Priolo, sversamenti in Ias. L’azienda replica: “l’acqua è rimasta confinata in aree tutte pavimentate e asfaltate”

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Secondo i vertici non ci sarebbe stato alcun disservizio tale da creare allarme, anche se si continua a non chiarire di cosa si sia trattato e se sia intervenuta Arpa

Ias respinge ogni accusa sugli “strani sversamenti” in impianto documentata dal video dello scorso ottobre e pubblicato lo scorso 8 marzo e assicura che la “protezione dell’ambiente e della salute della popolazione nei territori in cui Ias opera costituisce la massima priorità per la società”.

Questo non può che farci piacere, visto che 14 dei 19 indagati della Procura nell’ambito dell’operazione “No Fly” sono all’interno dell’Industria acqua siracusana e accusati di inquinamento ambientale in concorso in quanto omettevano di adattare gli impianti alle prestazioni attendibili in base alle migliori tecniche disponibili e di attuare le misure necessarie per contenere le emissioni.

L’attenzione “su” e “di” Ias è fondamentale per questo territorio e per questo spiace che il direttore generale di Ias Enrico Monteleone scriva che l’articolo in questione rappresenta in maniera gravemente errata e fuorviante degli eventi che hanno riguardato il depuratore consortile gestito da Ias senza però rispondere alle nostre domande: cosa è successo a ottobre del 2018 di così grave da far spaventare perfino i dipendenti? Chi sa cosa è successo e cosa è stato fatto? Dopo la relazione del Comune di Priolo a novembre e dopo l’intervento della Procura a febbraio, il depuratore è rimasto a lavorare e continua a farlo in condizioni precarie. Che cosa sta succedendo nel frattempo? Nessuna risposta a queste domande, peccato.

Nell’articolo avevamo sottolineato che durante l’ondata di maltempo dell’ottobre scorso delle sostanze pericolose si sarebbero unite ad acqua invadendo il cortile interno di Ias e che, conseguentemente, non era possibile escludere un fenomeno di contaminazione del sottosuolo. “Il 14 ottobre 2018, l’area dell’Impianto Biologico Consortile – precisa Ias nella nota di replica – è stata interessata da un fenomeno meteorologico avverso di eccezionale portata (la cosiddetta “bomba d’acqua”), che ha causato l’intasamento delle fogne e il black-out elettrico del depuratore, determinando l’allagamento del cortile interno di Ias. La situazione è stata tempestivamente risolta dalla squadra di pronto intervento elettrico in emergenza che ha provveduto al ripristino dell’alimentazione elettrica. In ogni caso, come è evidente dalle stesse immagini pubblicate da Siracusa News, l’acqua è rimasta confinata in aree tutte pavimentate e asfaltate”. Apprezziamo l’intervento tempestivo (durato comunque poco più di un’ora) ma il liquido non è rimasto confinato all’interno del cortile di Ias, tanto che proprio dalle foto e dal video si evince la fuoriuscita oltre il cancello.

“Del tutto infondate – aggiunge – si appalesano quindi le affermazioni dell’articolo tese ad inferire un possibile inquinamento del sottosuolo”: in realtà abbiamo semplicemente detto che non sarebbe da escludere, ma senza dubbio quel 14 ottobre Ias avrà attivato il protocollo e quindi ci sarà una relazione di Arpa che potrà rassicurarci. Chiediamo solo di vederla (anche se Arpa pare non sia intervenuta quel giorno, perché non contattata, ma non vorremmo insinuare) e di rassicurarci. Sempre perché la sicurezza è prioritaria per Ias. E anche per noi. E anche per i dipendenti, certamente messi in sicurezza quel giorno. Quindi restiamo in attesa da Ias dei documenti ufficiali sia sugli interventi di Arpa sia sulle analisi sicuramente negative.

In secondo luogo, l’articolo afferma che, nei pressi della stazione dell’acido solforico, del liquido trasparente sarebbe stato sversato sul terreno tramite un tubo rosso. “A conferma di quanto ipotizzato (ossia lo sversamento di acido solforico nel terreno), viene fatto riferimento ad un video, asseritamente sempre dell’ottobre 2018 – si legge ancora nella nota di replica – Da approfondimenti effettuati dagli uffici sul punto si rappresenta che il video è stato invero girato nel mese di marzo 2018, in occasione di un intervento di ripristino della fognatura asservita al bacino di contenimento dei serbatoi di acido solforico: sia il tubo, sia il contenuto (acqua di lavaggio) erano dunque direttamente asservite alle attività di cantiere e certamente non si è verificato alcuno sversamento di acque contenenti sostanze pericolose”.

Anche in questo caso, la nostra era una domanda: cosa è successo, tanto da far spaventare la persona che ha girato il video? Abbiamo scritto che sarebbe stato sversato del liquido trasparente sotto la stazione dell’acido solforico, non è ottobre ma marzo. Ok, siamo lieti che si sia trattata di acqua di lavaggio, speriamo quindi che un eventuale sopralluogo di Arpa sul terreno (siamo sicuri sia stato fatto nell’ultimo anno) non abbia registrato contaminazioni sul terreno. In ogni caso, le acque di lavaggio secondo la normativa non possono essere sversate nel sottosuolo ma dovrebbero essere raccolte in un bulk (serbatoio).

“L’articolo afferma che di recente alcuni campioni di acqua reflua in uscita degli stabilimenti industriali avrebbero mostrato dei parametri fuori norma per brevi periodi (qualche ora) – conclude la nota della società, che si riserva ogni azione per tutelare i propri diritti e interessi nelle sedi opportune – Tale circostanza è dettagliatamente disciplinata dal Regolamento dei servizi di depurazione e relative procedure attuative. Nello specifico, le procedure operative stabiliscono che per disconformità temporanea si intende uno scostamento dei valori accettabili dei reflui inviati per un periodo inferiore alle 24 ore e che Ias può sospendere l’accettazione del refluo in presenza di determinate circostanze. Ciò, al fine di garantire la tutela del ricettore finale a valle del processo di depurazione. Alla luce di quanto sopra, l’articolo in questione comporta un grave danno all’immagine della società, nella misura in cui i fatti rappresentati sono evidentemente tesi a ingenerare il sospetto di una non adeguata gestione dell’impianto di depurazione”.

Abbiamo detto che ci sono stati fuori norma, forse avremmo dovuto chiamarla “disconformità temporanea” ma non ci fa piacere sapere che “lo scostamento dei valori accettabili” dei reflui può durare fino a 24 ore. Quanto meno abbiamo anche una risposta per la cittadinanza sulle “puzze”. Certo, ci fa specie in ogni caso che il grave danno d’immagine per la società lo ha fatto SiracusaNews con alcune domande e non la relazione del Comune di Priolo (socio di Ias) che ha esplicitamente parlato di “gestione negligente”.


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