Siracusa, flop del Pd e il segretario provinciale Lo Giudice paga il conto per tutti: “rimetto il mandato”

La scelta di andare avanti con Moschella è stata frutto di una scelta dettata sia dal ritardo con cui il sindaco Giancarlo Garozzo ha deciso di fare un passo indietro sia dai numerosi scontri avuti in questi anni proprio con il primo cittadino renziano della prima ora, che ha portato alla spaccatura conclamata del partito e alle candidature parallele e concorrenti nel capoluogo

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Alessio Lo Giudice rimette il mandato da segretario provinciale del Partito democratico. È lui ad assumersi la responsabilità pagando la sconfitta elettorale del Pd, che alle Amministrative ha sostenuto Fabio Moschella, giunto al quarto posto subendo un distacco pesante (6 punti percentuali, pari a 3.300 voti) dal vicesindaco uscente Francesco Italia. La decisione di andare avanti con Moschella è stata frutto di una scelta dettata sia dal ritardo con cui il sindaco Giancarlo Garozzo ha deciso di fare un passo indietro sia dai numerosi scontri avuti in questi anni proprio con il primo cittadino renziano della prima ora, che ha portato alla spaccatura conclamata del partito e alle candidature parallele e concorrenti nel capoluogo. Insomma, nella sfida tutta interna del Pd, Garozzo ha vinto. E Lo Giudice lo sa, anche se non lo dice, dimostrando di avere a cuore la vita del partito in provincia.

Stiamo vivendo un passaggio politicamente cruciale a tutti i livelli, da quello nazionale a quello locale – dice – Il Governo, supportato da una base sociale sostanziosa, incarna un orientamento culturale, prima ancora che politico, chiaramente di destra. Un orientamento che si riflette su questioni centrali per il nostro Paese, dall’immigrazione ai diritti civili, dalla giustizia al fisco. D’altra parte, la risposta della sinistra, da quella partitica a quella cosiddetta civica o movimentista, è inadeguata nelle modalità dell’azione politica, nel linguaggio e, spesso, nelle persone. Tutto questo ha prodotto divisioni, dispersione di energie, incomunicabilità, sconfitte. E le responsabilità per questi risultati sono diffuse, coinvolgono tutti, i partiti, i movimenti, i duri e puri. Nessuno è escluso, non ci sono vinti e vincitori in questo senso“.

Non c’è solo il capoluogo, Giuseppe Stefio a Carlentini e Pippo Incatasciato a Rosolini sono i candidati sindaci vittoriosi sostenuti con forza e coesione dal Partito democratico, ma a far male sono le sconfitte di Seby Bennardo a Buccheri ma soprattutto di Alessandro Biamonte a Priolo e Fabio Moschella a Siracusa, cui il segretario dimissionario del Pd rivolge un ringraziamento particolare e l’augurio di lavorare per il partito.

“Credo che sia necessario un gesto che possa spingere a una maggiore e diffusa assunzione di responsabilità, quanto meno a livello locale – aggiunge Lo Giudice spiegando la decisione di lasciare la guida – Un gesto che possa sollecitare il movimento di chi è fermo, a tutti livelli. Un gesto che possa favorire l’apertura di nuovi spazi di azione e di unità. Per queste ragioni, intendo rimettere sin da oggi il mio mandato nelle mani del presidente dell’Assemblea provinciale del Pd Liddo Schiavo, invitandolo a convocare l’Assemblea stessa per gli adempimenti conseguenti. Ci sarà tempo e modo per fare un bilancio di questi tre anni da segretario provinciale del Pd. Per il momento, desidero soltanto ringraziare gli iscritti e i militanti di tutta la provincia perché mi hanno concesso l’onore di servire una comunità politica così nobile e importante”.

Non possono essere esclusivamente di Lo Giudice le responsabilità di questa sconfitta. Il Pd a livello nazionale sta attraversando il periodo più duro, tanto che si potrebbe arrivare a una (ormai sempre meno) clamorosa scissione. Ci sono equilibri diversi, oggi: il Pd è costretto a mascherarsi “in bicicletta” con una lista civica trascinata dalla forza di esponenti politici con una storia di sinistra (Andrea Buccheri, il più votato) o con un presente e passato da Partito democratico (Paolo Bruno, Pamela La Mesa, Sergio Pillitteri sono volti più o meno storici storici in città) eppure è l’unica lista della coalizione di Moschella a portare un esponente in Consiglio comunale. Dall’altra parte il “civismo” targato Gino Foti, che aveva in lista il capogruppo uscente del Pd Francesco Pappalardo, non è riuscito a superare lo sbarramento del 5% nonostante il risultato monstre di Alfredo Foti che nonostante i 560 voti circa resta fuori dall’aula consiliare. E il deputato regionale Giovanni Cafeo, strenuo sostenitore di Biamonte a Priolo, non riesce a battere il sempreterno Pippo Gianni.

Insomma, ci sono equilibri diversi. Equilibri da ricostruire. La forza di essere orgogliosi del proprio simbolo fino ad arrivare a imporlo, se necessario e se si crede in quello che si è fatto. Il Movimento 5 Stelle ha veri e propri tifosi dalla propria parte, il centro destra difficilmente, la sinistra ha una storia di militanza da difendere. Prima di andare via Lo Giudice ha indicato la strada – Francesco Italia – che forse si sarebbe potuta seguire fin da subito. Ma il Pd è bravo a farsi male da solo: saprà essere diviso anche in queste due settimane se – come sembra e nonostante il netto no degli stessi protagonisti – la fotiana Presenza cittadina vorrà voltarsi momentaneamente da un’altra parte. Magari verso destra.


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