Simona Lo Iacono, siracusana, è scrittrice e magistrato, a conferma di una regola non scritta che spesso porta chi si occupa del diritto - e della vita vera degli esseri umani, di crimini e misfatti - a investire ulteriori energie creando e ricreando vite letterarie. Il suo primo romanzo, Tu non dici parole, è stato pubblicato con successo da Perrone editore, e ha vinto il Premio Vittorini 2009 sezione Opera Prima, la cui premiazione si terrà a Siracusa il 22 giugno 2009.
Simona Lo Iacono è anche protagonista della vita culturale cittadina, insieme a Maria Lucia Riccioli, con i circoli di lettura e il suo salotto letterario.
Siracusanews l’ha intervistata.
Complimenti per il premio, che giunge a coronamento di un percorso nel quale si intrecciano letteratura e diritto. Non a caso, sul litblog Letteratitudine lei scrive: “Le origini del diritto si confondono con le origini della letteratura. Con l’esigenza di raccontarsi e di codificare regole per migliorare la convivenza. […] Perché raccontandosi e non perdendo memoria della propria storia, l’uomo la esaminava e formulava ipotesi per disciplinarla. Perché narrazione e regolamentazione fanno parte della stessa necessità: sopravvivere”. La letteratura salva la vita?
“Grazie. Sono ancora sottosopra ed emozionata per la notizia. Venendo alla sua domanda, l’uomo ha sempre legato il proprio sguardo alla parola. Ha sempre compreso che dire le cose equivale a farle venire alla luce, sfollarle di fantasmi, crearle. L’atto della scrittura è un costante esercizio di sopravvivenza a se stessi, agli eventi, alla morte.
Chi scrive scaglia dardi contro la fine, cerca un senso, non si arrende a essere dimenticato.
Spera che lasciare “macchie” - tracce del proprio passaggio, segnali che ondeggiano sulla carta e dicono - lo salvi dall’ombra, dal compiuto, dallo scolorire della memoria.
Chi scrive è un inguaribile innamorato della vita e si ostina a ricrearla infinite volte ingannando il tempo. Come Sherazade narra con tenacia da ortica, con coraggio da guerriero. Mille e una notte lo salvano dalla fine”.
Nel suo percorso cosa è venuto prima, con maggiore urgenza, la letteratura o il diritto? Come si sono intersecati?
“La parola in me ha preceduto tutto. Ho percezione di me stessa solo raccontandomi, solo scrivendo. Il diritto è venuto dopo. Ma col tempo si sono vestiti l’uno dell’altra, si sono intrecciati del medesimo lamento, della stessa umile ricerca. Romanzo e processo s’incavano nel mistero di noi, dell’origine delle nostre azioni, dei nostri desideri. Cercano
di afferrare la verità per strade diverse ma complementari. Dicono dell’uomo e della sua fragilità, del suo andare assorto e spesso confuso. Cercano di trovare una risposta. Questa commistione è ora oggetto di una rubrica: `Letteratura è diritto, letteratura è vita´, che tengo sul blog Letteratitudine di Massimo Maugeri.
È stato proprio Massimo a stimolarmi in questo senso. E a intuire la profonda letterarietà del processo”.
Tu non dici parole è un romanzo storico, ma lancia un messaggio universale che travalica il tempo. Come se la magia delle parole, la fede nella bella scrittura siano l’unica forma di magia praticabile, l’unica via percorribile per liberarsi da altre, più pericolose superstizioni e dal dogmatismo becero e ipocrita. Pensa che Tu non dici parole si possa anche definire un romanzo libertario?
“È libertario nel senso che è la stessa parola a essere il campo della libertà. Francisca Spitalieri, la protagonista di `Tu non dici parole´, lo intuisce. E annusa le `parole belle´ quasi fossero un portico misterioso che la immette in una dimensione altra. Cioè oltre gli stenti, oltre la fame, oltre il furioso scalpo fatto alla natura, a cui lei e le altre esposte cercano di rubare erbe commestibili, lucertolame, cacciagione. Oltre la sopravvivenza. La parola è urlo di dolore – miserere miserere miserere – è sfogo e disperata ricerca. La porterà al fraintendimento, alla persecuzione e finanche alla morte. Ma la restituirà a se stessa”.
Sta già lavorando a un altro libro? Può anticiparci qualcosa?
“Sto rivedendo l’ultima stesura del mio prossimo romanzo. È una storia in cui si intrecciano quattro destini – due donne e due uomini – e in cui il processo assurge a metafora della vita. I ruoli si invertiranno e si sovrapporranno, i personaggi scopriranno di non possedere che un frammento, disagiato e instabile, della verità”.
Come sono nati e come funzionano i Circoli di Lettura a Siracusa, la partecipazione è aperta a tutti, appassionati, aspiranti scrittori, uomini della strada? Qual è lo spirito dell’iniziativa?
“I circoli di lettura sono un’intuizione davvero geniale del mio editore, Giulio Perrone. Nascono da una vecchia nostalgia…quella di riunirsi intorno alla lettura di un libro, di parlarne come cosa viva, palpitante, di sangue. Di sondarne i misteri attraverso un colloquio appassionato con l’autore. Si differenziano dalle presentazioni perché il lettore giunge all’incontro avendo già letto il testo, possedendolo, avendolo già rinarrato nel proprio cuore”.
C’è vivo interesse secondo lei - dalle nostre parti - per la letteratura e in specie per quella contemporanea? Trascendendo l’ambito strettamente letterario, il panorama sembra ancora diviso. Da un lato ci sono gli apocalittici a oltranza, seguaci del disgusto, che rimangono ancorati ai “bei tempi che furono”, da un altro lato, invidiabili faciloni che vedono all’orizzonte mutamenti epocali e sono perennemente proiettati verso un radioso futuro.
“Trovo che l’interesse, il vero interesse alla letteratura, vada educato e che per far questo bisogna spendere energia e amore. Seminare spunti, avvicinare gli autori, far capire che la letteratura non è che la nostra voce, garrula e arrochita. Che non è che il nostro riflesso di uomini avvolti dal mistero che ci cinge. Non coincide né col passato né col futuro. È noi in atto, ora, adesso, nell’istante esatto in cui viviamo. Tra i due opposti di cui Lei parla io vorrei porre tanti nostri scrittori semplicemente innamorati della parola. Semplicemente consapevoli che non scrivere è come non respirare, non mangiare, non bere. Che equivale a morire”.
Link:
Tu non dici parole, romanzo: www.giulioperroneditore.it/node/264
Circoli di lettura: http://marialuciariccioli.splinder.com/post/18664803
ANGELO ORLANDO MELONI - LEGGI ALTRE RUBRICHE DELLO STESSO AUTORE













