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Siracusa, Gennuso chiede il patteggiamento e torna libero

Il suo legale, l’avvocato Carlo Taormina, annuncia ricorso in Cassazione: “Fu ingannato da Amara e Calafiore"

Revocati i domiciliari a Giuseppe Gennuso, il deputato regionale all’Ars finito in manette a causa dell’accusa di corruzione sulla mini tornata alle regionali che consentì al parlamentare di Rosolini di tornare all’Ars al posto di Pippo Gianni.

Per gli inquirenti, infatti, quella mini elezione sarebbe nata da una tangente di circa 80 mila euro finita tra le mani dell’ex presidente del Consiglio di giustizia amministrativa della Sicilia, Raffaele Maria De Lipsis e dell’ex consigliere della Corte dei Conti, Luigi Pietro Maria Caruso.

La decisione di revocare ogni forma di misura cautelare nei confronti di Gennuso nasce dalla volontà dello stesso di patteggiare, proponendo attraverso i propri legali una pena di un anno e 8 mesi. Richiesta che verrà valutata dal Gip della Procura di Roma. Con la revoca dei domiciliari Gennuso potrà quindi riprendere la propria attività parlamentare all’interno dell’Assemblea siciliana che adesso, quindi, dovrà calendarizzare il rientro dello stesso al posto di Daniela Ternullo.

Intanto il legale di Gennuso, l’avvocato Carlo Taormina, annuncia fin da adesso ricorso in Cassazione sull’eventuale patteggiamento perché, a suo dire, non avrebbe voluto alcuna corruzione “ma è stato ingannato da Amara e Calafiore che ha pagato per attività professionali e non per corrompere qualcuno. Così come il mio assistito non ha mai conosciuto il giudice De Lipsis”.

L’avvocato Taormina continua: “E’ stato raggiunto un accordo con il Pm che ancora non è operativo e di cui si dovrà discutere con il Gip il prossimo 26 giugno. Così facendo, Gennuso potrebbe ritornare all’Ars, ma ciò non accadrà perché riteniamo che la qualificazione giuridica su cui è stato fatto l’accordo, e cioè corruzione in atti giudiziari non sia corretta. E il 28 giugno discuteremo se si tratti, casomai di traffico di influenza”.

 


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