Siracusa, drastico calo delle aziende del settore commercio: 322 società in meno

"La provincia di Siracusa rischia di avviarsi verso un lento ma inesorabile declino", lo sottolinea il presidente di Confcommercio Siracusa Elio Piscitello

Siracusa, Venerdi il convegno della Direzione nazionale settore cultura Aics nei saloni della Camera di Commercio

La provincia di Siracusa rischia di avviarsi verso un lento ma inesorabile declino“, lo sottolinea il presidente di Confcommercio Siracusa Elio Piscitello. Si evince con estrema chiarezza dal “Rapporto sulle economie territoriali” presentato dall’Ufficio Studi di Confcommercio, che ha analizzato i cambiamenti dell’economia delle regioni e delle province italiane negli ultimi dieci anni e l’evoluzione dei vari territori.

Sebbene nel decennio 2008/2018 la popolazione sia rimasta costante, il tasso di disoccupazione nella nostra provincia è in aumentato attestandosi 22,2%, sopra la media regionale e ad oltre 12 punti di distanza dalla media nazionale. Ancor più grave appare il fenomeno della disoccupazione giovanile che nel 2018 si attesta 52,4%, anche qui a circa 12 punti percentuali di distanza dal dato nazionale.

E’ chiaro che il divario tra nord e sud non si è colmato, ma anzi è peggiorato – afferma il numero uno di Confcommercio -. Occorre una politica di infrastrutture e di defiscalizzazione delle piccole e medie imprese per il rilancio di Siracusa e della Sicilia. Questi dati ci spiegano che il commercio di mercato e l’accoglienza in generale potrebbero rappresentare il futuro della nostra provincia, tuttavia, non possiamo vivere alla giornata. Serve una programmazione per attrarre investimenti e poter determinare le scelte sul turismo“.

In provincia nel 2018 risultavano registrate nella Camera di Commercio 36.636 aziende, di cui il 23,8% nel settore del commercio e il 18% circa rispettivamente nei settori agricoltura e industriale. In quasi tutti i settori (esclusa l’agricoltura) il saldo fra cancellazioni e nuove iscrizioni è negativo e questo fenomeno è riscontrabile in particolare nel settore commercio, il saldo è pari a -322 aziende complessivamente iscritte.

Questo andamento non può che creare forti preoccupazioni in tutti noi – afferma Piscitello -, a questo punto è necessario che vengano messi da parte interessi egoistici e settoriali, che si riuniscano tutti i protagonisti del territorio, pubblici e privati, per predisporre le linee future di sviluppo e promuovere sin da subito un reale mutamento culturale ed economico”.

Il 75% degli occupati in provincia presta l’attività lavorativa nel settore dei servizi, di questi quasi il 25% opera nel settore commercio, alberghiero e della ristorazione. Nell’industria e in agricoltura lavorano, invece, rispettivamente il 10,2% ed il 16,7%.

Anche i consumi pro-capite, nel mezzogiorno e nella nostra città soprattutto, rimangono molto inferiori alla media nazionale allontanando di fatto la ripresa già in essere del nord Italia. Dobbiamo lavorare affinché – conclude il presidente della Confcommercio – si possa eliminare ogni forma di assistenzialismo nei confronti di chi può produrre ricchezza e aiutare imprese e famiglie abbattendo e semplificando le innumerevoli forme di tassazione“.


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