Siracusa, condannata a pagare 2 milioni di euro in Danimarca: l’odissea sindacale della Solesi

Innanzi al Tribunale del Lavoro danese, la Solesi ha sempre affermato e dimostrato di non essere tenuta al pagamento dei contributi in Danimarca, poiché questi versamenti erano già stati effettuati in Italia

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Nel 2013 la Solesi si è aggiudicata una commessa per lo svolgimento di opere edili all’interno di una raffineria in Danimarca. Come accaduto per altre commesse in Europa, anche nel cantiere danese la Solesi ha impiegato lavoratori regolarmente assunti in Italia, correttamente remunerati e con integrale versamento di tutti i contributi previdenziali ed ogni altro onere sociale secondo la legge italiana. Durante i lavori, un Sindacato danese ha preteso che la Solesi pagasse ulteriori somme non dovute in Danimarca e, di fronte al legittimo rifiuto di quest’ultima, ha adito la giustizia danese. Da qui inizia un’odissea (sindacale) per la società siracusana, fondata nel 1979, che opera nel campo delle costruzioni civili e industriali da quasi 40 anni e impiega attualmente circa 200 dipendenti in tutto il territorio nazionale ed europeo. Stamattina alla conferenza stampa oltre al presidente di Confindustria Siracusa Diego Bivona e di Ance Siracusa Massimo Riili, erano presenti i sindacati dei lavoratori con i segretari di Fillea Filca e Feneal Salvo Carnevale, Paolo Gallo e Saveria Corallo e i segretari generali provinciali di Cgil e Cisl Roberto Alosi e Paolo Sanzaro.

Uno speciale Tribunale del Lavoro danese ha condannato la Solesi a pagare una pena pecuniaria di circa 2 milioni di euro a titolo di multa per omissione dei versamenti di ulteriori somme imposte dal Contratto collettivo nazionale danese, ma per lavoratori assunti in Italia. Inoltre, quest’importo non è riconosciuto ai lavoratori (peraltro mai iscritti al sindacato danese) ma va nelle casse del sindacato stesso.

Innanzi al Tribunale del Lavoro danese, la Solesi ha sempre affermato e dimostrato di non essere tenuta al pagamento dei contributi in Danimarca, poiché questi versamenti erano già stati effettuati in Italia (Inps, Inail, Cassa edile e Prevedi).

Per provare la propria regolarità contributiva, la Solesi ha depositato tutta la documentazione possibile dinanzi al giudice danese al quale, sin dall’inizio, ha chiesto espressamente di ottenere una pronuncia dalla Corte di Giustizia Europea a seguito dell’incompatibilità del Contratto collettivo nazionale danese con il diritto europeo. Nonostante ciò, la Solesi è stata condannata a pagare circa 2 milioni di euro con una sentenza non appellabile nell’ambito del sistema giudiziario danese.

Il pagamento di questa somma spropositata metterebbe la società in grande difficoltà nell’ottemperare alle loro richieste e potrebbe portare ad una drastica riduzione dell’attuale forza lavoro, oltre che mettere in discussione la sopravvivenza della società.

A Solesi non è rimasta altra scelta che chiedere qui in Italia il diniego del riconoscimento della sentenza danese per essere manifestamente contraria all’ordine pubblico, udienza il 30 maggio al Tribunale di Siracusa, perché “l’ingiusta condanna è stata determinata in difformità rispetto al principio costituzionale di legalità, alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo; l’ingiusta sentenza è stata resa in unico grado di giudizio, quindi in conflitto con il diritto al doppio grado di giudizio assicurato dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo; il giudice danese ha negato il rinvio della questione alla Corte di Giustizia europea nonostante ne avesse l’obbligo ai sensi del Trattato sul Funzionamento della Unione Europea“.

La Solesi ha subito una continua e offensiva campagna denigratoria messa in piedi ad hoc dai sindacati danesi che, servendosi dei propri organi di stampa, hanno pubblicato articoli volti a fare intendere che la Solesi, in ragione della sua origine siciliana, utilizzasse metodi mafiosi e che i lavoratori fossero sottopagati. Affermazioni che non hanno mai avuto riscontro nella realtà ma che hanno, comunque, gravemente danneggiato l’immagine della Solesi, anche dinanzi al Tribunale del Lavoro. Solesi, presente sul mercato internazionale da numerosi anni, non ha mai ricevuto un trattamento così discriminatorio in altri Paesi.

I tre segretari generali di Cgil Cisl Uil, Roberto Alosi, Paolo Sanzaro e Stefano Munafò, insieme ai segretari generali di Fillea Filca Feneal, Salvo Carnevale, Paolo Gallo e Severina Corallo, dopo aver ascoltato la conferenza stampa tenuta nel salone di Confindustria, hanno manifestato tutta la loro preoccupazione per una vicenda che colpisce i lavoratori siracusani. “Non entriamo nel merito della vicenda – hanno dichiarato – ma esprimiamo forte preoccupazione per il rischio, paventato dallo stesso amministratore unico, di dover ridurre l’attuale forza lavoro dopo la sentenza del tribunale danese. La Solesi è, da sempre, una risorsa economica per il territorio, un’azienda che ha esportato professionalità e know how. Questo è sicuramente il prezzo di una mancata integrazione delle norme del lavoro in ambito europeo. Della vicenda investiremo anche i livelli nazionali del sindacato confederale e di categoria perché si intervenga per scongiurare il rischio occupazione di centinaia di lavoratori”.


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