Siracusa, elezioni amministrative, un anno dopo: cos’è successo ai candidati a sindaco

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Una breve "occhiata" a tutti i protagonisti della tornata elettorale

È passato più di un anno dall’elezione del sindaco, Francesco Italia e al di là del bilancio su questa amministrazione – che tra mille difficoltà certo non può ancora essere considerato positivo – è interessante dare un’occhiata a tutti i protagonisti di quella tornata elettorale. Una breve analisi, prettamente politica, per comprendere cos’è accaduto ai candidati alla poltrona più ambita di palazzo Vermexio. Un anno dopo.

Francesco Italia: sindaco senza maggioranza in aula. È già difficile così, in più si aggiungono i ritardi nell’erogazione dei servizi (asili nido, refezione scolastica), soliti disagi sui rifiuti con una gara nuovamente bandita tra mille difficoltà, carenze ormai endemiche di organico, aumento improvviso della tassa sul suolo pubblico, concessione sui loculi, liti con i presunti alleati (Lealtà e condivisione) sulla gestione di Ortigia e delle politiche culturali, una – questa strana, considerato il personaggio – totale mancanza di capacità nel comunicare e spiegare il proprio operato e le proprie scelte. Di buono c’è che il bilancio di previsione per la prima volta è stato approvato in tempi quasi da record visto il passato. E adesso non ci sono più scuse, il 2020 è l’anno della svolta. Deve esserlo, anche perché ultimamente sembra stia riuscendo a compattare e aumentare quella – appena sufficiente – maggioranza ritrovata in aula. In attesa di un rimpasto che rivitalizzi l’attività amministrativa dopo aver perso per strade troppi assessori.

Giovanni Randazzo: un brav’uomo, un professionista, un assessore attento e preciso, un candidato sindaco pieno di entusiasmo, con una visione ben precisa della città. Ma anche una persona distante dalla politica, e lo si è visto dopo meno di un anno. Stanco, poco comunicativo, è apparso spesso fuori contesto e veramente dispiaciuto di alcuni attacchi che lo pungevano sul personale. Di Randazzo sono state spese da ogni parte solo parole d’elogio, ma evidentemente per fare già solo assessore e vicesindaco ci voleva altro. Non si ricorda un provvedimento di peso alla Mobilità, delega che ricopriva in Giunta, ma gli altri assessori lo cercavano e chiedevano consigli e confronti. Insomma per fare il sindaco ci voleva altro, ma anche per fare l’assessore.

Fabio Granata: è ancora in Giunta ed è un suo successo. Sa come stare in politica, la sua esperienza parla da sola, e poteva essere una spina nel fianco per il sindaco Italia che però col tempo sembra essere riuscito a “indirizzare” il peso politico del suo assessore alla Cultura. Pur travolto da infuocate polemiche sugli eventi culturali ospitati in città (e sui pochi provvedimenti sul randagismo), è riuscito a farsi sentire anche attraverso le proprie conoscenze del settore, anche se troppo poco rispetto alle ambizioni della città. Resta il carattere un po’ altalenante che non gli permette di andare d’accordo con tutti e di non trovare una mediazione, ma potrebbe essere destinato a restare qualche altro mese.

Fabio Moschella: una scommessa, persa, del Partito democratico che non esiste. È riuscito a convincere il partito, nel peggior momento della sua esistenza politica, a partecipare alla competizione elettorale in quella che è stata definita una “bicicletta” con il movimento Siracusa Futura. Le altre due liste erano Prossima (dell’ex assessore Valeria Troia) e Presenza cittadina. È riuscito a litigare con tutti. Stufo di non essere considerato importante nonostante la propria esperienza nel settore delle Attività produttive, ha sbattuto la porta di palazzo Vermexio lamentando la presenza di un “cerchio magico” nel prendere decisioni importanti per la città. Cerchio dal quale era rimasto escluso. Durante la sindacatura Garozzo, quando questi litigò col Pd, Moschella “obbedì” al partito e presentò le dimissioni. Con Italia è finita alla stesso modo. E la sua avventura politica, considerando gli strascichi polemici anche con le altre liste, sembra possa non avere un futuro. Almeno immediato.

Francesco Midolo: chi? Ha scelto la Lega nel momento del massimo slancio, non ci credeva nemmeno lui, non aveva una base, era stato (o si era) buttato nella mischia consapevole delle difficoltà ed é rimasto scottato. Poi è tornato a fare altro.

Silvia Russoniello: era considerata una candidata debole per il Movimento 5 Stelle e destinata a non vincere. Così è stato. Non è riuscita nemmeno a mantenere compatto un gruppo sfaldatosi dopo poco tempo, nonostante la nomina di Moena Scala a presidente del Consiglio comunale. Ha pagato la mancanza di esperienza nelle relazioni con i colleghi e nella politica, qualche improvvida fuga in avanti ma sta imparando. Politicamente, è stata comunque scavalcata proprio dalla presidente Scala che se dovesse riuscire a compattare base (meetup), deputati regionali e nazionali e colleghi in aula, potrebbe ambire alla prossima candidatura. Impresa ardua, se non impossibile. È più facile vedere la Scala seguire il nuovo movimento di Pizzarotti, sindaco di Parma ripudiato dai 5 Stelle. Per la Russoniello, invece, potrebbe confermarsi un altro giro di consiliatura e altra esperienza messa in tasca.

Ezechia Paolo Reale: È quello che più di ogni altro ha pagato la bocciatura. La seconda in due tornate elettorali. Prima fu con Garozzo, oggi con Italia. Prima riuscì ad accettare la sconfitta per poi proseguire con le proprie esperienze politiche in Giunta regionale con il centrosinistra mantenendo compatto il proprio Progetto Siracusa pur tra mille difficoltà, almeno fino alle dimissioni di Milazzo e Rodante. Oggi invece sembra non aver digerito la sconfitta. E non soltanto per la decisione – del tutto legittima – di proporre ricorso al Tar. In Consiglio comunale pronti via e ha perso subito un consigliere (Michele Mangiafico prima “prestato” ad Amo Siracusa per creare un altro gruppo di opposizione e ora a un passo dalla maggioranza), quindi la battaglia per la vicepresidenza dell’aula, infine Simone Ricupero passato al gruppo misto ma che pare molto vicino a Giovanni Cafeo e infine Cetty Vinci, anch’egli nel Misto ma ancora all’opposizione. Sfaldatosi il proprio Progetto, senza più un gruppo e con il solo Curzio Lo Curzio rimasto al proprio fianco, non è riuscito a compattare attorno a sé neanche l’opposizione. A guidarla e ad essere seguiti dai colleghi sono spesso e volentieri Ferdinando Messina e Salvo Castagnino, “vecchie” volpi che sanno destreggiarsi in aula. E la sua assenza durante le sedute fiume sul bilancio di previsione è stata notata ma non è pesata. È riuscito a farsi sentire su alcuni provvedimenti facendo pesare la propria conoscenza del diritto, ma certo che a un doppio candidato sindaco il ruolo di consigliere sembra andare troppo stretto.


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