Siracusa, in fuga dall’Eritrea per trovare una nuova vita in Italia: Tareke Brhane racconta la propria storia agli studenti del Corbino

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In data 27 gennaio 2018, gli studenti del Liceo Scientifico e delle Scienze Umane O.M. Corbino di Siracusa hanno avuto l’onore di accogliere Tareke Brhane, un ragazzo di 32 anni, di origini eritree che, raccontando la propria storia, ha permesso ai ragazzi di catapultarsi in una realtà talmente lontana dalla loro da sembrare paradossale. Tareke era ancora minorenne, quando qualcuno ha deciso di sacrificarsi per salvargli la vita pur mettendolo nelle mani di un destino incerto e spesso crudele. “L’Eritrea è un paese stupendo” esclama Tareke, ma come molte volte accade, la bellezza di alcuni paesi viene distrutta dalla cruda malvagità di chi li governa. “Non avevamo alcun tipo di libertà – continua Tareke- non avevamo la possibilità di spostarci da una città all’altra e il clima che si respirava era davvero soffocante.”

Fu così che iniziò il suo lungo viaggio durato 4 anni e poi continuato una volta giunto in Italia e probabilmente non ancora terminato. Sono tanti i ragazzi che, come lui, scommettono la propria vita nella speranza di trovare qualcosa di migliore, pur non sapendo cosa ci sarà ad attenderli.

Il viaggio di Tareke non fu come lo intenderemmo noi: tutto inizia attraverso un’accurata e sottile pianificazione, durata mesi, ma l’unica previsione da fare è che niente sarebbe andato secondo i piani. Tareke dovette attraversare il deserto, abbandonando sua madre prima ancora di metà strada, affrontando tutto unicamente con le proprie forze; qui fu consegnato nelle mani della polizia locale, più volte trascorse del tempo in carceri molto piccole, all’interno dei quali venivano imprigionate centinaia e centinaia di persone. Riuscì a scappare verso quella che credeva fosse la salvezza, andando in realtà nelle mani di trafficanti che avrebbero gestito la sua vita unicamente in funzione del denaro. Fu allora che iniziò il viaggio in mare: vennero caricati su di un barcone che, a poche miglia dal porto si fermò mettendo in pericolo la vita di tutti più di quanto già non lo fosse. Un secondo tentativo avvenne nei mesi successivi quando, dopo essere tornati indietro, ripresero la strada del mare riuscendo questa volta a giungere salvi a destinazione.

La vita di Tareke continuò poi tra mille difficoltà di integrazione e, dopo aver ricevuto il permesso di soggiorno come rifugiato politico ha deciso di ricominciare da zero, qui, in Italia. L’Italia. É da qui che bisogna partire per risolvere la questione dell’integrazione, problematica che nonostante sia tanto discussa, continua a costituire un vero e proprio ostacolo per quelle persone che credono in noi italiani.

Ma cos’è l’integrazione? Integrazione è rispetto, amore e attenzione verso il prossimo, a prescindere dalla condizione sociale, dal colore della sua pelle o dalla sua etnia. É sacrificio e dedizione affinché nessuno si senta solo ed escluso dalla società; è scambio culturale ed insegnamento reciproco, per migliorare la vita altrui e la nostra, imparando dagli altri ciò di cui da soli non siamo capaci.

 


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