Siracusa, caso Scieri: “non fu suicidio”. La commissione d’inchiesta vota la relazione finale “alla Gamerra gravi atti di violenza”

La parlamentare nazionale del Partito Democratico e presidente della commissione d'inchiesta sulla morte del giovane militare siracusano ha trovato nuovi elementi, consegnati alla Procura di Pisa che a sua volta ha riaperto le indagini a 18 anni di distanza dalla morte del giovane

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Non fu un suicidio, come suggerì il comando della Folgore. Il parà siracusano Emanuele Scieri fu aggredito prima di salire sulla torretta della caserma Gamerra di Pisa, ai piedi della quale fu ritrovato cadavere il 16 agosto 1999. Così la relazione finale della commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte del militare che ha concluso i lavori dopo 20 mesi. Alla Gamerra, si legge, c’era “un’altissima, sorprendente tolleranza verso comportamenti di nonnismo” e ora “speriamo che il nostro lavoro posso restituire verità e giustizia alla memoria di Emanuele“.

A venti mesi dalla sua prima seduta, la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte del militare Emanuele Scieri, ha votato la sua relazione finale. A renderlo noto è la Presidente della Commissione  Sofia Amoddio, deputato nazionale del Partito Democratico.

Un lavoro puntale e approfondito che – afferma la Amoddio -, con l’acquisizione di quasi seimila pagine di documenti e l’audizione di 45 persone, ha portato la Procura di Pisa a riaprire le indagini sul caso. La Commissione ha lavorato con determinazione nella ricerca della verità nella consapevolezza che le responsabilità penali sono individuali con pieno rispetto e considerazione nei confronti delle forze armate”.

La commissione d’inchiesta, intrecciando gli elementi acquisiti nel 1999 dalla magistratura con nuovi elementi di indagine acquisiti attraverso le audizioni, ha fornito nuovi elementi che ha consegnato alla Procura della Repubblica di Pisa. Elementi che hanno portato gli inquirenti a riaprire le indagini e che consentirebbero di escludere la tesi del suicidio o di una prova di forza alla quale si voleva sottoporre Emanuele  Scieri, scalando la torretta.

La Commissione, durante i propri lavori ha accertato, attraverso la consulenza cinematica di tecnici specializzati, che la presenza di una delle scarpe dello Scieri ritrovata troppo distante dal cadavere, la ferita sul dorso del piede sinistro e sul polpaccio sinistro siano del tutto incompatibili con la caduta dalla scala e mostrerebbero chiaramente che il giovane militare siracusano sia stato aggredito prima di salire sulla scaletta.

La Commissione – prosegue la Amoddio – ha scoperto dettagli sul clima generale che regnava nella caserma Gamerra di Pisa all’epoca dei fatti evidenziato la natura delle pratiche, il tipo di relazioni che venivano a stabilirsi tra anziani e reclute, il ruolo dei caporali e l’atteggiamento e la mentalità dei militari e le risposte date dai comandanti a livello di corpo e di brigata. Inoltre – conclude – abbiamo accertato che alla Gamerra avvenivano gravi atti di violenza, non riconducibili a semplice goliardia”.


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