Siracusa, tra “Fare” e “Camaffari” il futuro del Pd è nebuloso. I segretari pensano alle liste civiche, Garozzo: “ipocriti, stanno con Fi”. E Cafeo scarica l’ex amico

Il rischio è che il 10 giugno – tolto il “partito non partito” a 5 Stelle – non ci sarà alcun simbolo storico ma solo liste più o meno civiche

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Due probabili liste civetta che racchiudono quello che oggi è il Partito democratico: Fare e Camaffari. E che racchiudono la (non) anima di un partito che rischia di non essere presente alle prossime elezioni amministrative. Anzi, di più. Il rischio è che il 10 giugno – tolto il “partito non partito” a 5 Stelle – non ci sarà alcun simbolo storico ma solo liste più o meno civiche. Fare, infatti, è la nuova creatura del vicesindaco Francesco Italia (e del sindaco di Ferla Michelangelo Giansiracusa); Camaffari è il nuovo progetto politico dell’ex assessore Valeria Troia (e dagli ambienti politici si vocifera sostenuto anche da Giovanni Cafeo).

Quale obiettivo, per Fare è facile da comprendere – alleanza per la successione del sindaco Giancarlo Garozzo, che potrebbe essere lo stesso Garozzo – mentre per Camaffari si dice possa essere l’alternativa del Pd in caso di spaccatura definitiva del Partito stesso. “La proposta che porteremo noi sia nel partito sia nel territorio – dice Cafeo – sarà quella di un Pd che svolga il ruolo di catalizzatore di pulsioni civiche, tese a contrapporre al modello 5 Stelle una riappropriazione del ruolo dei cittadini basata sulla condivisione dei progetti e delle competenze”.

Il Partito Democratico provinciale e comunale accetta il “consiglio” e quindi convocherà a breve i suoi dirigenti per analizzare la cocente sconfitta delle Politiche e per pensare alla prossima tornata elettorale. I segretari Alessio Lo Giudice e Marco Monterosso non disdegnano dunque “l’ipotesi di un progetto civico” così come una “candidatura condivisa dal Pd e da altre liste della coalizione di centrosinistra” ma in questo momento il partito è spaccato. Sai che novità. E stanno spuntando come funghi le liste che concorreranno per un posto al Vermexio.

Potenziali futuri consiglieri comunali si stanno muovendo sui social network confermando la propria presenza alla competizione – pur limitandosi alla foto e all’annuncio “io ci sarò” – ma nessuno ha l’intenzione né tantomeno la certezza di quello che sarà il simbolo con cui correrà.

E neanche i segretari del Pd sembrano avere le idee tanto chiare: “il ragionare solo sui nomi o sulle tattiche di mimetizzazione dei partiti dentro liste civiche – dicono Lo Giudice e Monterosso – prima ancora di aver avviato un serio dibattito all’interno del partito coinvolgendo la cittadinanza, evidenzia proprio una sottovalutazione del messaggio uscito fuori dalle urne e una fuga in avanti rispetto a proposte ancora tutte da valutare”. Parole piuttosto vaghe che non sembra definiscano un’idea chiara sull’imminente futuro politico: primarie sì o no, partecipazione diretta con tanto di simbolo sì o no, alleanze sì o boh. E con chi.

Devono smetterla di essere ipocriti – attacca il sindaco Garozzo – ed è ciò che ci ha portati fino a questo punto. Anche le pietre sanno che è in piedi il dialogo con Forza Italia per predisporre liste civiche a supporto di un candidato unico di espressione forzista”. Da parte sua, il sindaco uscente sta preparando altre liste civiche personali – oltre alla già citata Fare – in grado di supportare una ricandidatura che non dovrebbe essere di marca Pd.

Anche perché l’unico rappresentante siracusano eletto tra Roma e Palermo – l’amico nemico Giovanni Cafeo – di sicuro con il suo Res (e Camaffari?) dà il benservito a Garozzo, che a suo dire “non rappresenta il Pd. Non lo diciamo da renziani (“puri” o “impuri” è una divisione che non ha molto senso) ma perché a nostro modo non rappresenta ciò di cui ha bisogno la città oggi”. Cafeo non vuole alimentare “totonomi” e “totoliste” e non vuole contrapporre coalizioni anti 5 Stelle: “abbiamo l’obbligo di provare a costruire una coalizione per e non una coalizione contro”. E come sempre il Pd, o quel che ne resta, fa discutere.


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