Operazione “Muddica”: confermati i domiciliari per il sindaco di Melilli Giuseppe Carta, ma cade l’accusa di corruzione

Per altri indagati si assiste anche alla sostituzione delle misure cautelari (perlopiù l'interdizione dai pubblici uffici) con un quadro indiziario ridimensionato rispetto alla fase iniziale

Il tribunale del Riesame di Catania ha confermato i domiciliari nei confronti del sindaco di Melilli, Giuseppe Carta. Mentre l’ex vicesindaco Stefano Elia è stato scarcerato, il primo cittadino, cui era stata applicata la misura cautelare degli arresti domiciliari con il divieto di comunicare con persone diverse dai familiari conviventi e dai difensori Emanuele Scorpo e Francesco Favi, non può ancora uscire di casa.

Ma l’ordinanza è stata annullata in parte per tre capi di imputazione: associazione a delinquere, corruzione e tentata truffa, mentre restano in piedi l’accusa di falso, abuso d’ufficio e una turbativa d’asta. Probabilmente la conferma della custodia cautelare, che a questo punto si riduce a 3 mesi invece dei 6 previsti inizialmente, è dipesa dalla possibile reiterazione del reato ma adesso Carta ricorrerà per Cassazione.

Martedì scorso l’udienza era stata rinviata perché i legali avevano chiesto di ascoltare i tecnici della Procura che hanno eseguito le intercettazioni evidenziando discrasie rispetto a quanto riportato agli atti e avevano prodotto una perizia di parte da un tecnico già utilizzato dalla Procura aretusea.

Il sindaco Carta, Elia e altri dipendenti comunali e imprenditori sono accusati, a vario titolo, di diverse condotte delittuose commesse, ognuno nell’esercizio delle rispettive funzioni, nell’ambito di procedure di affidamento di lavori e servizi da parte di alcuni uffici del Comune di Melilli.

Il Gip aveva individuato nel sindaco Carta il promotore e capo di un’associazione organizzata per sfruttare il potere connesso al suo ruolo politico e a quello di Elia, in modo da influenzare la scelta dei soggetti imprenditoriali selezionati come contraenti del Comune, esercitando pressioni sui vari dirigenti preposti alle procedure di selezione del contraente o di affidamento diretto affinché riducessero fittiziamente, attraverso la scomposizione in più affidamenti, l’importo degli appalti, in modo da eludere le procedure più rigorose previste dalla normativa, invitassero alle selezioni ditte e imprese da loro indicate e, in caso di affidamento diretto, aggiudicassero l’appalto alla ditta indicata.

Intanto anche per altri indagati si assiste alla sostituzione delle misure cautelari (perlopiù l’interdizione dai pubblici uffici) con un quadro indiziario ridimensionato rispetto alla fase iniziale dopo le dichiarazioni rese dal Gip a seguito dell’ordinanza.


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