Da Siracusa agli States per insegnare (di nuovo) alla Marina americana a orientarsi in mare guardando le stelle

Sulle pagine de "La Stampa" la storia del 46enne siracusano, trasferitosi ad Annapolis per insegnare alla marina militare Usa come orientarsi in mare senza l'utilizzo della tecnologia, ma con il sestante e il planetario

sestante

C’è un italiano che ha fatto tornare a guardare le stelle agli americani, non per puro romanticismo ma per insegnar nuovamente loro a sapersi orientare in mare senza l’utilizzo dell’elettronica. È un ufficiale della Marina militare, che, nell’era dei satelliti e dell’elettronica più avanzata, ha riacceso il planetario spento da anni dell’Accademia navale di Annapolis, il college del Maryland che sforna i guardiamarina dell’Us Navy, e si è rimesso a distinguere le costellazioni del Piccolo e Grande Carro piuttosto che di Cassiopea e a ricercare la Polare.

Tutto parte più o meno intorno al 2006, quando la Russia decide di togliere un po’ di ruggine al suo sistema di posizionamento e di navigazione satellitare, il Glonass, una costellazione di 24 satelliti in orbita più o meno equivalente e sicuramente concorrente del Gps americano (che di satelliti ne ha 31): sono quelle reti nate negli Anni 70 per scopi militari, aperte poi su alcune frequenze anche all’uso civile ove i satelliti dialogano con terminali mobili e ricevitori a terra tramite segnali radio e ci consentono ad esempio di sapere dove siamo con l’auto pigiando un tasto del navigatore. Mosca dunque investe milioni di rubli per affinare e superare i problemi di accuratezza del suo Glonass e gli americani iniziano a preoccuparsi.

La domanda che sorge Oltreoceano è semplice: che accadrebbe se il Gps smettesse per qualsivoglia motivo di funzionare?  Che succederebbe, ad esempio, sulle plance delle tante navi che solcano le acque del globo e che si affidano ormai ciecamente ad esso? Commerciali (il 90% delle merci si muove via mare) e militari? Il quesito se lo pone il Pentagono, che controlla la rete, e naturalmente l’Us Navy. La risposta non è delle migliori, tanto che quest’ultima corre subito ai ripari. Perché realizza che nessuno dei suoi giovani ufficiali, nati nell’era dell’elettronica, sapeva più guardare le stelle per orientarsi in mare e usare il sestante per tracciare la posizione, uno strumento vecchio come il cucco, tipo Master&Commander, che però ha il pregio di essere invulnerabile alle cyber-minacce.

I corsi di navigazione astronomica erano stati infatti aboliti, cancellati dai programmi di studio dei cadetti da almeno vent’anni. Risultato? Senza Gps, ammetterà sulla Capital Gazzette il comandante Ryan Rogers, vice capo del Dipartimento di navigazione dell’Accademia di Annapolis, “i nostri non saprebbero trovare la rotta di casa“.

L’US Navy decide quindi di ripristinare le lezioni di navigazione astronomica che aveva mandato in naftalina. Ma si presenta un problema: non ci sono nemmeno più insegnanti in grado di impartire questo tipo d’istruzione. È a questo punto che entra di scena il comandante Rinaldi. “La Marina militare italiana non ha mai abbandonato la navigazione astronomica, che fa parte delle materie da sempre insegnate all’Accademia navale di Livorno. Il sestante non è mai sbarcato dalle nostre navi, anche per una questione di cultura marinara“, spiega l’ufficiale, che nel 2012 si trova così catapultato ad Annapolis (dal 1961 qui c’è un ufficiale della nostra Marina Militare, in collegamento con Roma) per rinnovare l’uso dell’arte perduta. “Abbiamo rimesso in moto il planetario, spento da tempo, e rispolverato i sestanti rimasti, che erano stati esposti in bacheca come cimeli“, racconta a La Stampa.

Rinaldi si ferma nel Maryland quattro anni. Torna a far guardare le stelle ai cadetti americani, tiene lezione (sarà premiato come miglior docente della Divisione di sviluppo professionale con il 2016 Colleen S. Smiley-Owendoff Teaching Excellence Award , un riconoscimento che nella secolare storia dell’istituto è stato assegnato a un non americano solo due volte) insieme con un ridotto team internazionale e organizza come capo dell’ufficio di addestramento anche la formazione dei docenti.

La navigazione astronomica ritorna materia obbligatoria per tutti gli aspiranti guardiamarina, con un ulteriore approfondimento per coloro che s’imbarcheranno. “Le prime volte i ragazzi sono rimasti sconvolti quando ho spento il Gps. Poi, si sono lasciati affascinare dagli astri“, ricorda l’ufficiale siciliano, oggi direttore dei corsi della scuola per allievi sottufficiali della Marina italiana alla Maddalena. “Del resto, la volta celeste è la cosa più bella che si può vedere quando si è in mare“.

(Tratto integralmente da La Stampa)


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