Rosolini, accusò il proprio avvocato di aver patteggiato senza il suo assenso: condannato per calunnia

Il giudice ha evidenziato che se realmente Gennaro avesse subito l'infedeltà del proprio legale gli avrebbe revocato il mandato e non avrebbe atteso il momento successivo alla pronuncia della sentenza

È stato condannato a due anni di reclusione l’uomo che accusò l’avvocato Giovanni Giuca di aver patteggiato senza il suo assenso. L’ex vigile urbano di Rosolini, Rosario Gennaro, era accusato di calunnia ai danni del suo ex difensore e il Giudice Monocratico Giuseppina Storaci lo ha anche condannato al risarcimento dei danni in favore del suo ex difensore, che si è costituito parte civile.

Una vicenda nata dalla richiesta di patteggiamento che l’avvocato Giuca dice di avere presentato per il consenso al Pm Andrea Palmieri a seguito dell’assenso dell’allora cliente, Gennaro, che avrebbe firmato la procura speciale mentre era detenuto nella Casa Circondariale di Cavadonna. Gennaro, invece, ha sempre sostenuto di avere firmato un foglio in bianco ma non la richiesta di patteggiamento alla pena di tre anni di reclusione per il reato di usura.

Il dipendente comunale, 74 anni, venne arrestato e portato in carcere e il suo difensore di fiducia di allora concordò con il Pubblico Ministero Andrea Palmieri la definizione del procedimento penale attraverso un patteggiamento che portò nel giro di pochi giorni alla scarcerazione di Gennaro, anche se successivamente lo Stato si rivalse contro lo stesso confiscandogli tutti i beni.

Da lì la decisione di rivalersi contro quello che era il suo avvocato citandolo in giudizio, ma il giudice ha evidenziato che se realmente Gennaro avesse subito l’infedeltà del proprio legale gli avrebbe revocato il mandato e non avrebbe atteso il momento successivo alla pronuncia della sentenza: “emerge dagli atti processuali – si legge nel dispositivo – la precisa volontà dell’imputato di screditare l’operato dell’avvocato Giuca per specifiche motivazioni che l’istruttoria dibattimentale non ha messo in luce, accusandolo falsamente di reati che non ha commesso”.


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