Siracusa, Ansaldi ex consigliere: una lezione di stile, ma da valutare il rapporto tra consorzio Plemmirio e Comune

Ansaldi “paga” la presenza all’interno del Cda dell'Amp del Plemmirio, anche se dimissionario subito dopo la sua elezione. E “paga” anche la decisione dello stesso consigliere surrogato, che ha deciso di astenersi invece di votare a proprio favore

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È tutta una lezione di stile. L’ormai ex consigliere comunale Pippo Ansaldi non siederà sullo scranno all’ultimo piano di Palazzo Vermexio anche perché tra gli astenuti alla votazione sulla propria ineleggibilità si è astenuto. Altrimenti il risultato sarebbe stato di pareggio tra i favorevoli e i contrari. Non sarebbe rimasto al suo posto, ma diciamo che la “cacciata” sarebbe stata certamente ancor più movimentata durante una seduta a dir poco confusionaria. Il coro pressoché unanime di vicinanza umana a una persona stimata da tutti sembra però aver confuso un po’ le parti: il centrodestra in aula potrebbe anche aver tentato una prova di forza contro i consiglieri vicini all’amministrazione comunale, ma è stata un’iniziativa non campata per aria.

Lo stesso Ansaldi e la lista Lealtà e condivisione per Siracusa hanno dichiarato di voler dare mandato ai propri legali di presentare ricorso sulla decisione assunta in Consiglio comunale e quindi Rita Gentile siederà al posto del geologo fino a quando il Tribunale dovessero decidere in uno o nell’altro modo. La figura di Giuseppe Ansaldi, al di là di ogni considerazione legata all’appartenenza politica, costituisce una risorsa preziosa per l’intera comunità cittadina, in ragione dell’impegno pluridecennale che lo stesso ha profuso sui temi dell’ambientalismo e della salvaguardia del territorio. Lo pensa il portavoce della lista, Francesco Ortisi, lo pensa il Partito democratico, lo pensano praticamente tutti fino a dichiarare che “privare il Consiglio comunale della sua competenza tecnica e della sua capacità politica costituirebbe una perdita che ricadrebbe su tutta la comunità, ben oltre gli interessi della lista che lo ha eletto. Anche per questo ci avvarremo di tutti gli strumenti legali affinché venga annullata la grave decisione oggi assunta”.

Giustissimo, il Consiglio comunale merita Ansaldi. Anche perché il valore umano è stato dimostrato proprio da questa astensione. Ansaldi “paga” la presenza all’interno del Consiglio di amministrazione del Consorzio dell’Area Marina protetta del Plemmirio, anche se dimissionario subito dopo la sua elezione. E “paga” anche la decisione dello stesso consigliere surrogato, che ha deciso di astenersi invece di votare a proprio favore.

Solo che la legge non dovrebbe variare in base alla persona che vi si trova davanti. E se è vero che il segretario generale Danila Costa ha espresso parere favorevole all’eleggibilità del consigliere (parere non vincolante), è altrettanto vero che in aula c’erano molti altri avvocati (tra questi Ezechia Paolo Reale) che hanno sostenuto il contrario. E anche l’avvocato Salvo Salerno, di certo non vicino al centrodestra e non distante da Ansaldi, ammette che la questione andrebbe affrontata più approfonditamente. E magari i tribunali amministrativi potranno dirci in questa delicata situazione chi aveva ragione e chi torto, convincendo il Consiglio comunale a chiarire lo Statuto. O condannando il Consiglio al risarcimento del danno nei confronti del consigliere estromesso.

Prima va stabilito se, tra Consorzio Amp e Comune di Siracusa – ammette l’avvocato Salerno – esista il “rapporto di dipendenza” richiesto dalla legge. In tal senso occorre vedere se, in capo al Comune sussista, come dice la giurisprudenza, un penetrante potere di ingerenza che lo ponga in condizioni di dirigere l’attività del Consorzio, “assicurandosi che esso agisca in conformità alle specifiche prescrizioni impartite in via generale o per ogni singolo atto, in guisa tale che l’ente dipendente si configuri come mero strumento della volontà direttiva del Comune”. Va pure ricordato che il rapporto di dipendenza viene chiamato, con termine oggi più di moda, come “controllo analogo”. Ebbene, del “controllo analogo” si occupa ancora il Tuel, all’articolo 113 bis, laddove stabilisce che sia tale che gli enti pubblici titolari del capitale sociale esercitino sulla società (anche consortile) un “controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi e che la società realizzi la parte più importante della propria attività con l’ente o gli enti pubblici che la controllano”. Io sommessamente ritengo che il rapporto di “codipendenza” del Consorzio da Comune e Provincia, sia un indice contro la tesi della stretta ingerenza del Comune sul Consorzio. Ma proprio questo, semmai, andrebbe detto e spiegato, anziché affermare genericamente e a priori che il Consorzio Amp sia autonomo dal Comune. Ammesso che venga accertato che il Consorzio Amp sia tecnicamente in “rapporto di dipendenza” (o “codipendenza”) dal Comune, occorre poi accertare – ed è, secondo me, il profilo decisivo, anche se nessuno ne parla – se il componente del CdA del Consorzio abbia avuto effettivamente le “funzioni di rappresentanza” e quali, durante il suo mandato”.

La parola, se ricorso sarà, al Tribunale. Forse si cammina sul filo della legge, forse il centrodestra ha preso una brutta cantonata o forse aveva ragione (al di là poi dei metodi forse un po’ aggressivi in aula contestati da qualcuno). Resta di sicuro uno chapeau sentito al signore Ansaldi che non ha fatto di tutto per salvarsi, se ha sbagliato lo ha fatto certamente in buona fede ma appresa la notizia ha raccolto le sue cose e, in silenzio, è andato via.


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