Siracusa, “aprite i porti”: oggi sit in davanti la prefettura contro la decisione del Governo di impedire lo sbarco della nave Aquarius in Italia

"Ciò che sta accadendo in queste ore, in relazione alla scelta del Governo di impedire lo sbarco della nave Aquarius è gravissimo - si legge in una nota di Simona Cascio, presidente Arci Siracusa - La svolta in senso antiumanitario che si sta operando nel nostro Paese non ha precedenti"

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Oggi pomeriggio alle 18,30, davanti alla Prefettura di Siracusa in piazza Archimede sit in di protesta davanti la sede della prefettura in piazza Archimede contro la decisione del Governo di impedire lo sbarco della nave Aquarius in Italia.

A promuovere l’iniziativa sono Arci, Arciragazzi 2.0, Accoglierete, Gruppo Italia 85 di Amnesty International, Astrea in memoria di Stefano Biondo, Emergency, Legambiente, Rete della Conoscenza , Unione Degli Studenti, Stonewall, Zuimama Arciragazzi, Parrocchia di Bosco Minniti, Rete Degli Studenti, Centro Pio La Torre, Potere al Popolo, Rete Centri Antiviolenza di Raffaella Mauceri, Chiesa Evangelica Battista di Siracusa e Floridia, Intersos.

“Ciò che sta accadendo in queste ore, in relazione alla scelta del Governo di impedire lo sbarco della nave Aquarius è gravissimo – si legge in una nota di Simona Cascio, presidente Arci Siracusa – La svolta in senso antiumanitario che si sta operando nel nostro Paese non ha precedenti. La chiusura dei porti italiani alla nave Aquarius e alla Sea Watch 3, annunciata dal ministro Salvini, è una soluzione inaccettabile. L’Italia non può voltare le spalle, ogni migrante, tra cui tante donne e bambini indifesi, è prima di tutto una persona costretta a lasciare la propria terra, a causa di guerre, fame, siccità e disastri ambientali, per cercare la sopravvivenza altrove chiedendo accoglienza e asilo. La Convenzione di Amburgo del 1979 e le altre norme internazionali sul soccorso marittimo, oltre che i fondamentali principi di solidarietà, impongono che le persone soccorse in mare debbano essere sbarcate nel primo “porto sicuro” sia per prossimità geografica sia dal punto di vista del rispetto dei diritti umani. Basta criminalizzare la solidarietà. Chiediamo al governo italiano che vengano riaperti immediatamente i porti italiani e di proteggere le persone, non le frontiere”.


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