Siracusa, Gennuso non vuole più patteggiare a Roma. Udienza preliminare il 2 luglio

Il deputato regionale Gennuso, difeso dal professore Carlo Taormina, vorrebbe revocare la richiesta di patteggiamento della pena di 1 anno e 8 mesi perché ritiene di essere stato ingannato dagli avvocati Giuseppe Calafiore e Piero Amara

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È stata rinviata al 2 luglio l’udienza preliminare per il rinvio a giudizio dei magistrati arrestati dalla Procura di Roma e accusati di corruzione in atti giudiziari insieme con il parlamentare regionale Pippo Gennuso. La decisione su richiesta del difensore dell’ex presidente del Cga Raffaele de Lipsis, sul banco degli imputati insieme con Gennuso, l’ex consigliere della Corte dei Conti Luigi Pietro Maria Caruso e il giudice del Consiglio di Stato di Roma, Nicola Russo.

Per gli inquirenti, la mini tornata alle regionali che consentì al parlamentare di Rosolini di tornare all’Ars al posto di Pippo Gianni sarebbe nata da una tangente finita tra le mani dell’ex presidente del Cga De Lipsis e dell’ex consigliere della Corte dei Conti Caruso.

Il deputato (sospeso dall’Ars) Pippo Gennuso, difeso dal professore Carlo Taormina, vorrebbe revocare la richiesta di patteggiamento della pena di 1 anno e 8 mesi perché ritiene di essere stato ingannato dagli avvocati Giuseppe Calafiore e Piero Amara e intende dimostrare durante il processo di non aver corrotto alcun giudice ma di avere pagato i due legali per attività di lobbying.

L’avvocato Carlo Taormina sembrerebbe invece di parere diverso, dato che aveva annunciato fin da subito di voler ricorrere in Cassazione sull’eventuale patteggiamento perché, a suo dire, il proprio assistito sarebbe stato ingannato da Amara e Calafiore che aveva pagato per attività professionali. L’idea iniziale, infatti, era quella di patteggiare ma con una qualificazione giuridica diversa: non corruzione in atti giudiziari ma traffico di influenze.


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