Santa Lucia a Siracusa, Pappalardo: “inaccettabile indignarsi per la morte di un gatto e non per per l’abbandono di donne e bambini nati nella miseria”

Una cerimonia che nella sua fase iniziale ha vissuto un bell'omaggio da parte del corpo dei Vigili del Fuoco

santalucia-2018 Foto di Alessandro Maiolino

Alle 15.23, con un leggero anticipo rispetto al solito, Santa Lucia ha fatto capolino sul sagrato del Duomo, accolta come da tradizione dal grido “Sarausana je”, dagli applausi e dalle lacrime dei fedeli. Una cerimonia che nella sua fase iniziale ha vissuto un bell’omaggio da parte del corpo dei Vigili del Fuoco. Sono stati loro a portare il Simulacro fuori dal Duomo e una volta giunto sul sagrato, la Patrona ha ricevuto un nuovo omaggio: una vigilessa (Francesca Guido) che a bordo di un’autoscala si è lentamente avvicinata al simulacro per donare un mazzo di fiori a Lucia. Un omaggio che sancisce ancora una volta lo stretto legame tra i Vigili e Santa Lucia, nato dopo il terremoto del ’90. Un omaggio anche dal cielo con un lungo passaggio su piazza Duomo di un elicottero di Vigili del Fuoco. Poi la cerimonia ha ripreso il proprio corso, con la sosta sotto l’Arcivescovato e il discorso di monsignor Salvatore Pappalardo. In poco più di 5 minuti l’Arcivescovo di Siracusa ha toccato diversi punti, passando dalla tradizione delle celebrazioni, fino alla più immediata attualità, soffermandosi sul fenomeno migratorio e soprattutto sull’integrazione.

Con grande gioia abbiamo accolto l’ingresso del Simulacro – ha esordito l’arcivescovo -. Il suono festoso delle campane e il grido sgorgato dal cuore “sarauana je” traducono i sentimenti di esultanza e devozione che ci legano alla Patrona. Il simulacro è solo un simbolo della sua presenza, ma in verità Santa Lucia ci invita a camminare sulla via che conduce alla salvezza. Lucia è la discepola fedele che nella sua esistenza accolse Cristo come il Signore della sua vita e a lui consacrò il suo amore verginale. Noi che ci vantiamo di essere suoi discepoli, facciamo nostri i suoi esempi. Il nostro Paese sta attraversando una lunga crisi economica che ha stremato tante famiglie, cui si aggiunge il fenomeno dell’immigrazione con il problema dell’accoglienza e dell’integrazione. Non entro nel merito dei provvedimenti adottati dai governi di turno, certamente però è mio dovere come vescovo, annunciare a tutti la parola del vangelo che ci obbliga nel vedere nel volto del forestiero il volto di Cristo che bussa alla nostra porta. Come cristiani non possiamo accettare e giustificare qualsiasi forma di discriminazione. Conviviamo sentimenti di reciproca fiducia e amicizia, poniamo gesti concreti di solidarietà.”

Chiosa finale su un fenomeno di stretta attualità, quella dell’uccisione da parte di un uomo di un gatto in Ortigia. Per monsignor Pappalardo è “inaccettabile che mentre manifestiamo indignazione per il gatto morto sulla strada, non si esprima uguale indignazione per l’abbandono di donne e bambini colpevoli solo di essere nati nella miseria o in paesi dove da anni si combattono assurde guerre, solo perchè hanno la pelle di colore diversa dalla nostra. Natale è la festa dell’umanità, viviamolo facendo nostri i nobili sentimenti di Santa Lucia. Impariamo ad amare il bambino di Betlemme e i tanti bambini poveri che rappresentano il presepe vivente dei nostri tempi.”


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