Pachino, Araba fenice: primi 8 condannati. Per 6 cade l’aggravante del metodo mafioso

L’operazione nel 2018 ha portato all’arresto di 19 persone e allo smantellamento del clan mafioso Giuliano

Prime condanne in arrivo per gli imputati dell’operazione “Araba fenice” del luglio 2018, durante cui è stato sgominato a Pachino il clan mafioso capeggiato da Salvatore Giuliano e sono finite agli arresti 19 persone. Le indagini svolte dalla Squadra mobile di Siracusa, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Catania, hanno documentato i condizionamenti del clan sulle attività economiche della zona, traendone indebiti vantaggi, e una serie di attività illecite che spaziavano dalle estorsioni, al traffico di sostanze stupefacenti, alla commissione di furti ad abitazioni ed aziende agricole.

Riguardo a otto persone, lunedì scorso il gup del Tribunale di Catania ha inflitto con il rito abbreviato 8 condanne, ed in sei è caduta l’aggravante del metodo mafioso.

Antonino Arangio, difeso dall’avvocato Ornella Burgaretta, dovrà scontare 6 anni di reclusione e 24 mila euro di multa per il reato di traffico di stupefacenti; Massimo Caccamo, difeso dall’avvocato Ornella Burgaretta, 8 anni di reclusione e 26 mila euro di multa per il reato di traffico di stupefacenti; Salvatore Bosco, difeso dagli avvocati Giuseppe Gurrieri e Salvatore Cannata, un anno e 4 mesi di reclusione; Salvatore Cannavò, difeso all’avvocato Salvatore Cannata, 6 anni di reclusione e 24 mila euro di multa per il reato di trasporto di sostanze stupefacenti; Antonino Cannarella, difeso dall’avvocato Giuseppe Gurrieri, 6 anni di reclusione e 2 mila euro di multa per il reato di furto e traporto di sostanze stupefacenti; Giuseppe Di Salvo, difeso dall’avvocato Giuseppe Gurrieri, 6 anni di reclusione e 2 mila euro di multa per il reato di furto e di traporto di sostanze stupefacenti; Vincenzo Gugliotta, difeso dall’avvocato Giuseppe Gurrieri, 6 anni di reclusione e 24 mila euro di multa per il reato di furto e di traporto di sostanze stupefacenti; Massimiliano Salvatore Salvo, difeso dall’avvocato Giorgio Antoci, 1 anno e 6 mesi di reclusione.

Il tribunale ha escluso la circostanza aggravante del metodo mafioso per Arangio, Caccamo, Cannavò, Cannarella, Di Salvo e Gugliotta, mentre Bosco e Salvo sono stati condannati per danneggiamento da incendio aggravato seguito dal metodo mafioso.

La procura aveva contestato l’aggravante mafiosa a tutti questi 8 soggetti per i differenti reati – ha dichiarato l’avvocato Giuseppe Gurrieri – perché riteneva che i furti e il traffico di stupefacenti avvenissero per finanziare il clan Giuliano. Il Gip già l’anno scorso a luglio 2018 ha escluso questa aggravante e lunedì il giudice ha confermato l’insussistenza del metodo mafioso, per finanziare i clan. Adesso dobbiamo attendere 90 giorni per il deposito delle motivazioni, con molta probabilità per i miei assistiti proporrò l’appello perché ritengo la pena assolutamente eccessiva rispetto ai fatti che sono stati contestati”.


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