Siracusa, non è ancora detta l’ultima parola per il porto Spero: “adesso la Conferenza dei servizi”

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La Spero adesso attende il passaggio all'esame del progetto definitivo elaborato dalla società, secondo le indicazioni fornite dalla stessa Soprintendenza e dagli altri Enti intervenuti nelle quattro conferenze dei servizi

Non è ancora detta l’ultima parola per il porto Spero: il Tar ha respinto il ricorso della società che avrebbe voluto realizzare il porto turistico all’interno del Porto grande, ma il presidente della Spero Srl Vittorio Pianese è ancora fiducioso. Se non di più. E nella sede di Confindustria Siracusa durante la conferenza stampa di oggi ha illustrato il punto di vista della società titolare del progetto Marina di Siracusa e i relativi programmi a seguito proprio della recente sentenza del Tar sul Piano Paesaggistico.

Premesso che il Tar ha bocciato tutti i ricorsi presentati per rendere nullo il Piano Paesaggistico (pubblicato successivamente, l’8 febbraio 2012), con questa sentenza, come prima il Cga nella sentenza del 2018, invita la società a riproporre il progetto bocciato dalla Soprintendenza nell’autunno del 2011, quando durante la conferenza dei servizi indetta per l’esame del progetto definitivo, la Soprintendenza rappresentata dai funzionari Alessandra Trigilia, Aldo Spataro e Rosa Lantieri posero condizioni e prescrizioni che resero irrealizzabile il progetto.

Tutto si ferma e la Spero si rivolge al Tar che sentenzia l’impossibilità per la società a realizzare il Marina a causa dell’entrata in vigore del Piano Paesaggistico con il livello di tutela 3 nell’area interessata al progetto. La società si appella al Cga che riforma il giudicato del Tar: “la Soprintendenza dovrà nuovamente esprimersi sul progetto definitivo (a suo tempo presentato), dando motivato conto delle ragioni giustificative delle singole divergenze (sotto qualsiasi aspetto) che essa riterrà di confermare, rispetto alle posizioni anteriormente assunte sugli elementi tecnici dell’iniziativa che dal privato fossero già stati stesi in occasione del precedente livello di progettazione”. La società chiede al Comune di convocare la conferenza dei servizi a gennaio 2018  – trascorsi i mesi – diffida Comune e Soprintendenza a convocarla fino a rivolgersi al Cga per ottenere l’ottemperanza della richiesta.

L’obiettivo di Spero, ha evidenziato Pianese, è quello rappresentato nell’ultima pagina della sentenza che recita: “solo dopo la concreta verifica di coerenza con il piano del progetto sussisterà l’interesse a proporre censure avverso le parti del piano eventualmente preclusive della realizzazione del progetto“.

Per cui la Spero adesso attende il passaggio all’esame del progetto definitivo elaborato dalla società, secondo le indicazioni fornite dalla stessa Soprintendenza e dagli altri Enti intervenuti nelle quattro conferenze dei servizi. “Il comportamento illegittimo della Soprintendenza – aggiunge – è venuto prima della emanazione del Piano Paesaggistico, ecco perché i giudici non mettono in discussione il diritto della Spero al riesame del proprio progetto”.

Nel corso della Conferenza dei Servizi, che si attende, si ipotizzano due possibilità: viene dichiarata aperta e chiusa nello stesso momento, perché il Piano Paesaggistico, subentrato con il livello di tutela 3 su tutto lo specchio del Porto Grande, impedisce la costruzione di qualsiasi manufatto nel Porto. A questo punto l’impresa si rivolgerà direttamente ai funzionari della soprintendenza per chiedere il risarcimento delle spese affrontate e documentate con relative fatture per l’elaborazione del progetto preliminare prima e del definitivo poi, oppure in Conferenza si proporranno varianti al progetto definitivo, in linea con le aspettative della Spero, allora il risarcimento richiesto sarà proporzionale alla spesa affrontata.

Pianese si assume l’impegno di tenere aggiornata con tutti i mezzi a disposizione l’opinione pubblica sull’evoluzione della problematica nell’ottica della massima trasparenza e nella consapevolezza che nel corso della elaborazione del “Libro Bianco sul Turismo” a cura dell’apposito Gruppo di Lavoro del Patto di Responsabilità Sociale, è emersa con forza la necessità di sviluppare il turismo nautico quale diversificazione per attirare un turismo di alta fascia.


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