Prelevata al cimitero di Noto la salma di Lele Scieri. Adesso è in viaggio verso Milano per l’autopsia

Si è svolto tutto questa mattina, entro le 9, alla presenza delle forze dell’ordine. Presenti i familiari, che non hanno mai smesso di chiedere verità e giustizia sul caso

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È stato prelevato questa mattina il cadavere di Emanuele Scieri, avvocato siracusano con origini netine trovato morto il 16 agosto 1999 nella caserma Gamerra di Pisa.

La riesumazione è stata predisposta dalla Procura di Pisa che sta conducendo le indagini sulla sua morte. Le spoglie del parà sono destinate all’Istituto di medicina legale di Milano dove i periti domani inizieranno nuovi esami autoptici e analisi sulla scorta dei quesiti posti dai magistrati. Gli inquirenti intendono ricostruire le ultime ore di vita del militare e verificare le responsabilità dei tre ex commilitoni della vittima oggi accusati di concorso in omicidio: Alessandro Panella, Andrea Antico e Luigi Zabara.

Si è svolto tutto questa mattina, entro le 9, alla presenza delle forze dell’ordine. Presenti i familiari, che non hanno mai smesso di chiedere verità e giustizia sul caso.

L’esame sarà eseguito da Cristina Cattaneo, direttrice del laboratorio di antropologia e odontologia forense Labanof di Milano, lo stesso medico legale che si è occupato di alcuni casi giudiziari (tra cui Yara Gambirasio e Stefano Cucchi) o delle autopsie dei migranti affondati nei barconi nelle acque del Mediterraneo.

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La svolta nelle indagini sulla morte del parà risale all’estate del 2018, dopo che inizialmente il caso era stato archiviato come suicidio. Adesso invece si segue la pista del nonnismo, considerato che secondo la commissione di inchiesta parlamentare presieduta dall’allora parlamentare Sofia Amoddio, istituita nel 2016 e conclusa a dicembre 2017, nella caserma “avvenivano gravi atti di violenza, non riconducibili a semplice goliardia”. Secondo l’accusa, la sera del 13 agosto del 1999 i tre indagati dopo aver fatto spogliare e dopo aver picchiato Scieri, lo avrebbero obbligato a salire sulla torre di asciugatura e poi avrebbero fatto pressione con gli scarponi sulle nocche delle dita. Da qui la caduta e la fuga dei caporali, con il giovane militare che morì dopo qualche ora di agonia. L’autopsia potrà servire a stabilire se il decesso di Emanuele sia stato immediato oppure se i mancati soccorsi siano stati fondamentali nella morte.


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