Siracusa, Moschella ringrazia gli elettori e “vede” il ballottaggio: “stiamo lavorando a un accordo con Italia”

Attendeva una chiamata dallo sfidante di Reale e questo, pare, è avvenuto: "non sono un voltagabbana e la mia storia politica è così limpida che nessuno può pensarla diversamente - ammette -. Sì, ci siamo sentiti e stiamo lavorando a un accordo"

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I primi passi di avvicinamento si erano visti già la notte delle elezioni, quando il candidato perdente e il segretario oggi dimissionario del Pd (Alessio Lo Giudice) avevano cominciato a lanciare segnali di distensione e unità del centro sinistra. Adesso Fabio Moschella e Francesco Italia stanno trattando in vista del ballottaggio.

Dopo aver ringraziato i 7.101 elettori che lo hanno scelto e tutti quelli – dai candidati in Consiglio allo staff – lo hanno supportato, Moschella ha evidenziato che il primo turno è stato deciso dal voto disgiunto che ha premiato Italia e non ha consentito a Reale di raggiungere il 40% che gli avrebbe permesso di essere eletto al primo turno.

I miei voti corrispondono alla somma dei voti delle tre liste non avendo dato vita ad alcuna iniziativa trasversale – sottolinea – Mi sono congratulato con tutti i competitori con i quali, al di là di qualche inevitabile asprezza, abbiamo dato vita a un serio confronto politico e programmatico. L’elezione diretta del sindaco mette al centro il candidato. Noi abbiamo messo al centro il progetto e la politica e forse questo, nel generale clima di sfiducia e malessere, ci ha penalizzato. Il 13% del nostro consenso è, come emerge con chiarezza dal voto, determinante ai fini del risultato del secondo turno. A chi ha raggiunto il ballottaggio spetta il dovere di esprimersi per primo. Valuteremo i contenuti politici e programmatici della proposta”.

La frase, in realtà abbastanza chiara (avendo parlato di una, singola, proposta), inizialmente era stata intesa come di apertura a entrambi i candidati, ma Moschella ci tiene a essere preciso e puntuale. Attendeva una chiamata dallo sfidante di Reale e questo, pare, è avvenuto: “non sono un voltagabbana e la mia storia politica è così limpida che nessuno può pensarla diversamente – ammette -. Sì, ci siamo sentiti e stiamo lavorando a un accordo con Italia“.


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