Siracusa, la cooperativa rischia lo “sfratto”: dopo 23 anni insieme, le paure di ragazzi (disabili) e operatori

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Da 23 anni la cooperativa gestisce la comunità e l'amministrazione comunale ha deciso di fare un bando per l'erogazione di questi servizi concludendo questo lungo iter di proroghe, convenzioni scadute e rinnovate e affidamenti senza soluzione di continuità. Ma burocrazia e umanità, a volte, non vanno d'accordo

Da 23 anni, nonostante una vita che li ha duramente messi alla prova, si sono ritrovati in una famiglia allargata che li ama, li vuole bene, li cura e li coccola. Da 23 anni, Angelo, Luciano, Totò e Roberto con gli altri compagni di stanza e di “avventura” scherzano, soffrono, si divertono e ridono, piangono e mangiano fianco a fianco. Aiutati, supportati e sopportati dagli operatori della cooperativa Natalia in via Lazio, ma l’ombra dell’imminente rischio di chiusura delle comunità alloggio per disabili aleggia per tutto il tempo.

Luciano, oligofrenico, a un certo punto abbraccia una delle “mamme” operatrici, che sorridendo amaramente lo invita a commuoversi, senza problemi. Più distante un altro “papà” putativo cerca di allontanarsi da questo “contagio emozionale”: “ho già pianto, prima. Adesso basta”.

Il problema è tanto semplice quanto paradossale: da 23 anni la cooperativa gestisce questa comunità ma l’amministrazione comunale – giustamente – ha deciso di fare un bando per l’erogazione di questi servizi concludendo questo lungo iter di proroghe, convenzioni scadute e rinnovate e affidamenti senza soluzione di continuità ma senza un supporto legale. Burocrazia e umanità a volte non vanno d’accordo. Durante una recente seduta in Consiglio comunale, l’assessore Alessandra Furnari ha ricordato di non aver alcuna volontà di smantellare la struttura ma “che l’azione amministrativa deve essere improntata al rispetto dei principi di legalità. In bilancio sono stanziate delle somme ma i servizi finora erogati vanno messi a bando, e non si può procedere con le proroghe come in passato. Tutela dei disabili e rispetto dei lavoratori devono quindi seguire il giusto percorso”.

Ed è proprio questo il punto, anche per la cooperativa: tutela dei disabili (“non si possono spostare come pacchi”) e rispetto dei lavoratori (“posso anche andare via da qui e fare il muratore – dice uno di loro – ma io a questi ragazzi tengo”). Rispetto, quindi, di una vita spesa con loro, a lavarli (“abbiamo paura che restino stesi a letto, lavati ogni tanto, per il resto della loro vita”), farli mangiare, educarli, rispettarli, viziarli e rimproverarli anche se necessario. E salvarli: come quella notte in cui uno degli ospiti è stato trasportato d’urgenza in ospedale e grazie alla testardaggine di un operatore e “preso per i capelli”.

I ragazzi – li chiamano così – hanno patologie gravi, alcuni talmente gravi che saranno presto dimessi perché non dovrebbero stare in una comunità alloggio per inabili ma in una struttura specializzata. Solo che, dopo 23 anni, è già difficile spiegare a quei due in sedia a rotelle, che ridono e scherzano, che dovranno lasciare quella che considerano casa.


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