Una pista ciclabile al posto della vecchia tratta ferroviaria tra Noto e Pachino

I due Comuni hanno siglato un protocollo di intesa per realizzare strutture a supporto della mobilità sostenibile e della pedonalità sulla tratta acquisita in comodato d'uso gratuito dalla società Ferservizi

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Valorizzare la dismessa linea ferrata tra Noto e Pachino e realizzare una pista ciclabile. I due Comuni hanno siglato un protocollo di intesa per realizzare strutture a supporto della mobilità sostenibile e della pedonalità sulla tratta acquisita in comodato d’uso gratuito dalla società Ferservizi.

Scopo delle amministrazioni comunali è quello di procedere concretamente alla valorizzazione delle strutture sul modelle delle greenways e la ferrovia dismessa rientra perfettamente tra gli obiettivi da perseguire. Noto dovrà quindi predisporre una manifestazione di interesse finalizzata alla negoziazione per la scelta di chi dovrà occuparsi della promozione complessiva del progetto per quanto riguarda gli aspetti economici, sociali, di concertazione istituzionale e tecnico redazionale.

Avviso rivolto a gruppi di ricerca dei dipartimenti universitari cui verrà riconosciuto un compenso pari a 10 mila euro, il 70% a carico del Comune di Noto e il restante di Pachino, ed entro 12 mesi dovranno essere presentati almeno due progetti da mettere a bando europeo.

La storia. Il tratto da Siracusa a Noto, lungo 30,7 km, venne attivato dalla società per le Strade Ferrate della Sicilia il 5 aprile del 1886 ma per Noto fu approntata una stazione provvisoria nell’attesa che il 20 settembre 1887 si attivasse quella definitiva. Il 23 dicembre 1891 venne aperto all’esercizio anche il tronco di linea Noto-Modica. E due anni dopo, nel 1893, il 18 giugno, fu completata la tratta Siracusa-Licata. L’attivazione della Siracusa-Gela-Canicattì fece nascere presto il progetto di una ferrovia che collegasse anche la zona più meridionale della Sicilia con le sue attività agricole, vinicole e pescherecce.

Nonostante i progetti risalissero ai primi anni del Novecento i lavori, tra lo stop della prima guerra mondiale e la crisi economica del 1929, ebbero termine soltanto alla fine del 1934 e l’apertura all’esercizio il 28 aprile del 1935. Il servizio prevedeva quattro coppie di treni giornalieri di cui tre coppie di categoria omnibus e una di categoria misto che fermavano in tutte le stazioni ma, nel periodo invernale veniva evitata la fermata a Noto Bagni. La prima corsa partiva alle 5,22 da Pachino mentre l’ultima vi terminava il servizio alle 20,11; la percorrenza variava da 47 a 65 minuti. La seconda guerra mondiale e lo sbarco alleato in Sicilia produssero seri danni agli impianti e le linee sud-orientali siciliane rimasero interrotte dal giugno 1943 per oltre un anno.

Nell’autunno del 1951 un violento alluvione danneggiò gravemente alcuni tratti della linea provocando una lunga interruzione del servizio che tornò attivo dal marzo del 1955 pur con una scarsa e poco appetibile offerta di servizi viaggiatori ma interessata da un discreto traffico merci. Senza prospettive di ammodernamento e sviluppo, nel 1986 la linea cessava ogni servizio viaggiatori e merci e venne chiusa e alla fine del 2002 dichiarata dismessa.

La tratta. Il percorso, partendo dalla stazione di Noto, prevede la prima tappa a Falconara Iblea, poi la linea punta decisamente verso il mare, in direzione di Calabernardo e dopo una curva raggiunge la stazione di Noto marina e poco dopo la fermata di Noto bagni in uso soltanto nel periodo estivo; prosegue verso il fiume Tellaro costeggiando l’importante area archeologica di Eloro. Scavalcato il fiume con un viadotto raggiunge la stazione di Roveto-Bimmisca nei pressi del Pantano Grande e prosegue costeggiando l’importante Oasi di Vendicari; raggiunge la fermata di San Lorenzo lo Vecchio e punta in direzione di Marzamemi, si avvicina all’importante Grotta di Calafarina terminando la sua corsa nella Stazione di Pachino con un percorso di poco più di 27 km estremamente interessanti dal punto di vista naturalistico, archeologico e turistico.


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