Priolo, quegli strani sversamenti in Ias. Il depuratore fa acqua da tutte le parti (ma non solo quella)

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Se ciò che è mostrato dal video che è pervenuto in redazione corrisponde alla descrizione che ci è stata fornita, sostanze inquinanti si sarebbero unite ad acqua e avrebbero invaso il cortile interno di Ias lo scorso ottobre

Benzene, toluene, etilbenzene e xilene. Se ciò che è mostrato dal video che è pervenuto in redazione corrisponde alla descrizione che ci è stata fornita, sarebbero queste le sostanze che subito dopo l’ondata di maltempo dello scorso ottobre si sarebbero unite ad acqua e avrebbero invaso il cortile interno di Ias, il depuratore consortile di Priolo. Le sostanze cosiddette BTEX sono note perlopiù tra le cause della contaminazione del suolo e delle acque sotterranee e, ribadiamo, se vero che si sia trattato di queste sostanze, non può certamente escludersi l’inquinamento del sottosuolo.

E un altro video, sempre risalente allo scorso ottobre, mostra la poco più distante stazione dell’acido solforico. L’acido solforico a contatto con la pelle può creare gravi ustioni, in soluzione acquosa altamente concentrata è più noto come vetriolo. Da un tubo, rosso, sottostante, esce del liquido trasparente che viene sversato sul terreno. In entrambi i casi non è dato sapere di cosa si tratti ma in ogni caso non può essere un fenomeno ordinario.

La totale mancanza di manutenzione in Ias è cosa nota sia al Comune di Priolo sia alla Procura. Un impianto in avanzato stato di degrado, con forti criticità e privo delle autorizzazioni necessarie per un regolare esercizio. Testimonianza di una gestione negligente, quella di Ias, secondo i tecnici del Comune di Priolo che lo scorso novembre hanno redatto una relazione tecnica sull’impianto di depurazione. La descrizione delle problematiche rilevate non lasciava adito a dubbi: la situazione era (è) precaria dal punto di vista strutturale. Ed era nota ben prima dell’intervento della Procura della Repubblica che con l’operazione “No Fly” ha provveduto al sequestro preventivo del depuratore.

Un depuratore che lavora il 30% di reflui civili e il 70% industriali, gestito come se fosse predominante la parte meno pericolosa. Con un’autorizzazione allo scarico scaduta e senza autorizzazione alle emissioni relative alla linea fanghi, con un impianto di deodorizzazione non attivo.

Siamo a conoscenza, anche, di una serie di “Fuori norma” comunicati dai dipendenti di Ias direttamente alle aziende della zona industriale. Anche dopo la relazione tecnica di Priolo. Qualche esempio: a gennaio viene sottolineato che dalle analisi effettuate su una presa campione si riscontrano alcuni parametri fuori norma; il Cod (acronimo di Chemical Oxygen Demand, in italiano “domanda chimica di ossigeno”) è pari a 910 mgO2/l quando la legge italiana consente lo scarico nei sistemi fognari di acqua il cui Cod non sia superiore a 500 (acque con valori superiori devono essere previamente trattate in modo da rimuoverne gli inquinanti) e per lo scarico in acque superficiali il limite ammesso è pari a 160.

Il valore del Cod rappresenta la quantità di ossigeno necessaria per la completa ossidazione per via chimica dei composti organici e inorganici presenti in un campione di acqua. A gennaio dalle analisi si riscontra nuovamente un valore fuori norma (790). A febbraio, poco più di 10 giorni fa, comunicato un Cod a 757. Viene chiamato “avviso di disconformità temporanea e di emergenza“. Talmente temporanea e di emergenza che riaccade nuovamente all’inizio di questa settimana, con analisi Cod 754 alle 15 e ridotto sotto i 100 alle 18, tre ore dopo.

Numeri, dati, espressioni troppo tecniche, ce ne rendiamo conto. Per questo le domande sono tante: cosa è successo a ottobre del 2018 di così grave da far spaventare perfino i dipendenti? Chi sa cosa è successo e cosa è stato fatto? Dopo la relazione del Comune di Priolo a novembre e dopo l’intervento della Procura a febbraio, il depuratore è rimasto a lavorare e continua a farlo in condizioni precarie. Che cosa sta succedendo nel frattempo? Il sequestro preventivo non è bastato evidentemente, ma questo fallimento non può essere bollato a una cattiva gestione della componente pubblica che lo gestisce (Irsap su tutti), lasciando che le aziende della zona industriale prendano formalmente possesso di Ias per i prossimi decenni. Il controllore pubblico non può soccombere in un settore così importante.

Ma, soprattutto, non può essere la Procura a sostituirsi alle mancanze di chi ha lasciato nascere, crescere, prosperare e ora vede sopravvivere un mondo, quello industriale, che ha dato e dà tanto in termini lavorativi. E non è in grado (o non ha voglia) di controllare che tutto vada per il meglio. Per la salute, per il territorio, per il futuro.

di Luca Signorelli

Ha collaborato Giulio Perotti


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