “gentilissime” di Gianni che m’invita a rialzarmi.
Mi dice come fare, ma non è semplice. La tecnica è comprensibile ma ci vuole una “forza misurata”, s’impara col tempo e credo che con tutte queste cadute imparerò presto. Le giornate passano serene, sole caldo al mattino e lezione alle 13,30 per un paio di ore. Sembra poco ma due ore sono più che sufficienti e i miei muscoli sono d’accordo con me. Devono recuperare.
Ultimo giorno di lezione, ci siamo, è finita!
Sono dispiaciuto perché stavo cominciando a fare il giusto movimento, avevo la giusta coordinazione ma come ogni cosa bella c’è sempre una fine che non sarà per sempre, ritornerò il prossimo anno!
Questo sport non l’avevo mai fatto, sono felice di aver provato ed essere riuscito nell’impresa. Tra tutti quelli che pratico è forse il più difficile a livello tecnico ma mi ha riportato indietro a ricordare le vecchie e care “pieghe” e ho riassaporato il gusto della neve addosso.
Consiglio a tutti di provare questo sport sicuro per poter anche voi attaccare alle pareti del vostro cuore le immagini di questi indimenticabili momenti.
ANDREA MARCHESE - LEGGI LE ALTRE RUBRICHE DELLO STESSO AUTORE













