Siracusa, “Il Circuito è un’utopia, non serve e si dirottino i soldi per fare altro”, così Cataldi, Ct Aci-Csai

Siracusa, "Il Circuito è un'utopia, non serve e si dirottino i soldi per fare altro", così Cataldi, Ct Aci-Csai

Si pensi al benessere della collettività invece che a coltivare utopie“, Massimo Cataldi, commissario tecnico nazionale Aci-Csai, organismo nazionale deputato all’ amministrazione dello sport automobilistico, i campi di gara compresi gli autodromi italiani ed esteri, interviene così nella questione riguardante il circuito cittadino (Leggi Qui).

Lo sport dell’automobile – afferma Cataldi – sta subendo una notevole e veloce trasformazione dovuta all’evoluzione tecnologica, alla razionalizzazione delle risorse umane ed economiche, al taglio del superfluo, nonché, cosa non secondaria, ad una contrazione dei suoi stessi praticanti “. Le gare di ogni tipologia si sono ridotte di oltre il 50% negli ultimi 5 anni, i concorrenti del 70%. Un esempio: nel 2009 il campionato “Targa Tricolore Porsche” che si snodava in 8 gare su autodromi già accuratamente selezionati, compresi due d’oltralpe, in un raggio di 500 km dal centro della pianura padana, dove esiste il più grande bacino d’utenza, al fine di evitare lunghe trasferte ai team ed ai piloti, si svolgeva in 3 giornate e annoverava 3 tipologie di gare con circa 100 vetture partecipanti. Oggi, invece, un solo giorno di gara e appena 12 in media le vetture. E non si prevedono miglioramenti.

Già all’indomani della farsesca inaugurazione dei lavori per il completamento dell’autodromo – aggiunge il commissario tecnico Aci-Csai – avvenuta il 27 novembre 2010 alla presenza di ministri, di ogni autorità politica del periodo (dal parlamento al condominio) e che anche allora prevedeva il completamento in 18 mesi (sono trascorsi 4 anni) violentando le mie stesse conoscenze in materia, chiesi ad organizzatori, team manager, costruttori e concorrenti da me frequentati abitualmente per l’espletamento dei miei compiti, se nel caso in cui fosse stato completato l’autodromo, avessero ritenuto possibile inserire tra i loro interessi la disputa di una o più gare sull’impianto aretuseo. La risposta fù: “vedi, su una mappa, in linea d’aria, tra Milano e Siracusa, misurando con un righello ci sono 1.062 km, trasferisci nella realtà una simile trasferta in tempo e danaro e spiegami perché dovremmo effettuare una gara a Siracusa quando a 250 km dal confine siamo al Paul Ricard che è un tempio dell’automobilismoFinirebbe che, visto che tutti i regolamenti prevedono di scartare il peggior risultato, non ci verrebbe nessuno e la gara andrebbe deserta (vedi Pergusa)”.

A proposito di Pergusa, alcuni anni fa, l’Ente Autodromo spese 160 mila euro per adeguare l’impianto alle nuove norme, predispose un calendario di eventi di prim’ordine e poi venne tutto annullato per mancanza di iscritti, di pubblico e di interesse, con un grave danno economico. Cataldi lo ricorda e insiste ricordando che non si può fare affidamento su un parco auto locale perché in Sicilia e nell’Italia meridionale non vi sono vetture da pista e soprattutto non vi sono i soldi.

E poi mi chiedo – aggiunge – ma a che serve completare un autodromo che già nelle note del suo progettista, l’impianto non può essere omologato perché le condizioni fisiche non lo consentono? Fatto avallato anche dal signor Remo Cattini di ACI-CSAI (componente la commissione circuiti e sicurezza), che ebbe a guardarsi bene dall’essere presente nella citata manifestazione del 27 novembre 2010 ed ebbe a confidare al sottoscritto preoccupato per la sua assenza: ”se fossi venuto a Siracusa avrei implicitamente approvato con la mia presenza una cosa non possibile”. Apprezzo la prudenza del commissario Ortello nel non sbilanciarsi; nella sua intervista i se e i ma sono puntuali, abbondanti e mettono le mani avanti sul futuro. Aggiungo io che oggi un imprenditore privato che volesse investire in un settore in profonda crisi, tutti gli autodromi italiani e stranieri sono in gravissime difficoltà, andrebbe sottoposto ad un trattamento sanitario obbligatorio. E infatti, vorrei proprio vedere che fila si creerebbe dietro la porta della Provincia Regionale per aggiudicarsi la proprietà dell’autodromo (ammesso che sarà completato, i 24 milioni di euro del 2010 a quanto sono lievitati?). Ma neanche se venisse loro regalato, perché poi per gestirlo ci vuole chi ci entra e paga. E oggi gli spettatori latitano, le auto non ci sono, i test privati e delle case costruttrici di vetture e di componenti si svolgono con altre modalità tecnologiche”.

Secondo l’esperto siracusa, dal 1976, anno in cui si cominciò a parlare dell’autodromo di Siracusa che avrebbe dovuto sostituire il circuito semi permanente dei decenni precedenti, il mondo è cambiato e a Siracusa, si continua a parlare e a sprecare soldi in un progetto che ritiene anacronistico. “Sarebbe come pensare di mettersi oggi a costruire telefoni a gettoni – conclude Cataldi – Se ci sono veramente e sono disponibili le risorse di cui parla il commissario Ortello, che si dirottino nella viabilità provinciale, con la manutenzione ordinaria e straordinaria ferma da anni; ci si adoperi a rifare i manti stradali, la segnaletica orizzontale e verticale, le opere di prevenzione e protezione, lo sfalcio dell’erba dalle banchine, l’illuminazione degli svincoli e delle zone pericolose, la pulizia dei canali di scolo per prevenire gli allagamenti, insomma a dare corso a tutti quei progetti redatti dai solerti tecnici provinciali che languono negli armadi dell’edificio di via Tripoli in attesa di finanziamenti“.


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