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Siracusa, “lettere da Mosca” e stop ai blocchi in portineria. Cafeo: “nessun dubbio sulla correttezza del prefetto, ma si crea un clima di sospetto dannoso e inopportuno”

Lettera aperta del deputato regionale Giovanni Cafeo al vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini

Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta del deputato regionale Giovanni Cafeo al vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini, protocollata al Ministero dell’Interno dopo quella “lettera da Mosca” con cui si chiedeva al prefetto (e al ministro Salvini) di mettere fine ai blocchi in zona industriale.

“Caro Matteo,

mi permetto l’approccio confidenziale, nonostante mi stia rivolgendo al Ministro dell’Interno nonché vicepresidente del Consiglio dei Ministri, perché stando a quanto si apprende da pressoché tutti i giornali, sembra essere ormai questo l’incipit più usato per rivolgersi a te.

Il territorio di Siracusa, che ho l’onore di rappresentare come deputato regionale eletto all’Ars, ospita ormai da decenni investimenti stranieri provenienti da diversi Paesi del mondo: oltre alla Russia con Lukoil, posso citare gli algerini di Sonatrach, recentemente subentrati nella raffineria di Augusta agli americani di Esso, nonché i sudafricani di Sasol; per noi è dunque importante, anzi direi fondamentale la serietà delle istituzioni e la serenità dei rapporti con gli stati esteri.

Ecco perché, qualora esistessero possibilità di scambi e rapporti industriali privilegiati con la Russia in grado di agevolare le nostre imprese e quindi il nostro territorio, saremmo ben felici di prenderne atto, purché ovviamente nella più completa chiarezza e trasparenza.

Caro Matteo, il territorio che rappresento ha vissuto in questi ultimi anni un impoverimento del tessuto economico molto forte, dovuto sia alle congiunture di crisi internazionali sia alla decisione di abbandono o dismissione di numerosi impianti industriali; è evidente che in un contesto nel quale le aziende dell’indotto hanno sostanzialmente soltanto la possibilità di sopravvivere e non certo di prosperare, spesso per “prolungare l’agonia” si trovano costrette ad accettare offerte di appalto sottocosto proposte dalle grandi multinazionali; questo significa, in parole povere, rischi di impresa insostenibili, standard di sicurezza inaccettabili e in parecchi casi purtroppo l’inevitabile chiusura per fallimento.

La soluzione a questo annoso problema, particolarmente sentito proprio nel caso di Lukoil ma che interessa tutta la zona industriale, non può che passare da una visione locale condivisa insieme a Confindustria e ai sindacati di categoria, provando a riscrivere regole per gli appalti chiare e trasparenti, in grado di garantire al contempo sia i necessari standard di sicurezza e retribuzione per i lavoratori, sia il giusto ristoro per le imprese.

Agendo alla radice della motivazione delle manifestazioni, verrebbe dunque meno la causa delle agitazioni e quindi la necessità di ordinanze prefettizie di regolamentazione degli scioperi.

Premesso che personalmente non nutro alcun dubbio sulla correttezza dell’operato di S. E. il Prefetto, il coinvolgimento della Prefettura di Siracusa in questo improvvido scambio epistolare ha comunque avuto come effetto immediato l’aver fomentato ulteriore diffidenza da parte dei cittadini nei confronti dello Stato, in un contesto peraltro già difficile di suo. Allargando la prospettiva infatti, anche i ritardi nei pagamenti delle cooperative che gestivano l’accoglienza, in certi casi fermi dal 2017, potrebbero sembrare agli occhi ormai esausti dei dipendenti senza stipendio da mesi un preciso atto politico, realizzato magari per assecondare il clima di “terrore” che hai creato attorno a questo tema. Così come per la vicenda SeaWatch, nella quale dopo il confronto avvenuto con il Prefetto prima di salire a bordo, i Parlamentari si sono comunque visti consegnare l’avviso di garanzia.

Tutte evenienze che contribuiscono indubbiamente ad alimentare un clima di sospetto dannoso e inopportuno. I cittadini hanno al contrario bisogno di avere piena fiducia nelle istituzioni e la politica, pur nella naturale ricerca del consenso, ha il dovere di salvaguardare il senso dello stato e delle suddette istituzioni.

Caro Matteo, mi complimento per i voti raccolti sfruttando l’odio attraverso i canali social, ma ti sei mai chiesto quali risultati concreti hai ottenuto in questo modo per il Paese? Ti sei chiesto se per caso questo modo di intendere la politica sia un ostacolo all’attrattività degli investimenti in Italia? Ti sei chiesto perché i grandi brand, come Auchan, Esso, Pernigotti, Whirpool e tanti altri abbiano lasciato il nostro territorio? E ti sei per caso chiesto come mai i dati statistici riferiscono di una ormai costante fuga dei capitali esteri dal nostro stato? Non è forse nostro dovere mettere davanti gli interessi generali e la programmazione nel medio e lungo periodo piuttosto che trovare ogni giorno un capro espiatorio o una distrazione mediatica in grado di farci dimenticare per 24 ore i reali problemi dell’Italia?

Considerato che sei il titolare di fatto di pressoché tutti i ministeri, riusciresti a dire quali sono le politiche industriali e gli investimenti che state immaginando per il prossimo futuro? Insomma, è possibile sapere che visione hai immaginato per l’Italia futura? Mi chiedo infine se hai o meno la consapevolezza che con questo clima si alimenta il sospetto su tutto: non è che il tuo famoso “prima gli italiani” si è trasformato in “prima i voti e i benefici per la Lega”? Certo di aver sollecitato la tua curiosità, ti saluto e ti auguro comunque buon lavoro”.


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