Siracusa, fallimento Sai 8: spese irrisorie sulla gestione, consulenze e spese legali per milioni di euro

È uno stralcio delle motivazioni della sentenza pronunciata dal giudice monocratico Carla Frau al termine del processo ai vertici di Sai 8 in merito allo sversamento di reflui non trattati dal depuratore di contrada Canalicchio nelle acque del porto Grande

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“La complessa istruttoria dibattimentale evidenzia che Sai 8 risparmiava solo sulle spese di effettiva gestione degli impianti ma parallelamente elargiva molti milioni di euro ai suoi stessi soci di maggioranza o a studi professionali strettamente legati“. È uno stralcio delle motivazioni della sentenza pronunciata dal giudice monocratico Carla Frau al termine del processo ai vertici di Sai 8 in merito allo sversamento di reflui non trattati dal depuratore di contrada Canalicchio nelle acque del porto Grande, riportate nell’edizione di oggi del Giornale di Sicilia.

Il giudice ha condannato a sei anni e 6 mesi di reclusione Marzio Ferraglio, nella qualità di amministratore delegato della Sai 8, la società che gestiva il depuratore; 3 anni per Salvatore Torrisi, direttore generale gestioni Reti ed Impianti e di co-amministratore delegato; 2 anni e 6 mesi per Alessandro Aiello, responsabile delle Infrastrutture. In relazione al capitolo delle spese, il giudice ha evidenziato l’esistenza di capitali in nero.

Il giudice ha sottolineato che i punti del contratto rimanevano volutamente inattuati con la società che non investiva sulla gestione ordinaria e non eseguiva lavori straordinari, con i vertici consapevoli dello sversamento di acque non depurate e con l’inserimento in bilancio di spese di effettive gestione irrisorie a fronte di voci “studi”, “consulenze”, “spese legali” e simili pari a milioni di euro. “La cattiva gestione del depuratore – si legge nelle motivazioni della sentenza – non era dovuta a difficoltà economiche di impresa ma a precise scelte di politica di spesa. Il carattere fraudolento di tali politiche emergeva nel procedimento parallelo relativo alla bancarotta fraudolenta di Sai 8″. 

Bancarotta alla quale devono rispondere anche gli avvocati Piero Amara e Attilio Toscano. I due, secondo l’accusa, concorrevano alla fraudolenta distrazione dei beni della Sai 8 spa incassando dalla stessa società somme di denaro, per le prestazioni professionali erogate, ritenute esorbitanti o comunque gravemente incongrue per eccesso sia in relazione ai parametri normativamente previsti per il calcolo degli onorari sia con riferimento alla disciplina delle liquidazioni di natura giudiziale.


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