Priolo Gargallo, dopo l’incidente in zona industriale Legambiente attacca le istituzioni: “poche informazioni, a differenza di come previsto dalla legge Seveso”

Pippo Giaquinta, presidente di Legambiente Priolo storce il naso per i mancati chiarimenti forniti dalle istituzioni sull'incidente industriale all'interno della raffineria Esso di Augusta del 30 novembre scorso

raffineria_siracusa

Nessuna informazione alla popolazione sull’ultimo incidente in zona industriale e nessuna applicazione della normativa “Seveso”. Pippo Giaquinta, presidente di Legambiente Priolo storce il naso per i mancati chiarimenti forniti dalle istituzioni sull’incidente industriale all’interno della raffineria Esso di Augusta. Il 30 novembre scorso si era sviluppato un vistoso incendio nella raffineria del petrolchimico siracusano.

Le fiamme hanno interessato la zona dell’impianto Vacuum, dove avviene la distillazione degli idrocarburi sottovuoto. Pare che sia fuoriuscito del prodotto da una pompa, causando probabilmente lo scoppio di un compressore. Intercettato in breve tempo e domato, non ha avuto conseguenze a persone, ma ha rilasciato nell’aria una vistosa colonna di fumo nero visibile dai tre comuni limitrofi.

Ma ripetiamo ancora una volta – afferma Giaquinta -, se questo incidente fortunatamente senza gravi conseguenze e del quale chiediamo di accertarne le cause e gli urgenti interventi di manutenzione,  fosse successo in un’altra area della zona industriale precisamente nella zona sud dell’Isab impianti Sud, dove insistono numerosi centri commerciali affollati da migliaia di visitatori ignari dei rischi adiacenti, cosa sarebbe successo?

Da questo presupposto l’ambientalista tira in ballo la legge “Seveso” che tra le altre cose ha come scopo quello di “garantire ai cittadini coinvolti un migliore accesso all’informazione sui rischi dovuti alle attività dei vicini impianti industriali “Seveso” e su come comportarsi in caso di incidente; e garantire la possibilità di partecipare alle decisioni relative agli insediamenti nelle aree a rischio di incidente rilevante e la possibilità di avviare azioni legali, per i cittadini ai quali non siano state fornite adeguate informazioni o possibilità di partecipazione, in applicazione della Convenzione di Aarhus del 1998”.

Ebbene – sempre Giaquinta – ancora oggi niente di tutto ciò viene fatto sia nei paesi e sia nei veri centri commerciali. Tali centri commerciali oltretutto presentano caratteristiche più complesse dei comuni in quanto affollati da migliaia di cittadini più ignari, in quanto frequentatori saltuari e quindi non adeguatamente consapevoli del problema. Pertanto agli organi competenti chiediamo ancora quali siano i piani di emergenza per eventuali incidenti industriali per tali luoghi, quali informazioni sono state date ai cittadini, alle maestranze, ai lavoratori operai ed impiegati operanti nei centri commerciali di città giardino, Belvedere, o di Melilli e se sono state mai effettuate eventuali prove ed esercitazioni e prove di evacuazione in caso di incidente industriale rilevante e quali vie di evacuazione sono state predisposte in caso di tali eventi

 


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